Oggi scrivo in difesa del pane. Stanca di sentire parlare di “diete low carb”, “cheto” e citazioni del tipo “Ma lo sanno tutti che il pane fa male” vorrei parlare dei vantaggi e benefici del pane a lievitazione naturale o pasta madre e del perchè si può scegliere e introdurre nella propria routine alimentare con serenità.

Pane con lievito madre vs pane con lievito di birra

Prima di tutto, specifico che sono qui a difendere il pane preparato con pasta madre, non una moda passeggera (e se anche fosse una moda, ben vengano le mode sane!) ma una scelta che ha motivazioni organolettiche ma anche nutrizionali.

Il pane preparato con lievito di birra, ossia Saccharomyces cerevisiae, tendenzialmente è più rapido da preparare e la stessa preparazione ha meno variabili, quindi più prevedibile. Perfetto per quando si vuole produrre in breve tempo senza troppi intoppi.

Il pane preparato con pasta (o lievito) madre è preparato con una comunità di lieviti e batteri, estremamente variabile da panettiere e panettiere e condizioni ambientali: non è sempre così prevedibile e i tempi sono più lunghi.

I sapori del pane preparato con lievito madre sono più complessi e aromatici di quello preparato con lievito di birra.

Coservazione: l’acidità della pasta madre agisce come conservante, quindi il pane si conserva più a lungo rispetto a quello preparato con lievito madre che diventa raffermo più in fretta.

E dulcis in fundo, la digeribilità: genericamente si dice che la digeribilità è maggiore nel pane a pasta madre rispetto a quello con lievito di birra. Vediamo più nel dettaglio che che si tratta e dei benefici.

Pane con pasta madre e acido fitico

Il pane integrale è buonissimo e grazie alle fibre molto spesso è anche considerato nutrizionalmente più valido. Le fibre dei cereali e legumi portano con sè anche l’acido fitico, un acido organico che lega i minerali e letteralmente li sequestra sottraendoli al corpo alla sua possibilità di assorbirli.

Quando si tratta di legumi l’ammollo è fondamentale per ridurre notavolmente l’acido fitico, ma per le farine integrali? La più avanzata tecnologia che l’uomo ha imparato a usare per ovviare al problema si chiama pasta madre. La pasta madre infatti contribuisce a ridurre la presenza di fitati nel pane: l’acidità della pasta madre unita al tempo prolungato di lievitazione attiva le fitasi, enzimi che degradano l’acido fitico riducendolo drasticamente.

Pane con pasta madre e glutine

I batteri lattici presenti del lievito madre hanno enzimi ad azione proteolitica, cioè in grado di degradare le proteine del glutine; il fatto che questa proteina venga smantellata in aminoacidi rende il pane più digeribile e tollerabile anche a chi di spesso non può consumarlo.

La pasta madre oltre alle proteine scinde gli oligosaccaridi (fodmap), gli stessi che possono causare problemi digestivi ha chi soffre di colon irritabile.

Pane con pasta madre e benefici per il microbioma

Il pane fermentato con pasta madre gioca un ruolo nel modulare il microbiota attraverso diversi meccanismi, come la sua attività sulle fibre producendo come prodotti di scarto delle molecole con attività prebiotica che vanno a nutrire il nostro microbioma. Inoltre sembra che anche l’ambiente acido che si crea nel pane impedisca la crescita di batteri patogeni.

In generale per questo motivo il pane con pasta madre è privo anche di Candida Albicans, perchè la comunità batterica della pasta madre ne impedisce completamente la crescita.

Pane a pasta madre e indice glicemico

La pasta madre è un instancabile lavoratrice, quindi oltre a scindere le proteine in amminoacidi in realtà trasforma gli amidi in moltecole più semplici e quindi zuccheri più facilmente assimilabili. Una parte di questi viene poi consumata dai lieviti contenuti sempre nella pasta madre, mentre in parte restano nel pane aumentando leggermente l’indice glicemico rispetto al punto di partenza (anche se l’acidità del pane contribuisce a rallentare l’assorbimento). Quindi si, il pane con pasta madre potrebbe avere un indice glicemico maggiore rispetto al pane con lievito di birra, cioè gli zuccheri possono essere assorbiti più rapidamente.

Ma ricorda sempre che l’indice glicemico è un valore che preso individualmente non ci dice molto: per rallentare l’assorbimento degli zuccheri liberi di una fetta di pane basta per es. aggiungere un filo di olio evo e dei pomodorini, oppure spalmare dell’hummus o ancora del burro di arachidi. Mangiare la tua fetta di pane con pasta madre accompagnata da ingredienti ricchi di fibre, grassi sani e proteine rallenta l’assorbimento degli zuccheri.

Non solo, se sei abituato a congelare le tue fette di pane per conservarle ed averle sempre pronte dopo una leggera tostatura in tostapane, sappi che il pane aumenta i suoi amidi resistenti, ciè quegli amidi che rallentano l’assorbimento degli zuccheri e nutrono il microbioma.

Ancora convinto che l’indice glicemico del pane con pasta madre sia un problema?

Oggi mi sono svegliata con una strana sensazione di stanchezza e di pensantezza: mi capita quando per esempio faccio una cena abbondante rispetto alle mie esigenze oppure con piatti troppo eleborati.

Ma non era questo il caso, l’unica scorpacciata che avevo fatto la sera prima era di social e web!

Dimentica tutto quello che sai riguardo il detox

Ogni volta che pensiamo al detox pensiamo a dei beveroni verdi, green poke e litri di tisane, per aiutare alleggerire magari il nostro fegato e l’intestino.

Ma oggi dobbiamo considerare qualcos’altro oltre che la disintossicazione del corpo. Infatti non siamo soggetti solo a sovraccarichi alimentari, per cui ci prendiamo una tregua da alcuni cibi: siamo anche sottoposti a sovraccarichi di tipo emotivo e psicologico per via del flusso di informazioni che riceviamo costantemente senza filtri. La guerra in Ucraina, l’Iran e il nucleare, la famiglia nel bosco, la dieta per l’estate, le “10 cose da non mangiare per perdere 5 kg”, il metodo perfetto per piegare le mutande…

E le richieste nei nostri confronti sono aumentate, è un fatto oggettivo! La società che ci ospita ci richiede di essere sempre più prestanti, sempre più veloci, sempre brillanti, sempre in modalità ON.
Ed è inevitabile che questo ci porti un’enorme pressione interna.
Così ci muoviamo annebbiati mentalmente e intorpiditi emozionalmente: confusione, stanchezza emotiva, ansia o senso di blocco, ci rendono difficile ascoltare i nostri bisogni autentici. Continuiamo a “funzionare” come ci viene richiesto, ma con una sensazione di peso interno e perdita di chiarezza.

Non si tratta solo del corpo che ha bisogno di detox

Quindi siamo sommersi da flussi di informazioni che arrivano dall’esterno e che non riusciamo sempre a controllare.
Così ci sentiamo sovraccaricati da pensieri ripetitivi oppure pressati dalle aspettative altrui (che hai ormai interiorizzato).

E questo non è un nostro mal funzionamento, anzi accomuna la maggior parte di noi, e accade quando veniamo iperstimolati a lungo, e le richieste (sia esterne che interne) nei nostri confronti aumentano, venendo meno gli spazi di silenzio.

E la soluzione non è bere il 5° caffè, acquistare integratori tonificanti oppure iniziare l’ennesima attività che finalmente ci cambierà la vita… Si perchè spesso queste sensazioni sono solo sintomi ragionevoli del corpo, perchè è arrivato il momento di “staccare la spina”.. veramente!

Quinidi c’è speranza!

L’energia stagnante si elimina. Gli schemi di pensiero negativi si abbandonano. Le routine obsolete si rinnovano.

Partiamo dai principi del detox che applichiamo al corpo e proviamo a usarli per rinnovare quegli ambiti della nostra vita che ci sembrano “intossicati”.

  • Il detox non è relegato ad un periodo che inizia e finisce, una volta l’anno o in primavera, nè è legato a “restrizioni”:
    il detox è qualcosa che facciamo poco per volta ogni giorno, prendendoci cura con il nutrimento, il riposo e seguendo i ritmi. I termini poco per volta e ogni giorno sono importanti! Poco, perchè se il “troppo” ci ha portato in questa condizione, la soluzione non è fare “troppo” in direzione opposta, sarebbe come remare controcorrente, ci costa un enorme fatica! E ogni giorno, perchè abbiamo bisogno di realizzare qualcosa che sia fattibile per noi, nel quotidiano, e se per farlo dobbiamo trasformarci in supereroi, forse non è il momento o non fa al caso nostro!
  • Dall’esterno non arriva la soluzione, semmai degli aiuti: non possiamo delegare la soluzione solo alla vacanza di turno, al terapista, nutrizionista o integratore magico, questi possono essere supporti, ma il vero lavoro lo facciamo noi, poco alla volta.
  • Siamo portati naturalmente al detox, inteso come affinare i nostri processi e accrescere le nostre potenzialità, quello che possiamo fare noi è agevolarlo, alleggerendo i nostri pesi.
  • Non è uguale per tutti: siamo tutti diversi, per questo veniamo chiamati ad ascoltarci, essere flessibili anzichè aderire a degli schemi rigidi. Quello che è servito alla tua migliore amica non è detto che funzioni per te, e se lo farà non è detto che lo farà con gli stessi risultati e tempi. Della nostra originalità fa parte questo, rispondiamo tutti in maniera diversa agli stimoli esterni, e sono tutte risposte valide. Possiamo solo essere curiosi di scoprire come funzioniamo.

Puoi pensare e vedere più chiaramente quando elimini ciò che non funziona più per te. E poi, puoi intenzionalmente riempire la tua vita con ciò che ti fa sentire veramente in armonia, felice e guarito.

Cosa posso fare per me in questo periodo?

Dal punto di vista di stile di vita vuol dire che è il momento giusto per:

  • riposare e andare a letto la sera non troppo tardi: e se ti rendi conto che per svegliarti riposato hai bisogno di 8-9 ore, anzichè chi dorme 6 ore va benissimo così. Ognuno ha i suoi tempi di recupero necessari in base alle diverse fai della vita, sesso e età, lo sapevi?
  • svegliarci presto la mattina e dedicare un pò di tempo alla meditazione, oppure a leggere qualche pagina del nostro libro preferito, andare a camminare o scrivere il proprio diario. L’importante è che si tratti di un attività che porti l’attenzione su di te e che non ti solleciti troppo (quindi scrollare i social, attività con le app sul cellulare, scorrere le foto sono attività da escludere la mattina appena svegli;
  • consumare dei cibi caldi e liquidi: zuppe e vellutate tiepide sono perfette, insieme a tisane con delle spezie, zenzero, cannella, cardamomo, chiodi di garofano che possono stimolarci, ma in maniera dolce, come richiede la stagione;
  • andare a fare la spesa come rituale, non come l’ennesima cosa da fare della nostra “To do list”: consideralo come momento in cui vai a procurarti ciò che può nutrirti, che ti può dare sostegno e cura nel modo più di sostegno per la stagione: sono fantastici i mercati per riconnetterti alla Terra anche quando sei in pieno centro città;
  • cercare supporto anche esterno per mantenere l’equilibrio attraverso i cambi di stagione (se ne vuoi parlare, prenota subito la tua consulenza con me!)
  • preparare alcuni delle ricette di stagione che trovi qui!

Stamattina Mr. Google mi ha proposto come al solito una lista di articoli e post che riteneva mi potessero interessare e tra queste c’era una ricetta di Babybel vegan. Ci ho impiegato un attimo a capire cosa fosse il Babybel ma poi mi sono ricordata la pubblicità di tanti anni fa di questi piccoli formaggini con la confezione colorata, contenuti in un sacchetto retato e il tutto mi sembrava abbastanza cool!
Attivato il ricordo, sono andata a curiosare la ricetta perchè conoscevo l’autore e lo ritengo molto in gamba.
Mi ha colpito nella descrizioni l’invito a prepararlo in maniera casalinga perchè almeno “era più proteico” dell’analogo vegan industriale (così ho scoperto anche che esiste in commercio un Babybel plant based).

L’invito mi ha spinto a correre a leggere la lista degli ingredienti della versione “casalinga” proposta che è la seguente:

tofu al naturale non pastorizzato
yogurt soia senza zucchero
proteine isolate piselli
inulina di cicoria
lievito alimentare secco
acido lattico in polvere o acido lattico liquido 
acqua
carragenina kappa
agar agar
amido di tapioca
acqua
olio cocco deodorato
sale

La lista degli ingredienti è abbastanza lunga per un sostituto di un formaggio, ma se gli ingredienti sono naturali potrebbe non essere un problema. Quello che invece mi colpisce è il tipo di ingredienti: carragenina, acido lattico, proteine isolate..

Conosci gli UPF?

Una premessa, UPF è l’acronimo di Ultra Processed Food, cioè cibo ultra processato. Un cibo è considerato ultra processato se:

  1. Subisce una trasformazione industriale intensa e la struttura fisica e chimica dell’alimento è distrutta viene distrutta (per es. cereali estrusi, legumi ristrutturati, amidi modificati..), quindi i processi possono essere idrolisi, estrusione, ricombinazione, uso di isolati proteici..
  2. Contiene ingredienti che non esistono normalmente in cucina domestica*: proteine isolate, oli raffinati deodorati, amidi modificati, aromi di sintesi, edulcoranti, coloranti..
  3. Il cibo viene progettato per essere iper-palatabile, conservabile a lungo e/o pronto all’uso: cioè spesso è costruito (non cucinato!) con un mix di grassi, zuccheri, sale e addittivi solo per migliorare il sapore o la struttura (cioè plasmarlo come ci intendiamo).

* cucina domestica è molto vago in effetti, perchè oggi le nostre cucine possono contenere moltissimi UPF, quindi meglio immaginare quella della “nonna”

Classificazione NOVA

Apro una parentesi, esiste una classificazione, NOVA, messa a punto da un gruppo di studio, che suddivide gli alimenti in base al grado di processazione degli stessi, quindi esistono 4 gruppi NOVA:

Gruppo 1: Cibi non trasformati o minimamente trasformati
 sono i cibi freschi o sottoposti a processi di semplici come refrigerazione, congelamento, essiccazione, fermentazione, la lavorazione non comporta l’aggiunta di sali, grassi o zuccheri.

Gruppo 2: Ingredienti culinari
sono alimenti utilizzati per elaborare cibi del primo gruppo, come sale marino, olii vegetali, miele utilizzati per la preparazione di pane, pasta, brodi e zuppe, insalate, bevande e dessert. In questo gruppo rientrano anche anche alcuni additivi come antiossidanti, antibatterici o stabilizzanti.

Gruppo 3: Cibi processati
sono prodotti relativamente semplici, ottenuti aggiungendo olio sale o altri condimenti del secondo gruppo agli alimenti del primo gruppo. La maggior parte di questi cibi ha due o tre ingredienti e le lavorazioni includono cottura, conservazione e fermentazione non alcolica. Il gruppo comprende verdure, frutta e legumi in scatola, frutta secca, pesce in scatola, formaggi e pane fresco.

Gruppo 4: Cibi e bevande ultra processati
sono prodotti industriali che solitamente utilizzano cinque o più ingredienti, che possono includere anche condimenti presenti in cibi lavorati come come zucchero, oli, grassi, sale, antiossidanti, stabilizzanti e conservanti. Gli alimenti ultra-lavorati però utilizzano anche altre sostanze non comunente usate per cucinare, come additivi che servono per esaltare i sapori o coprire gusti non gradevoli. Ti rimando a questo link per leggere nel dettaglio di cosa si tratta.

Gli alimenti processati (UPF) fanno male?

Gli UPF sono dannosi per la salute e ormai sono stati collegati all’aumento di numerose patologie: aumento del rischio di patologie cardio-vascolari, malattie metaboliche, effetti negativi sul microbiota intestinale, effetti sull’umore. Dovrebbe essere sufficiente come lista!

La ricetta casalinga UPF

Fatta la premessa e chiusa la parentesi se io leggessi la lista di ingredienti sopra su un prodotto preso sullo scaffale di un supermercato non sarei stupita e passerei oltre perchè si tratta chiaramente di UPF.

Ma se lo facciamo a casa?
Come lo chiameresti?

Ho provato a dare in pasto a chat GPT la ricetta con la lista di ingredienti di cui sopra interrogandolo sulla sua eventuale natura di UPF e la sintesi la trovate a seguire perchè ne ho fatto uno screenshot (mi ha anche suggerito di cambiarla!).

Lo preparerei a casa? Qui divento polemica.. e mi faccio ispirare da Pollan!

Non è una ricetta che preparerei a casa.

Non trovo il singolo ingredienti un problema, ma la somma si!
Accanto ai 3 ingredienti UPF, gli altri sono tutti ingredienti processati (NOVA 3), a parte il sale, l’acqua e il tofu.
La mania di dover ricreare a tutti i costi prodotti di origine animale in versione vegan ha fatto si che nelle corsie dei supermercati si siano riversati una valanga di prodotti UPF 100% vegetali, percepiti come validi sostituti e spesso purtroppo anche come sani (o più sani di..).

Condivido profondamente il pensiero di Michael Pollan riguardo al cibo e cucinare: cucinare va oltre la semplice preparazione del cibo, rappresenta un atto che ci definisce come esseri umani, in ogni parte del processo. La scelta della materia prima, la preparazione stessa fino all’atto di mangiarlo, tutto riesce ad avere un significato. Cucinare è trasformare gli ingredienti in qualcosa di più della loro semplice somma.

Inoltre cucinare è un atto di cura e va oltre la semplice nutrizione, oltre la somma di proteine, carboidrati, grassi e sale! Il cibo è profondamente connesso alla terra e ad essa ci riconnette.
Cucinare ci permette di entrare in contatto con le nostre radici, ci permette di connetterci, di condividere e di esprimerci.

Il resto è una somma di nutrienti … e di UPF!

Hai appena avuto una discussione a casa e ti ritrovi a finire la pasta avanzata con lo sguardo perso nel vuoto? Hai avuto una lunga giornata di lavoro e ora senti che potresti mangiare una vaschetta di gelato? Oppure non ti è accaduto nulla di straordinario, ma ti ritrovi a svuotare il frigorifero?

In effetti quando ci sentiamo stressati o sopraffatti il nostro corpo emette cortisolo, un ormone che è collegato al primordiale istinto di “flight or fight“, cioè fuga o lotta. Questa è una risposta primordiale che si vede molto bene anche negli animali.
Quando questo accade il nostro corpo si ritrova ad pensare di essere in emergenza, magari di essere davanti ad una tigre oppure a dover cacciare un bisonte (erano i problemi dei nostri antenati), di conseguenza saggiamente ritiene che sia necessario avere più energia e quindi mangiare.
Il cortisolo quindi ci avverte di questo con una certa urgenza. Un ottimo sistema di sopravvivenza per il nostro corpo.

Ma il problema stà nel fatto che oggi noi attiviamo questi sistemi costantemente: il telefono squilla e andiamo in allarme, arriva una mail di lavoro e ci insospettiamo, discutiamo a lavoro e andiamo in reazione di attacco o difesa… Insomma viviamo molto spesso durante il giorno queste modalità di lotta e fuga, anche se in modo ovattato, e qui può entrare in gioco il cibo.
Il cibo ha una duplice funzione:

  • a causa del rilascio del cortisolo il corpo ritiene di avere bisogno di maggiore energia per affrontare il pericolo (nel nostro una discussione in famiglia o la riunione in ufficio…) e questa energia ci viene fornita dal cibo, da qui la ricerca di alimenti ricchi di carboidrati, ma anche grassi o dal sapore umami.
  • a causa di questo stimolo esterno il sistema nervoso che è andato in modalità “fight or fligh””lotta o fuga”, superato il “pericolo” in qualche modo vorrebbe scaricare la tensione ricevuta per tornare in equilibrio, e molti incosciamente trovano il modo di farlo attraverso il cibo (il famoso comfort food per esempio).

A tal proposito c’è da aggiungere che il cibo non è efficace per alleviare lo stress, perchè l’effetto relax dovuto al cibo dura circa 2-3 minuti, infatti mangiando i nostri cibi preferiti produciamo endorfine, ormoni che stabilizzano l’umore e calmano, ma non si accumulano e vengono degradate in fretta, quindi dopo qualche minuto l’effetto finisce e dopo poco rischiamo di cercare la prossima barretta di cioccolato o cookie!

Il ruolo del cibo si è trasformato nel tempo: oggi è disponibile 24 su 24, è economico, facile da avere, piacevole. E’ sempre al centro dell’attenzione perchè è cool, perchè bello, goloso, pluripremiato, più dietetico, perchè subito pronto o perchè superproteico… Ha perso la sua reale funzione, quella di nutrire, diventando un sostituto del piacere, dell’amicizia, di una pausa di silenzio, della noia… Se ci pensiamo bene siamo così tanto condizionati dai migliaia di input che riceviamo a riguardo tutti i giorni che oggi quasi nessuno riesce più a orientarsi nel mondo dell’alimentazione senza una guida esperta.

Con questi presupposti, è colpa nostra se ci dirigiamo verso il cibo ogni volta che siamo stressati?
Decisamente no.

Mangiare per stress significa sfuggire alle nostre emozioni sgradite, al nostro sentire nel momento presente.
Non solo, come conseguenza, oltre al disagio di aver mangiato tanto o in maniera non adatta ai nostri reali bisogni, spesso porta a sensi di colpa e pensieri giudicanti nei nostri confronti:
“Lo hai fatto di nuovo!”
” Proprio non riesci a seguire una dieta” oppure “Hai buttato al vento i tuoi sforzi”,
“Non ce la farai mai a dimagrire!” e ancora ” Ti sei rimpinzato anche se non ne avevi voglia!”.

Per fermare questa critica continua è importante essere “curiosi” e interrompere questa interferenza indagando invece come ti senti:

“Da dove è arrivata quest’urgenza?”

“Cosa ti stressa così tanto”

“Cos’è che ti ha fatto sentire sopraffatto?”

Così da poter interrompere questo rumore di fondo e riconoscere le sensazioni sgradite in modo da non alimentarle anche la prossima volta con 3 fette di torta al cioccolato e un sacchetto di patatine!

Imparare a coltivare una relazione con il cibo non conflittuale ma amorevole è percorso che richiede tutta la nostra curiosità e il coraggio di sostenere il desiderio di ascoltarci fino in fondo per riconoscere che cosa innesca i nostri meccanismi di difesa attraverso il cibo.
Se questo argomento ti tocca da vicino ti aspettiamo dal 20 al 23 luglio per il seminario residenziale “Fai pace con il cibo” per riportare uno spazio di equilibrio interiore nella relazione con il cibo e fornire tutti gli strumenti per mantenerlo, sia sul piano emotivo che sul piano strettamente alimentare.


SCROLL DOWN FOR THE ENGLISH VERSION

Sempre più spesso ascolto persone che vengono dicendomi:

“Mangerei l’avocado, ma chissà quante calorie..”

“I datteri mi piacciono ma sono una bomba calorica!”

“Le noci lo so che fanno bene ma hanno troppe calorie purtroppo, quante ne posso mangiare?”

Sicuramente uno dei modi universalmente conosciuto per definire il cibo e quantizzarlo sono le calorie. Ma che cos’è una caloria? La caloria non è altro che un UNITA’ di MISURA usata in fisica (nella termodinamica per essere precisi) così definita: “La quantità di calore necessaria a portare 1 g di acqua distillata dalla temperatura di 14,4°C a 15,5°C alla normale pressione atmosferica”. Visto che il corpo risponde anche alle leggi della termodinamica allora si decise di usarla anche in campo medico e quindi per l’alimentazione: partendo dal glucosio, da lì in poi si cominciò a misura l’energia prodotta anche da qualsiasi alimento. Questo metodo venne sviluppato nel 1880… tanto rispetto per il lavoro che venne fatto all’epoca, ma da allora abbiamo capito molte cose sul nostro corpo, prima fra tutte che non può essere paragonato nel suo funzionamento ad un dispositivo di metallo con serpentine, termometro e simili…

Il calorimetro è un sistema che si occupa della fisica dell’alimento. Il cibo invece interferisce sul nostro corpo a livello metabolico coinvolgendo la fisica, la chimica e la biochimica. Inoltre sappiamo che il cibo ci suscita emozioni e quindi ci condiziona a livello psicologico. La medicina orientale invece ci insegna che il cibo ci condiziona dal punto di vista energetico.

Insomma, le calorie sono solo una delle tante sfaccettature le cibo, e sicuramente non la più importante.

Perchè le calorie sono così usate?

Le calorie sono nate da una visione molto semplificata del corpo: l’organismo ha bisogno di energia per funzionare, di conseguenza se gliela diamo lui funziona! Fine della storia! Si chiama visione meccanicistica. Considerato il complesso e sofisticato organismo che è l’essere umano, si poteva considerare un gran sollievo aver trovato il modo per dare delle indicazioni assolute, con risultati sempre uguali e che potevano essere standarizzate e applicate a tutti così facilmente. Un metodo infallibile con cui si poteva asserire di poter controllare e determinare alcuni effetti che gli alimenti avevano su di noi.

Quando nel 1880 cominciò ad essere applicato poteva essere un grosso passo avanti ma oggi (140 anni dopo) possiamo asserire con certezza che è un metodo solo parziale , che ha fatto e continua a fare dei danni se usato in maniera così arbistraria e disconnessa dal contesto. Ma soprattutto sappiamo che il nostro metabolismo non risponde solo alle calorie di un cibo, tutt’altro!

Perchè pensare solo in termini di calorie è inutile?

Per avere le stesse calorie di merendina (per es. quelle che mangi quando non ci vedi più dalla fame) mediamente devi mangiare 25-30 di mandorle, oppure di una bowl di insalata mista, con noci e condita con olio evo, o ancora una fetta di pane integrale (magari da 40 g circa) con 1/2 cucchiaio di burro di arachidi e qualche fragola…

Le calorie sono più o meno uguali ma il valore qualitativo e l’influenza che avrà sul nostro corpo sarà completamente diverso.

Da una parte abbiamo un prodotto raffinato, processato, ricco di grassi e zuccheri, senza vitamine, minerali, fibre, fitonutrienti. Dall’altra abbiamo un cibo semplice, dagli ingredienti riconoscibili e tracciabili, con fibre, minerali e secondo la tipologia scelta grassi piuttosto che proteine, zuccheri della frutta, vitamine, minerali..

E quindi?

Il nostro organismo non è un cilindro di metallo che brucia cibo ma un sistema complesso fatto di organi, tessuti, cellule, enzimi, ormoni, batteri, virus, sistema nervoso e mille altre realtà interconnesse fra di loro e interagisco. Un complesso influenzabile non solo da ciò che entra (sottoforma di cibo, acqua, aria..) ma anche da ciò che lo circonda: ambiente, persone, stagioni, luce, condizioni climatiche…

L’alimentazione deve essere basata più sul concetto di nutrizione e quindi di nutrienti che devono arrivare al nostro corpo attraverso il cibo. Ma è anche innegabile che il cibo oggi trasmette e fa da tramite le emozioni e ha un effetto sulla nostra psiche e sui nostri pensieri.
La macrobiotica invece ci insegna che il cibo ha un effetto in termini di energia vitale e la sua natura ha un impatto sul nostro sistema energetico e psicosomatico.

Bisogna avere tanto amore, curiosità e pazienza quando si sceglie un cibo, lo si prepara e lo si mangia perchè andrà ad interagire con un meraviglioso contenitore della vita e non con un calorimetro.

Se ti ritrovi spesso alla disperata ricerca di una dieta che “funzioni” anche per te, che dia al tuo corpo la forma desiderata, oppure davanti alla sensazione di non poter star bene senza pensare a cosa mangiare subito dopo e senti che la tua relazione con il cibo non è in equilibrio dal 3 al 5 Ottobre 2025 si terrà il workshop residenziale “Fai pace con il cibo“. Si tratta di un seminario per ritrovare uno spazio interiore di equilibrio, tra il sano e il buono, tra il “mi fa bene” e il “non posso resistere”, tra il contare le calorie in modo maniacale e ingurgitare riempendosi di cibo e sensi di colpa. Un lavoro di tipo psicoemotivo integrato dalla comprensione dei meccanismi fisiologici ed energetici dell’alimentazione in modo da avere gli strumenti per ricominciare a nutrirti con amore.


More and more often I hear people who come and tell me:

“I would eat avocado, but who knows how many calories..”

“I like dates but they are a calorie bomb!”

“I know walnuts are good for you but unfortunately they have too many calories, how many can I eat?”

Certainly one of the universally known ways to define food and quantify it are calories. But what is a calorie? The calorie is nothing more than a UNIT of MEASURE used in physics (in thermodynamics to be precise) defined as follows: “The amount of heat necessary to bring 1 g of distilled water from the temperature of 14.4°C to 15.5° C at normal atmospheric pressure”. Since the body also responds to the laws of thermodynamics, it was decided to use it also in the medical field and therefore for food: starting from glucose, from then on the energy produced by any food began to be measured. This method was developed in 1880… much respect for the work that was done at the time, but since then we have understood many things about our body, first of all that it cannot be compared in its functioning to a metal device with coils , thermometer…

The calorimeter is a system that deals with the physics of food. Food, on the other hand, interferes with our body on a metabolic level involving physics, chemistry and biochemistry. We also know that food arouses emotions in us and therefore conditions us on a psychological level. Oriental medicine, on the other hand, teaches us that food affects us from an energy point of view.

In short, calories are just one of the many facets of food, and certainly not the most important.

Why are calories so used?

Calories were born from a very simplified view of the body: the body needs energy to function, consequently if we give it to it it works! End of the story! It’s called mechanistic vision. Considering the complex and sophisticated organism that is the human being, it could be considered a great relief to have found the way to give absolute indications, with always the same results and which could be standardized and applied to everyone so easily. An infallible method by which one could claim to be able to control and determine some effects that food had on us.

When it began to be applied in 1880 it could have been a big step forward but today (140 years later) we can say with certainty that it is only a partial method, which has done and continues to do damage if used in such an arbitrary and disconnected way from the context . But above all we know that our metabolism doesn’t just respond to the calories of a food, far from it!

Why is thinking only in terms of calories useless?

To have the same calories as a snack on average you have to eat 25-30 of almonds, or a bowl of mixed salad, with walnuts and dressed with extra virgin olive oil, or even a slice of wholemeal bread (perhaps about 40 g) with 1/2 tablespoon of peanut butter and a few strawberries…

The calories are more or less the same but the qualitative value and the influence it will have on our body will be completely different. On the one hand we have a refined, processed product, rich in fats and sugars, without vitamins, minerals, fibers or phytonutrients. On the other hand, we have simple food, with recognizable and traceable ingredients, with fibres, minerals and, depending on the type chosen, fats rather than proteins, fruit sugars, vitamins, minerals..

So what?

Our body is not a metal cylinder that burns food but a complex system made up of organs, tissues, cells, enzymes, hormones, bacteria, viruses, the nervous system and a thousand other interconnected and interacting realities. A complex that can be influenced not only by what enters it (in the form of food, water, air…) but also by what surrounds it: environment, people, seasons, light, climatic conditions…

Nutrition must be based more on the concept of nutrition and therefore of nutrients that must reach our body through food. But it is also undeniable that food today transmits and acts through emotions and has an effect on our psyche and our thoughts.
Macrobiotics, on the other hand, teaches us that food has an effect in terms of vital energy and its nature has an impact on our energy and psychosomatic system.

You need to have a lot of love, curiosity and patience when choosing a food, preparing it and eating it because it will interact with a wonderful container of life and not with a calorimeter.

If you often find yourself desperately looking for a diet that “works” for you too, that gives your body the desired shape, or faced with the feeling of not being able to feel good without thinking about what to eat immediately afterwards and you feel that your relationship with food is not in balance from 20 to 23 July the residential workshop “Make peace with food” will be held. It is a seminar to rediscover an inner space of balance, between the healthy and the good, between the “it’s good for me” and the “I can’t resist”, between counting calories obsessively and gulping down filling up with food and senses of guilt. A psycho-emotional work integrated by an understanding of the physiological and energetic mechanisms of nutrition in order to have the tools to start feeding yourself again with love.

Ultimamente i carboidrati vengono messi al bando in molti stili alimentare e diete, ma le motivazioni non sono sempre tra le più valide. Sempre più spesso mi sento rivolgere la domanda “Ma allora i carboidrati fanno male?” oppure accompagnati dal senso di colpa, sento sospironi e frasi del tipo “Eh… oggi ho mangiato troppi carboidrati!”

Facciamo un pò di chiarezza.

COSA SONO I CARBOIDATI?

I carboidrati sono uno dei 3 macronutrienti essenziali che estraiamo dal cibo mangiando (gli altri due sono proteine e grassi). La definizione essenziale accanto a carboidrati dovrebbe già farci riflettere.

I carboidrati funzionano come forma di energia primaria per il nostro organismo, in particolare per il cervello. I carboidrati sono in effetti la fonte di energia preferita perchè pulita e di più rapida trasformazione rispetto ai grassi e proteine. Il nostro organismo estrae gli amidi e gli zuccheri dai carboidrati per trasformarli in glucosio che può essere assorbito dalle cellule per le loro attività.

Noi distinguiamo i carboidrati in amidi, zuccheri e fibre. Nello specifico gli amidi e le fibre sono carboidrati complessi, mentre gli zuccheri sono carboidrati semplici.
Per saperne di più su fibre, amidi e zuccheri semplici vi rimando ad un mio precedente post. Invece oggi parliamo dei carboidrati senza mistificazioni.

TUTTI I CARBOIDRATI FANNO MALE?

Tutti i cani mordono?
Pensare che tutti i carboidrati facciano male è come pensare che ogni cagnolino ti possa mordere! Bisogna distinguere e c’è da tenere in considerazione due cose: la differenza tra carboidrati semplici e complessi, e quella tra carboidrati provenienti da alimenti vegetali integrali o raffinati e/o processati.

I carboidrati semplici sono costituiti da molecole di zucchero non concatenate, lunghe una o due unità (mono o disaccaridi). Gli alimenti con zuccheri aggiunti (e questo include anche i dolcificanti naturali) forniscono energia favorendo un rapido aumento dei livelli di glucosio nel sangue. Spesso, questi alimenti contengono poche fibre.

I carboidrati complessi sono costituiti da fibre, che non si convertono affatto in carburante, e amidi, che tendono a decomporsi più lentamente, riducendo i picchi di zucchero e fornendo una forma di energia più duratura e stabile. Questo li rende, in generale, la scelta più sana. Questi polisaccaridi si trovano negli alimenti vegetali integrali, in particolare nei cereali integrali, nei legumi e nelle verdure.
Icarboidrati semplici sono più frequentemente presenti nei dolci, prodotti da forno raffinati e prodotti raffinati e altamente processati.

Quindi si potrebbe pensare che gli zuccheri semplici sono cattivi e quelli complessi buoni… ma non è sempre così.
Gli zuccheri della frutta sono semplici (contiene molto fruttosio) ma allo stesso tempo la frutta contiene vitamina, minerali, fitonutrienti e fibre di cui il corpo non deve. Ci sono vegetali che contengono sia carboidrati semplici che complessi (zucca, patata dolce, carota..) e sono ricchissimi in nutrienti per l’organismo.

E un cibo che contiene amido, anche se è un carboidrato complesso, non è più sano. Pane, biscotti, cracker a livello industriale sono per lo più prodotti con amido e farine raffinate, che non contengono zuccheri semplici come la frutta ma non sono sane come la frutta! Infatti le farine raffinate e vengono bruciati molto rapidamente dal corpo creando un picco glicemico.

In sintesi i carboidrati dovrebbero assomigliare il più possibile alla loro forma integrale, perchè la “raffinazione” ha eliminato delle parti fondamentali per la gestione dei carboidrati da parte del corpo.

TUTTI I CARBOIDRATI FANNO INGRASSARE?

Con questa nuova prospettiva possiamo dire che tendenzialmente i carboidrati raffinati possono far ingrassare ma non vale la stessa cosa per i carboidrati provenienti dai cibi integrali, dove l’insieme di fibre e nutrienti presenti interviene in molteplici modi sul metabolismo dell’individuo (aumentare il senso di sazietà, bassa densità calorica, migliorato il metabolismo, aumentato senso di benessere..).

Quindi i carboidrati provenienti da alimenti vegetali integrali solitamente non fanno prendere peso all’individuo ma lo fanno perdere.

Gli zuccheri semplici favoriscono l’acquisizione di peso, così come i cibi ultraprocessati che di solito sono una combinazione di dolcezza, sapidità e grasso costruito appositamente per creare un piacere immediato che ci faccia andare avanti a mangiare anche quando siamo già pienei (“non riesco a fermarmi!”.

N.B. I cibi ricchi in nutrienti tendono a lasciare appagato il nostro organismo per molto più tempo senza continuare la ricerca spasmodica di qualcosa da sgranocchiare.

L’INDICE GLICEMICO E’ IL MIGLIOR MODO PER VALUTARE I CARBOIDRATI?

L’indice glicemico (GI) è spesso associato al controllo del diabete, ma viene anche utilizzato nella gestione di altre patologie come malattie cardiache, obesità e infiammatorie.

L’indice glicemico funziona assegnando un numero a un determinato alimento su una scala da 0 a 100, in base a quanto è stato dimostrato che quel cibo aumenta la glicia nel sangue dopo averlo mangiato. Se il cibo non ha alcun effetto sulla glicemia è 0. E se stai mangiando glucosio puro, l’indice glicemico è 100.

I carboidrati associati ad alto indice glicemico (più di 55) vengono digeriti, assorbiti e metabolizzati più velocemente, causando una risposta rapida nella glicemia e nella secrezione di insulina per riassorbire il glucosio rapidamente, mentre i carboidrati a basso indice glicemico hanno un impatto minimo sulla glicemia.

La teoria fa i conti con la pratica:

  1. raramente noi mangiamo un solo cibo per volta a stomaco vuoto (non mangiamo di solito solo pane a pranzo, oppure solo 1 banana a colazione..) quindi nel momento in cui combiniamo più cibi insieme la velocità di assorbimento del glucosio nel sangue varia ulteriormente.
  2. non tutti i cibi ad alto indice glicemico sono nocivi per la salute e non tutti i cibi a basso indice glicemico sono sani! La mortadella ha un indice glicemico bassissimo, ciò non implica che sia sana (anzi l’eccesso di grassi saturi può portare a condizioni pre-diabetiche)

LE DIETE LOW CARB SONO TUTTE SANE?

Premessa: le diete dimagranti sono diete a termine, cioè nasono per essere fatte per un breve periodo per raggiungere il proprio obiettivo, perdere peso, e poi si dovrebbe rientrare nell’ambito di una dieta equilibrata. Le diete low carb sono diventate fashion come diete dimagranti a partire dagli anni 70 e ad oggi continuano a ricevere un vasto consenso perchè consentono di bruciare i grassi anzichè i carboidrati.

Il problema fondamentale di queste diete è che non discriminano quindi fra i vari tipi di carboidrati, ma li eliminano tutti, anche quelli che sono ricchissimi dal punto di vista nutrizionale come la quinoa, il grano saraceno, l’amaranto, i fagioli, ceci, lenticchie.. Ma anche zucca, patate dolci sono bannate! Insomma vengono sconsigliati cibi che sono ricchi in fitonutrienti, fibre, vitamine e minerali.
Molte ricerche indicano le diete low carb utili a perdere peso nel breve tempo ma le sconsiglia come diete di lunga durata. Vengono inoltre sconsigliate quindi per il mantenimento del peso perso e nel caso di diete associate al diabete.

Sicuramente le diete low-carb hanno avuto il pregio di mantenere chi le seguiva lontano dai prodotti ricchi di zucchero e processati, e questo è sicuramente un bene, ma si può raggiungere questo beneficio senza buttare via anche il buono che c’è, anzi utilizzando anche i carboidrati complessi integrali uniti a grassi e proteine sane.. E alcune ricette vi potranno anche essere di aiuto!

Per mettere in pratica in cucina ti aspetto ad uno dei miei corsi, dove trattiamo questo e altri argomenti (oltre a cucinare). Presto i nuovi corsi in calendario

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Quando leggiamo “amido” ci rendiamo conto che non sempre lo guardiamo di buon occhio, soprattutto perchè lo ritroviamo in molti prodotti di uso quotidiano (crackers, grissini, pane, biscotti, ecc.). Spesso abbiamo ragione ma bisogna distinguere perchè non tutti gli amidi sono uguali e alcuni sono benefici per la salute.

Quando pensiamo agli amidi ci vengono in mente cibi altamente processati, ma sono ricchi in amidi anche cibi integrali, non lavorati, come il riso, il mais, le patate, il frumento, i legumi.. La maggior parte delle diete tradizionali sono basate sugli amidi!

Sia dei biscotti al cioccolato che il riso integrale contengono amidi, ma il tipo di amidi contenuti non è lo stesso, e questo fa la differenza. Alcuni amidi addirittura sono tra i cibi più sani che possiamo trovare, per esempio per il nostro microbiota intestinale.

COSA SONO GLI AMIDI?

Noi distinguiamo i carboidrati in amidi, zuccheri e fibre. Nello specifico gli amidi e le fibre sono carboidrati complessi, mentre gli zuccheri sono carboidrati semplici. Gli amidi sono prodotti dalle piante, come sistema di conservazione dell’energia, e sono fonte di energia per gli animali che se ne nutrono. Le piante che di solito contengono più amidi sono quelle che devono crescere con meno luce solare o nel sottosuolo, in quel caso convertono l’energia in amido per poterla usare nel tempo. Le piante che vivono soprattutto in ambienti caldi e luminosi non hanno bisogno di conservare tutta l’energia in amidi perchè hanno una maggiore disponibilità.

Gli amidi sono costituiti fondamentalmente da due molecole, amilosio e amilopectina. In base a questa composizione può essere ridotto in glucosio più o meno rapidamente. In base a queste caratteristiche distinguiamo 3 tipi di amidi: amidi a lento assorbimento, amidi a rapido assorbimento e amido-resistente.

AMIDI A RAPIDO ASSORBIMENTO

L’amilopectina è la componenete dell’amido che viene digerita più in fretta: questo significa che viene scissa in glucosio che passa nel sangue e crea un aumento della glicemia immediato con un’altrettanto rapida caduta (ipoglicemia). Queste rapide oscillazioni creano degli stress ossidativi nel corpo che possono danneggiare le cellule e sono causa di infiammazione: tutto ciò può portare a malattie croniche derivanti da indici glicemici alti e aumento di peso. I cibi ricchi in amido a rapido assorbimento hanno anche la controindicazione che tendono a formare ad alte temperature una maggiore quantità di acrilamide che è carcinogena. Un esempio sono le patatine fritte (sob!) e alcuni prodotti altamente processati derivanti da cereali.
Questo tipo di amidi sono utili però per chi le performance atletiche. Gli atleti hanno bisogno di far lavorare la muscolatura bene durante le gare o le esercitazioni e il picco glicemico creato dagli amidi a rapido assorbimento fa si che ci sia glucosio immediatamente disponibile per la muscolatura.

AMIDI A LENTO ASSORBIMENTO

Il 20-30% degli amidi nelle piante è dato dall’amilosio, un amido a lenta assimilazione. Questo tipo di amido non crea dei picchi glicemici, ma al contrario fa innalzare la glicemia molto lentamente ed altrettanto lentamente nel tempo la fa abbassare. Questi amidi contribuiscono a mantenere stabile la glicemia e a limitare lo sviluppo di malattie metaboliche (come l’obesità, il diabete..).
I cibi che contengono questo tipo di amido tendono a far aumentare il colesterolo HDL (quello buono) rispetto a quello LDL (il cosiddetto cattivo).

I cibi che contengono soprattutto amidi a lento assorbimento sono i legumi, i semi, le noci.

AMIDO RESISTENTE

Amido resistente è un tipo di amido che non viene digerito, ma viene scomposto solo dai nostri batteri del colon, quindi una fibra fermentabile. Quando i nostri batteri la rompono, da essi producono una serie di acidi grassi. I vantaggi nell’assumere i cibi che contengono amido resistente sono moltissimi.

  • Gli amido resistenti rinforzano i nostri batteri intestinali: rinforzare i nostri batteri intestinali buoni vuol dire creare una barriera più forte verso i batteri nocivi
  • I cibi che contengono amido resistente tendono ad aumentare la nostra sensibilità all’insulina
  • Diminuiscono il rischio di incrementare il colesterolo LDL
  • Favoriscono la produzione da parte dei batteri di acidi grassi a catena corta che svolgono una funzione anti-infiammatoria

I cibi che contengono la maggior quantità di amido resistente sono i cereali integrali, i legumi, le patate e le banane verdi.

CONSIGLI IN CUCINA

In base al tipo di cottura gli amidi possono cambiare forma ed essere più o meno rapidamente assimilabili.

Gli amidi resistenti in generale tendono a cambiare struttura con le cotture troppo lunghe o troppo calore, ma possono riabbassando al temperatura possono tornare disponibili. E’ l’esempio della pasta e delle patate: le patate calde o la pasta hanno un indice glicemico più elevato rispetto alle stesse patate e pasta raffreddate (per es. l’insalata di pasta o di patate), o nel caso degli avanzi. Sembra che la pasta fredda riscaldata non ritorni ad avere lo stesso indice glicemico della pasta appena cotta. Riciclare e usare il cibo avanzato sembra che proprio che fosse un attitudine saggia da tutti i punti di vista!

Aggiungere frutti di bosco (mirtilli, lamponi, more, fragole..) ai propri pasti potrebbe funzionare come un inibitore della scissione dell’amido, lasciando così più amidi disponibili per i nostri batteri.

In generale l’uso di cereali integrali, legumi, semi e noci nella nostra alimentazione garantirà sempre la presenza di amidi utili al nostro intestino.

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When we read the word “starch” we realize that we don’t always look kindly on it, especially when we find it in many everyday products (crackers, bread sticks, bread, etc.). We are often right, but a distinction must be made because not all starches are the same and some are beneficial to health.

When we think of starches, highly processed foods come to mind, but whole, unprocessed foods are also rich in starches, such as rice, corn, potatoes, wheat, legumes. Most traditional diets are based on starches!

Both chocolate chip cookies and brown rice contain starches, but the type of starch they contain is not the same, and that makes a difference. Some starches are even among the healthiest foods we can find, for example for our gut microbiota.

WHAT ARE STARCHES?

We distinguish carbohydrates into starches, sugars and fibers. Specifically, starches and fibers are complex carbohydrates, while sugars are simple carbohydrates. Starches are produced by plants, as an energy conservation system, and are a source of energy for the animals that eat them. The plants that usually contain more starch are those that need to grow with less sunlight or underground, in which case they convert the energy into starch to be able to use it over time. Plants that live mainly in warm and bright environments do not need to store all the energy in starches because they have a greater availability.
Starches are basically made up of two molecules, amylose and amylopectin. Based on this composition it can be reduced to glucose more or less rapidly. Based on these characteristics we distinguish 3 types of starches: slow digestible starches, rapid digestible starches and starch-resistant

RAPID DIGESTIBLE STARCH

Amylopectin is the component of starch that is digested more quickly: this means that it is broken down into glucose that passes into the blood and creates an immediate increase in blood sugar with an equally rapid fall (hypoglycemia).
These rapid fluctuations create oxidative stresses in the body that can damage cells and cause inflammation – all of which can lead to chronic diseases resulting from high glycemic indices and weight gain. Foods rich in rapidly absorbed starch also have the drawback that they tend to form a greater amount of acrylamide which is carcinogenic at high temperatures. Examples are french fries (sob!) and some highly processed grain products.
This type of starches are useful however for those with athletic performance. Athletes need to work their muscles well during competitions or exercises, and the glycemic spike created by the rapidly absorbed starches means that there is glucose immediately available for the muscles.

SLOW DIGESTIBLE STARCH

20-30% of starches in plants are given by amylose, a slowly assimilated starch. This type of starch does not create glycemic peaks, but on the contrary it causes the blood sugar to rise very slowly and just as slowly it lowers over time. These starches help keep blood sugar stable and limit the development of metabolic diseases (such as obesity, diabetes …). Foods containing this type of starch tend to raise HDL (good) cholesterol compared to LDL (the so-called bad).

Foods that mainly contain slow-absorbing starches are legumes, seeds, nuts.

RESISTENT STARCH

Resistant starch is a type of starch that is not digested but is only broken down by our colon bacteria, hence a fermentable fiber. When our bacteria break it down, they produce a series of fatty acids. The benefits of eating foods that contain resistant starch are many.
– Resistant starch strengthens our gut bacteria: strengthening our good gut bacteria means creating a stronger barrier to harmful bacteria
– Foods that contain resistant starch tend to increase our insulin sensitivity
– They decrease the risk of raising LDL cholesterol
– Promote the production by bacteria of short-chain fatty acids that perform an anti-inflammatory function.

Foods that contain the greatest amount of resistant starch are whole grains, legumes, potatoes and green bananas.

COOKING TIPS

Depending on the type of cooking, starches can change shape and be more or less quickly assimilated.

Resistant starches in general tend to change their structure with cooking that is too long or too hot, but can be made available again by lowering the temperature. This is the example of pasta and potatoes: hot potatoes or pasta have a higher glycemic index than the same cooled potatoes and pasta (eg pasta or potato salad), or in the case of leftovers. It seems that reheated cold pasta does not return to having the same glycemic index as freshly cooked pasta. Recycling and using leftover food seems like it was a wise attitude from all points of view!
Adding berries (blueberries, raspberries, blackberries, strawberries …) to your meals could work as a starch breakdown inhibitor, thus leaving more starches available for our bacteria.
In general, the use of whole grains, legumes, seeds and nuts in our diet will always guarantee the presence of starches useful for our intestine.

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L’estate è la stagione che preferisco per preparare ogni tanto qualche succo con l’estrattore.
Ci sono molti pro e contro sull’uso degli estratti nella propria alimentazione perchè di fatto è un modo “parziale” di consumare frutta e verdura. Infatti il succo ottenuto con un estrattore è fondamentalmente un concentrato di acqua, minerali, vitamine e fitonutrienti presenti in frutta e verdura, eliminando invece le fibre.

PRO & CONTRO

I succhi ottenuti attraverso un estrattore sono un concentrato di nutrienti, aumentando in alcuni casi la quantità e biodisponibilità dei nutrienti. Questo può essere importante specie nei casi in cui non si abbia l’abitudine di consumare porzioni di frutta e verdura con regolarità, o semplicemente in un perido molto intenso e stressante in cui c’è bisogno un extra. Inoltre per persone con problemi di assorbimento potrebbe essere un aiuto. I succhi inoltre danno una rapida dose di energia poichi i zuccheri presenti negli ortaggi non sono rallentati nell’assorbimento dalle fibre (che sono assenti) e questo è un ottimo modo per gli sportivi di avere dell’energia immediatamente pronta all’uso senza “rallentamenti” dovuti alla digestione.

C’è l’altro lato della medaglia. Infatti proprio perchè ricco di zuccheri “liberi” questo può favorire un picco glicemico se invece non siete pronti ad andare a correre o fare work-out dopo aver bevuto il vostro estratto. Inoltre non saziano come se aveste mangiato tutti gli ingredienti interi, perchè mancando la fibra per saziarsi bisogna usarne molto di più (con conseguente aumento di zuccheri). Inoltre eliminiamo la fibra che comunque ha una parte estremamente importante per la nostra alimentazione.

Quindi succhi freschi appena estratti, si o no?

Personalmente li uso sfruttando le loro caratteristiche a mio favore, quando serve, quindi:

  • li preferisco in Estate (o comunque quando fa caldo) per sfruttare il loro potere rinfrescante. E’ molto raro che li usi invece in Inverno.
  • li uso con maggiore tranquillità prima di andare a fare sport, durante camminate in montagna, prima di andare a nuotare, ecc. Questo mi garantisce di sfruttare gli zuccheri liberi presenti senza causare dei picchi glicemici che il corpo mal gestisce
  • li uso come rinforzo vitaminico se ho avuto per qualche giorno pasti non equilibrati con poca frutta e verdura fresca. Per esempio se mi capita di mangiare fuori per più giorni consecutivi oppure in viaggio e non aver avuto modo di avere pasti equilibrati. L’ideale in questi casi sarebbe consumarli ai pasti.

In conclusione, un estratto non è neè buono nè cattivo, sta a noi farne un buon uso adatto alle nostre personali esigenza senza aderire ai trend del momento. Le diete sono sempre strettamente personali e devo essere aderenti alle proprie esigenze.

Come preparare un succo: trucchi e consigli

TEMPERATURA – Soprattutto in Estate ti consiglio di preparare il tuo succo con la frutta e verdura appena tirata fuori dal frigorifero, infatti la bassa temperatura impedisce ulteriormente i processi di ossidazione. Non devi naturalmente berlo gelato, considera che tra lavare la verdura, tagliarla e estrarre il succo, soprattutto in estate, si scalderà un pò, quindi avrai alla fine il succo alla temperatura che gradisci (oppure aggiungerai un pochino di acqua a temperatura ambiente se ancora non lo fosse).

STAGIONALITA’ – Usare verdura di stagione è importantissimo: hai la garanzia di avere delle verdure con il loro massimo di nutrienti poichè raccolti da poco e al giusto punto di maturazione..e soprattutto adatte al periodo!

+ VERDURA – FRUTTA = TOP – So bene che pensando ai succhi ci vengono in mente succo di pera, mela e lamponi oppure frutti di bosco, o in estate melone e albicocca… Sono tutti buonissimi, ma consumare abitualmente succhi solo a base di frutta può essere sul lungo termine non solo inutile per il corpo ma addirittura nocivo. Quando realizzate i vostri succhi date smpre la precedenza alla verdura e usate la frutta per rendere il tutto più gradevole non per dolcificare come se si trattasse di un dessert da bere! Di solito quando metto insieme la mia verdura per il succo, inserisco nell’estrattore prima gli ortaggi e infine la frutta che mi serve ad aggiustare il sapore in alcuni casi: in questo modo mano a mano che aggiungo la frutta (per esempio pezzi di mela) posso assaggiare come sta venendo ed eventualmente fermarmi per tempo per non esagerare. Ricordati che un succo sano non dovrebbe essere molto dolce, sicuramente ma gradevole.

COLORI E AROMI – Per me è molto divertente osservare il colore dei succhi che ottengo (in realtà lo decido prima), perchè mi da un indicazione di quello che andrà a fare per me!
ESTRATTO VERDE: ha una componente predominante a base di clorofilla, quindi una grande funzione detossificante soprattutto per il fegato (foglie verdi, cetriolo, sedano, carota, mela) .

ESTRATTO VIOLA-PORPORA: un grande antiossidante grazie alla predominanza di flavonoidi, un booster di energia (per esempio barbabietola, cetriolo, mela, limone, zenzero

ESTRATTO GIALLO/ARANCIO: solitamente ricco in vitamina C ma anche ottimo per l’estate e la nostra pelle grazie ai caretenoidi presenti (per esempio finocchio, carota, melone, limone, curcuma)

A seguire la mia ricetta di uno succo estivo dal gusto fresco e vivace, grazie al limone e allo zenzero, e delicatamente dolce. Magari potrebbe bastare solo una mela per qualcuno, per qualcun’altro un pò di più, il test dell’assaggio è sempre infallibile.

Ingredienti

1 mela (1+1/2 se si preferisci una maggiore dolcezza)

1 cetriolo

2 carote piccole

12-15 foglie di bietoline

1/2 limone bio

pezzettino di zenzero

Procedimento

Lava tutte le verdure molto bene, se sono biologiche non sarà necessario sbucciarle. Taglia tutto a pezzi ed estrai tutto con il tuo estrattore.

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There are many pros and cons to using extracts in your diet because in fact it is a “partial” way of consuming fruit and vegetables. In fact, the juice obtained with an extractor is basically a concentrate of water, minerals, vitamins and phytonutrients present in fruit and vegetables, eliminating fiber instead.

Pros and cons

The juices obtained through an extractor are a concentrate of nutrients, increasing in some cases the quantity and bioavailability of the nutrients. This can be important especially in cases where you are not in the habit of consuming portions of fruit and vegetables on a regular basis, or simply in a very intense and stressful period when you need an extra. Also for people with absorption problems it could be a help. The juices also give a quick dose of energy since the sugars present in the vegetables are not slowed down in absorption by the fibers (which are absent) and this is a great way for athletes to have energy immediately ready for use without “slowdowns. “due to digestion.
There is the other side of the coin. In fact, precisely because it is rich in “free” sugars, this can promote a glycemic peak if you are not ready to go for a run or work-out after drinking your extract. They also do not satiate as if you had eaten all the ingredients whole, because lacking the fiber to satiate you have to use much more (with a consequent increase in sugars). Furthermore, we eliminate the fiber which in any case has an extremely important part for our diet.

So freshly extracted juices, yes or no?
Personally I use them by exploiting their characteristics in my favor, when needed, so:

  • I prefer them in Summer (or in any case when it’s hot) to exploit their cooling power. It is very rare that you use them in Winter instead.
  • I use them with greater peace of mind before going to play sports, during mountain walks, before going swimming, etc. This guarantees me to take advantage of the free sugars present without causing glycemic spikes that the body badly manages
  • I use them as a vitamin reinforcement if I have had unbalanced meals with little fresh fruit and vegetables for a few days. For example, if I happen to eat out for several consecutive days or while traveling and not having had the opportunity to have balanced meals. The ideal in these cases would be to consume them with meals.

In conclusion, an extract is neither good nor bad, it is up to us to make a good use of it suited to our personal needs without adhering to the trends of the moment. Diets are always strictly personal and I must adhere to your needs.

How to prepare a juice: tips and tricks

I prefer them in Summer (or in any case when it’s hot) to exploit their cooling power. It is very rare that youTEMPERATURE Especially in the summer I recommend that you prepare your juice with fruit and vegetables just taken out of the refrigerator, in fact the low temperature further prevents oxidation processes. Naturally you don’t have to drink ice cream, consider that between washing the vegetables, cutting them and extracting the juice, especially in summer, it will heat up a little, so you will eventually have the juice at the temperature you like (or you will add a little water at room temperature if still it wasn’t).
SEASONALITY – Using seasonal vegetables is very important: you are guaranteed to have vegetables with their maximum nutrients as they have been recently harvested and at the right point of ripeness .. and especially suitable for the period!

  • VEGETABLES – FRUIT = TOP – I know well that when we think about juices we can think of pear, apple and raspberry juice or berries, or in summer melon and apricot … They are all very good, but usually only consume juices based on fruit can be in the long run not only useless to the body but downright harmful. When you make your juices, always give priority to vegetables and use fruit to make everything more pleasant, not to sweeten as if it were a dessert to drink! Usually when I put my vegetables together for juice, I put in the extractor first the vegetables and finally the fruit that I need to adjust the flavor in some cases: in this way as I add the fruit (for example pieces of apple ) I can taste how it is coming and eventually stop in time so as not to overdo it. Remember that a healthy juice should not be very sweet, certainly but pleasant.
  • COLORS AND AROMAS – For me it is a lot of fun to observe the color of the juices I get (actually I decide it first), because it gives me an indication of what it will do for me!
    • GREEN EXTRACT: has a predominant component based on chlorophyll, therefore a great detoxifying function especially for the liver (green leaves, cucumber, celery, carrot, apple)
    • PURPLE-PURPLE EXTRACT: a great antioxidant thanks to the predominance of flavonoids, a booster of energy (e.g. beetroot, cucumber, apple, lemon, ginger
    • YELLOW / ORANGE EXTRACT: usually rich in vitamin C but also excellent for the summer and our skin thanks to the caretenoids present (for example fennel, carrot, melon, lemon, turmeric)

To follow my recipe for a summer juice with a fresh and lively taste, thanks to lemon and ginger, and delicately sweet. Maybe just an apple could be enough for someone, for someone else a little more, the taste test is always infallible.

Ingredients

1 apple (1 + 1/2 if you prefer more sweetness)
1 cucumber
2 small carrots
12-15 chard leaves
1/2 organic lemon, small piece of ginger

Method

Wash all the vegetables very well, if they are organic it will not be necessary to peel them. Cut everything into pieces and extract everything with your juice maker.

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Either you love it or you hate it…Why?
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Noi italiani amiamo le erbe aromatiche fresche nei nostri piatti e le usiamo spessissimo: il profumato basilico, l’onnipresente prezzemolo, l’intenso alloro, lo stimolante rosmarino… Ma le foglie di coriandolo fresco proprio non le possiamo soffrire!

A me piace il coriandolo fresco, lo confesso.
In piccole quantità lo trovo veramente interessante, ma l’ho un pò relegato in un angolo della mia cucina perchè in Italia la maggior parte delle persone mi dicono “Sà di cimice!“.
Per me è sempre stata stupefacente questa risposta, non riuscivo a capire come si potesse associare una cimice morta alle foglie di coriandolo fresco. All’inizio pensavo che forse si trattasse di una sorta di abitudine e di reazione emotiva: io l’ho sempre mangiato durante i miei viaggi, quindi forse mi ero abituata al suo sapore in occasioni particolari a cui ero affezionata. Ma la risposta “Sà di cimice!” era troppo frequente e così ho deciso di fare qualche ricerca…

CORIANDOLO, TROVA LE DIFFERENZE

Intanto facciamo una premessa, quando in cucina si parla di coriandolo si parla di due forme botaniche diverse della stessa pianta. La pianta del coriandolo ha delle foglie (che ricordano appunto il prezzemolo) e che si usano come qualsiasi erba aromatica fresca in cucina: si può aggiungere ai vostri falafel, al guacamole, ad un insalata di patate fredda, al curry di verdure… Non c’è fine alle possibilità di utilizzo. Di seguito vi lascio la ricetta per un pesto!
La stessa pianta produce delle infiorescenze e quindi dei semi, piccoli, tondi, che usiamo spesso in cucina, appunto il “coriandolo“! Nel primo caso abbiamo le foglie fresche e nel secondo caso i semi (considerate una spezia). Tendenzialmente quando troviamo tra gli ingredienti il coriandolo ci si riferisce ai semi, mentre se è specificato che è fresco ci riferiamo alle foglie. La differenza in termini di gusto fra le due forme della stessa pianta è abissale, quindi se siete tra quelli a cui non piace il coriandolo fresco, date una chance ai suoi semi, potrebbero stupirvi.

Foglie di coriandolo – cilantro leaves

PROPRIETA’ DEL CORIANDOLO

Il gusto del coriandolo fresco sarà davvero terribile per molti di voi, ma le sue proprietà sono eccezionali. Una volta incrociai una collega, cuoca cinese, nella sua pausa pranzo, e si era appena preparata un’insalata con mele e coriandolo fresco per detossificarsi. Fui stupita dall’abbinamento.. e dalle quantità di coriandolo usate! In effetti il coriandolo fresco ha moltissime proprietà:

  • contiene dei composti antimicrobici che aiutano a proteggere il corpo da infezioni e malattie causate dai cibi avariati
  • è un grande antinfiammatorio e leggermente analgesico
  • ha un leggero effetto ansiolitico
  • aiuta in caso di problemi digestivi (chi non ama il suo odore non lo direbbe, ma è cosi!)
  • abbassa i livelli del glucosio ematico (tanto che chi ha livelli di glucosio ematico bassi dovrebbe farci attenzione)
  • protegge dallo stress ossidativo
  • sembra che sia coinvolto nella mobilitazione ed eliminazione dei metalli pesanti (fonte non verificata)

Insomma… “saprà di cimice” ma apporta così tanti benefici che bisognerebbe prenderlo in considerazione.

PERCHE’ NON HA PER TUTTI LO STESSO SAPORE? COLPA DEI GENI!

Cosa ci ha fatto di male il povero coriandolo fresco? Perchè nei paesi arabi, asiatici o latino-americani è ampiamente usato e invece noi lo snobbiamo?
Il coriandolo è anche uno degli ingredienti fondamentali di piatti come il guacamole o il chili messicano, piuttosto che un buon curry thay o un veg pulao… E allora?

Perchè io lo trovo gradevole e la maggior parte dei partecipanti ai miei corsi vivono bene senza? Tutta colpa dei geni!

Si perchè il coriandolo contiene un aldeide, e alcuni di noi hanno potrebbero avere un gene che li rende ipersensibili ad un composto, un’aldeide, presente nel coriandolo fresco.
Sembra che in generale siano le donne ad avere una maggiore sensibilità rispetto agli uomini (in effetti nella mia esperienza statisticamente è così!). Non solo, i latino-americani e le popolazioni dell’est- e sud-asiatico, sono molto meno sensibili a questa aldeide rispetto agli europei (motivo per cui nelle loro ricette troviamo spessissimo il coriandolo contrariamente ai piatti di tradizione europea).

Ma questa sensibilità non è definitiva! Il nostro cervello riesce a “metabolizzarla” e trasformarla, soprattutto se l’associa ad eventi positivi e quindi riesce ad adattarsi a questo odore (forse nel mio caso, l’esperienza di averlo conosciuto e assaggiato sempre in viaggio me lo ha reso meno ostile).

Quindi non tutto è perduto. Un giorno potreste passare dall’odiarlo all’amarlo!

Nel frattempo, se come me lo amate e vi siete muniti di piantine di coriandolo fresco, ecco la ricetta di un pesto interessante da utilizzare per condire riso integrale, sandwich, legumi ecc.

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Pesto di rucola e coriandolo – rocket and cilantro pesto

Se ancora non lo conosci, ti ricordo il mio libro di cucina naturale “ZenKitchen 108 ricette plant-based per una cucina naturale, sana e felice”.

Lo trovi su Ibs libri , su Feltrinelli e tanti altri siti di libri. Visita la pagina dedicata per saperne di più.

PESTO DI RUCOLA E CORIANDOLO FRESCO

Ingredienti

60 g circa di anacardi

15-20 g di rucola

15 g coriandolo fresco

qualche foglia di sedano

1 spicchio di aglio

olio evo

Procedimento

In un mixer aggiungi gli anacardi e comincia a frullarli finemente, quindi aggiungi rucola, aglio e coriandolo e le foglie di sedano fino ad ottenere un composto omogeneo e finemente sminuzzato. Aggiungi olio evo e frulla per altri 5-10 secondi, quindi versa in un barattolo, livella e ricopri con olio evo. Conserva in frigorifero.

CHEF TIPS

Puoi cambiare il rapporto tra le varie erbe e il coriandolo, soprattutto se non ti piace moltissimo (per il momento), e aumentare la rucola diminuendo il coriandolo fresco. Puoi sostituire gli anacardi con noci macadamia o mandorle; aggiungi sempre olio di oliva perchè i grassi mitigano il sapore del coriandolo fresco.



We Italians love fresh aromatic herbs in ours dishes and we use them very often: the fragrant basil, the omnipresent parsley, the intense bay leaf, the stimulating rosemary … But we just can’t stand fresh coriander leaves!

I like fresh coriander. In small quantities I find it really interesting, but it is confined to a corner of my kitchen because in Italy most people tell me “It’s taste like shield bug!”. This answer has always astonished me, I couldn’t understand how a shield bug could be associated with fresh coriander leaves. At first I thought that maybe it was a kind of habit and emotional reaction: I’ve always eaten it during my travels, so I got used to its taste on special occasions that I was fond of. But the answer “It tastes like a shield bug!” it was too frequent so I decided to do some research.

CILANTRO, FINDS THE DIFFERENCES

Let’s make a premise: when we talk about coriander/cilantro in the kitchen, we talk about two different botanical forms of the same plant. The coriander plant has leaves (which are reminiscent of parsley) and which are used like any fresh aromatic herb in the kitchen: add them to your falafel, guacamole, a cold potato salad, vegetable curry … endless uses!
Below you’ll find the recipe for a pesto!
The same plant produces inflorescences and therefore seeds, small and round, which are often used in the kitchen, precisely the “coriander”! In one case we have the fresh leaves and in other case the seeds (considered a spice). Generally when we find coriander among the ingredients they referring to the seeds, whereas if it is specified that it is “fresh” they are talking about the leaves. The difference in taste between the two forms of the same plant is huge, so if you are among those who don’t like fresh coriander, give its seeds a chance, they might surprise you.

Coriander seed

CILANTRO PROPERTIES

The taste of fresh cilantro will be truly awful for many of you, but its properties are exceptional. I once ran into a colleague, a Chinese cook, on her lunch break, and she had just made herself a salad with apples and fresh coriander to detoxify. I was amazed by the combination .. and the amount of coriander used! In fact, fresh coriander has many properties:

  • it contains antimicrobial compounds that help the body protect the body from infections and diseases caused by spoiled foods
    it is a great anti-inflammatory and mildly analgesic
  • has a slight anxiolytic effect
  • helps in case of digestive problems (those who do not like its smell would not say, but it is!)
  • lowers blood glucose levels (so much so that those with low blood glucose levels should be careful)
    protects from oxidative stress
  • it seems to be involved in the mobilization and elimination of heavy metals (source not verified)

Well … “it tastes like a dead bug” but it brings so many benefits that it should be taken into consideration.


WHY IT DOESN’T HAVE THE SAME TASTE FOR EVERYONE? IT’S THE GENES FAULT

What have they done wrong to us?
Why is it widely used in Arabic, Asian or Latin American countries and whilst we simply ignore it?
Coriander is also one of the key ingredients in dishes like guacamole or Mexican chili, rather than a good Thay curry or veg pulao … So what?
Why I find it pleasant whereas most of my course participants live well without it? It’s the genes fault!
Yes, because coriander contains an aldehyde and some of us may have a gene that makes them ipersensitive to this aldehyde which is present in fresh coriander.
Generally speaking it seems that women have a higher sensitivity to it than men (in fact in my experience statistically it is!). Furthermore, Latin Americans, East and South Asians, are much less sensitive to this aldehyde than Europeans (which is why we often find coriander in their recipes, unlike traditional European dishes). But this sensitivity is not definitive! Our brain is able to “metabolize” it and transform it, especially if it associates it with positive events and therefore manages to adapt to this smell (perhaps in my case, the experience of having known and tasted it whilst travelling made it less hostile to me!! ).
Thus, not everything is lost. One day you might go from hating cilantro to loving him!
In the meantime, if you love it and have provided yourself with fresh coriander, here is an interesting pesto you can use to season brown rice, sandwiches, legumes, etc.

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If you still don’t know it, let me remind you of my cookbook “ZenKitchen 108 plant-based recipes for natural, healthy and happy cooking”

You can find it on Ibs books, on Feltrinelli and many other book sites. Visit the dedicated page to find out more.

ROCKET AND CILANTRO PESTO

Ingredients:

60 g cashew

15-20 g rocket

15 g fresh cilantro leaves

a few celery leaves

1 garlic clove

olive oil

Method

In a mixer add the cashews and blend them finely, then add the rocket, garlic, coriander and the celery leaves until you get a homogeneous and finely chopped mixture. Add extra virgin olive oil and blend for another 5-10 seconds, then pour into a jar, level and cover with extra virgin olive oil. Store in the refrigerator.

CHEF TIPS

You can change the ratio of herbs to cilantro, especially if you don’t like it very much (for now) – increase the rocket and decrease the fresh cilantro. You can replace cashews with macadamia nuts or almonds; always add olive oil because the fats mitigate the flavor of fresh coriander.

Bevande calde o pozioni magiche? Quando vuoi rallentare e rilassarti una bevanda calda è capace di darti conforto e relax.
Ciò che bevi è importante quanto ciò che mangi. Alcune bevande sono adatte per reidratarci e magari supportare alcune funzioni fisiologiche (alcune tisane per esempio) altre bevande oltre a idratare sono anche nutrienti.
Le bevande calde fanno parte di tutte le culture, si può scegliere fra tante ma bisogna anche destreggiarsi fra quelle troppo ricche di zuccheri o grassi. Quindi, è importante capire quali ci fanno veramente bene e quali sono più adatte per noi.

CI SCALDANO

Bere abitualmente bevande calde ci scalda…sembra l’ovvio ma non è esattamente così. E’ stato ipotizzato che l’uso di bevande calde aiuta il corpo ad adattarsi meglio alle temperature esterne. Paradossalmente, bere una bevanda calda prima di cominciare l’attività fisica aiuta il corpo ad attivare la traspirazione e quindi prepararlo al successivo ambiente caldo che si creerà.

SONO SALUTARI

Le bevande calde posso aiutare la digestione perchè favoriscono il rilassamento della muscolatura dello stomaco. Alcune bevande rilassanti per le pareti dello stomaco sono quelle a base di menta, zenzero, camomilla.
Le bevande calde alleviano i sintomi influenzali: aggiungendo semplicemente del succo di limone in una tazza di acqua calda l’abbiamo arricchito di una bella quantità d vitamina C che supporta il sistema immunitario. Un pò di zenzero aiuta il fegato, mentre alcuni te verde, roobois, ibiscus sono antinfiammatori.

SONO CALMANTI

Solo prendersi il tempo di preparare una bevanda calda, versarla in tazza, aspettare che si raffreddi e quindi sorseggiarla, ti costringe a fermarti e passare da un ritmo frenetico ad una pausa. E’ un ottimo esercizio quando si soffre di fame nervosa prepare prima una tisana e sorseggiarla: nella maggior parte dei casi subentra la giusta calma che ti potrà dissuadere dal aggredire una fetta di torta. Ci sono molte tisane che sono naturalmente calmanti per i composti naturali che contengono. Anche nelle relazioni con gli altri, quando inviti un amica/o a bere una tisana stai creando un’ambiente diverso (più caldo?!?) rispetto a quando gli offri un caffè freddo!
Hai visto anche il succo di mela caldo?

TIPI DI BEVANDE CALDE

Té, caffè e cioccolata calda? Non finisce qui, la varietà di bevande calde.

GOLDEN MILK

E’ molto più di una bevanda, è un elisir! Ha così tante proprietà che è difficile trovare persone a cui non sia adatta. Leggi di più qui.

CIOCCOLATA CALDA

La più amata! Ma il rischio, soprattutto se si usano dei preparati, è che sia ricca di zuccheri, addensanti e/o con latte. Prepara la migliora cioccolata calda di sempre usando un buon latte vegetale (mandorla per esempio), un ottimo cacao amaro e dolcificala con dei datteri (frullali nel latte vegetale). In questo modo sceglierai solo il meglio per te e avrai una buona bevanda energetica!

TE E INFUSI

Te verdi, bianchi e neri sono ricchi di antiossidanti e fitonutrienti, quindi sono delle ottime bevande, ma soprattutto se li bevi spesso, fai attenzione ai dolcificanti: evitali se puoi o riducine l’uso. Nell’ambito degli infusi esiste un panorama vastissimo, basta solo guardarsi intorno e cercare ciò che è più adatto alle proprie esigenze (esiste l’infuso giusto per ognuno di noi!).

CAFFE‘

La bevanda più diffusa ma anche controversa: il caffè ha molti pregi e difetti, quindi va scelto (e usato) secondo esigenze. Visto che la maggior parte di piantagioni di caffè sono in mano a multinazionali molto controverse sarebbe preferibile scegliere caffè del Fair Trade.

E I BRODI?

Cosa c’è di più rilassante e nutriente in inverno di un brodo caldo: sottovalutato o finito nel dimenticatoio, in realta un buon brodo caldo è un ottimo rimedio e molto più semplice da avere di quello che si crede: basta usare per esempio un pò di miso in acqua calda e si ottiene rapidamente una bevanda calda ottima per l’intestino.

Non c’è che l’imbarazzo della scelta… c’è una bevanda calda per ognuno di noi dietro l’angolo!

Trovi un capitolo chiamato Spezieria nel mio libro con tante bevande-rimedi caldi in tazza…

Come?!? Non sai ancora del mio libro?!?
Corri a vedere ZenKitchen 108 ricette plant-based per una cucina naturale, sana e felice QUI.

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