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In generale la cosa che facciamo più spesso quando ci ammaliamo è bere una grande quantità di tisane e bevande calde: meglio non aspettare di ammalarsi, INIZIAMO a farlo subito. ☕️☕️☕️
Bere, soprattutto bevande calde, non sovraccarica il nostro intestino, ma anzi facilita i normali processi di depurazione.

Meglio evitare le bevande fredde in questa stagione, soprattutto la mattina, perché raffreddano il corpo e in questo possono affaticarci: il corpo deve spendere altre energie per riscaldarsi ulteriormente invece di incanalarle per altre funzioni fisiologiche.
Questo vale ancora di più per chi ha sintomi influenzali.

COSA BERE?
Possono andare bene tutti i tipi di tisane con erbe: per un uso frequente meglio evitare quelle contenenti teina e caffeina che a lungo andare affaticano i reni oltre a creare in alcuni soggetti ipereccitazione.

Anche se siamo a casa è sicuramente più pratico preparare la nostra bevanda la mattina per avere disponibile durante tutta la giornata (magari tenendolo in un termos o scaldandolo un minuto all’occorrenza).
I vantaggi di questa pratica?⁉️

📌E’ rilassante anzi anti-stress: ho subito a disposizione la bevanda in qualsiasi momento della giornata senza troppi intoppi (“non ho voglia di prepararla” “lo faccio poi” ecc. ecc.);
📌Per molti diventa una “coperta di Linus”: usiamo il cibo per levigare una grande quantità di emozioni (paura, tristezza, solitudine, sconforto..) e le bevande calde in generale hanno un effetto calmante sulla maggior parte di noi. Inoltre è una buona tecnica quando si stà a casa per evitare di sgranocchiare costantemente: prendi una tazza in mano e vedrai che molto spesso passa.

COSA PREPARO IN QUESTO PERIODO? ☕️

Ho imparato a conoscere con la macrobiotica il BANCHA, un te dal sapore leggermente erbaceo quasi del tutto privo di teina, quindi senza ha il potere eccitante di un te nero.
In macrobiotica lo consideriamo una bevanda che ha il potere di concentrare l’energia e aiutare a concentrarsi. Gli viene attribuito un poter alcalinizzante del sangue perché rispetto ad altri te contiene molti più minerali (magnesio, potassio, fosforo) ed in generale consigliato per aiutare la digestione.

Per me preparo BANCHA con ZENZERO E LIMONE:

🍵Lo ZENZERO in #macrobiotica viene molto usato per le sue capacità riscaldanti del corpo e quello di aiutare a muovere l’energia verso l’alto (per esempio le vie respiratorie). Dal punto di vista scientifico è stato studiato ampiamente per i suoi benefici sullo stomaco, in caso di nausea, come antinffiammatorio e nelle malattie influenzale. Quindi se ti piace lo zenzero mi sembra una buona occasione questa per usarlo ampiamente!!

🍋LIMONE: siamo in primavera e dal punto di vista macrobiotico la mattina appena svegli un pizzico di acidità data dal limone nella nostra bevanda calda da una piccola spinta all’energia del fegato… Usare il limone è come dirgli “Come on.. Wake UP!”
Non esagerare, in questo caso non è necessario spremere mezzo limone nella tua bevanda calda,ne basta una fetta.
💡Una fettina di limone può fornire da sola fino a 7 mg di vit. C, quindi mediamente 1/10 della dose giornaliera consigliata in una tazza di te…non mi sembra male!!!

🔬Perché la vitamina C è cosi importante?
Consente l’assorbimento del ferro, è antiossidante (vuol dire che rimuove i radicali liberi che danneggiano le cellule sane), rinforza il sistema immunitario contro le influenze, aiuta la formazione del collagene della pelle.. Ricordati sempre però che eccedere con le dosi può avere anche effetti collaterali, quindi non ricorrere ad integratori – salvo prescrizioni specifiche – ma usa prima di tutto la vit. C presente in frutta e verdura! 🍋🍊🥦🥕🥝

🤔COME LO PREPARO?
Il bancha si prepara come un comune te:
-porto l’acqua a 80 C;
-aggiungo un cucchiaino di bancha (io ne uso 1 per circa 500 ml di acqua);
– lascio in infusione per almeno 3 minuti e nel frattempo aggiungo nella mia tazza 1 fetta di limone e dello zenzero grattugiato (a piacere);
– verso il bancha…PRONTO!!!
Ricorda che le foglie e i bastoncini del bancha possono essere riusati ancora una volta!!!

💡Quando le giornate sono più fredde o devo passare più tempo a casa (!!!) preparo almeno 6-700 ml la mattina per averlo pronto anche anche come bevanda dopo-pranzo e pomeriggio.

COSA NON E’
✔️Un rimedio miracoloso.. E’ l’insieme di tante buone abitudini che ci creerà un risultato!
✔️Un alternativa all’acqua o ai pasti;
✔️Un tappa-buchi: beviamo tanto ma non beviamo sempre, e ascoltiamo i nostri veri bisogni.

COSA EVITARE
✔️Per qualcuno è meglio evitare di bere fino a tardi la sera: il rischio e svegliarsi spesso la notte per andare in bagno perché è leggermente diuretico (e interrompere il sonno non è una buona pratica!); 😴
✔️Dolcificanti: meglio berlo senza dolcificare, oppure dosa la tua razione. Sei hai bisogno di sentire il dolce dopo mangiato anziché mangiare la cioccolata bevi una tisana leggermente dolcificata. In ogni caso quando lo dolcifichi mettilo in conto nella tua quota quotidiana di zuccheri.🍯
✔️Esagerare: come in tutte le cose… c’è un momento buono per le tisane tutto il giorno e un momento per fermarsi. E’ importante prestare attenzione a cosa abbiamo bisogno, quando e quanto! 🌱

Dal tardo autunno in poi fino alla fine dell’inverno per me sono tanti i momenti buoni per preparare un succo di mela caldo, per esempio:
– quando ho un desiderio smodato (altrimenti detto “smania”) di dolce;
– quando ho voglia di un gusto dolce ma non ho voglia di un dessert;
– quando ho bisogno di qualcosa che mi rilassi e calmi;
– quando ho bisogno di facilitare il sonno;
– quando semplicemente mi va un succo di mela caldo!!!

Il succo di mela caldo ha un effetto in generale calmante, e in effetti le mele hanno una proprietà miorilassanti.
In Austria è uso comune bere l’apfelpunsch, il punch bollente di mela e spezie (cannella, chiodi di garofano, noce moscata..): succo di mela preparato portandolo ad ebollizione con le spezie prescelte. Le spezie usate hanno proprietà antinfiammatorie…mi sembra che una trovata geniale per l’inverno oltre che ottima!
Nella macrobiotica (per il prossimo corso vedi qui!)il succo di mela viene usato per le sue qualità energetiche “addolcenti”… non solo per i dolci, ma anche per l’umore: una sorta di balsamo naturale dell’animo: quindi se siete miei ospiti e vi offro un succo di mela caldo con cannella ci sono buone probabilità che sia mia intenzione far rilassare gli animi!!

Proprio per la sua azione rilassante accompagnata dal sapore dolce rassicurante lo preparo quando si è sottoposti a stress eccessivo che tra le conseguenze, specie fra le donne, porta anche a disordini alimentari. Quando siamo sotto stress è facile mangiar male:
..prima le patatine, poi un pezzettino di cioccolata fondente, poi un avanzino del pranzo, dopo 15 minuti due biscotti e così via ad oltranza senza trovare mai ciò che ci appaga. Ecco di solito non lo si trova semplicemente perchè non esiste quel cibo.. Ed è semplice, non esiste perchè si stà chiedendo ad un cibo “colmare/calmare” qualcosa che non ha nulla a che vedere con la fame!

In questi casi, prima di aprire confezioni, finire barattoli e scartare barrette, provo a fermarti 5 minuti per preparare un succo di mela caldo e mi ritaglio 2 minuti per sorseggiarlo con calma: di solito non me ne pento mai!
E’ semplicissimo, ecco come prepararlo.

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Succo di mela caldo speziato
Succo di mela caldo con spezie

Ingredienti
Succo di mela limpido
Specie a piacere (Cannella, chiodi di garofano, pimento, noce moscata, zenzero..)
Acqua
Procedimento
In un pentolino unisci del succo di mela e dell’acqua. La percentuale succo di mela/acqua può variare in base ai gusti personali: 50% succo di mela e 50% acqua per chi ama una bevanda moderatamente dolce, invece aumentare il succo di mela se avete bisogno di un gusto un pò più dolce. Trova le tue proporzioni anche perchè il succo di mele può cambiare come grado di dolcezza.
Porta ad ebollizione aggiungendo le spezie: per una tazza io uso 2-3 chiodi di garofano e altrettanti di pimento pestati, 1 cucchiaino di cannella in polvere e una grattugiata di noce moscata. Le spezie pestate grossolanamente le aggiungo all’inizio e faccio bollire insieme per qualche minuto, mentre le spezie in polvere le aggiunto a fuoco spento alla fine.
Filtra e versa in tazza.

I consigli di Jyoti
Il succo di mela è pur sempre ricco di zuccheri: non ti consiglio di usarlo frequentemente puro al 100% ( se non per dolcificare) nè di usarlo quotidianamente. Come per tutte le cose bisogna trovare un giusto mezzo.

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“Chai chai…chai chai” è un suono che risuona nelle strade trafficate di Madras oppure di fronte ai tempi di Madurai o alla stazione dei treni di Bangalore e sui treni diretti ovunque in India.. Il chai è una bevanda…anzi la bevanda in India! E’ un te speziato, anche se non proprio quello che intendiamo in Europa per “te”. Infatti il chai ha la caratteristica che non solo sia arricchito da spezie profumatissime (e benefiche!), ma che è a base di latte (oppure latte e acqua), di conseguenza più corposo di quello cui siamo abituati essere un te.
Se lo si assaggia per strada da uno dei tanti venditori ambulanti si potrebbe notare questo grande calderone profumato dove si porta ad ebollizione il latte insieme a spezie (cardamomo, cannella, zenzero, pepe nero, coriandolo, chiodi di garofano, anice stellato, noce moscata… a ognuno la sua miscela!) e un pò di te nero naturalmente.
Poche bevande sono così aromatiche, profumate, avvolgenti e accomodanti come il chai per me. Spesso in inverno il suo effetto diventa oltre balsamo per l’animo anche panacea per i raffreddamenti.. E si, perchè scegliendo bene le spezie da aggiungere si può sfruttare questa bevanda per prepararci anche un buon supporto per gli acciacchi di stagione: zenzero (ottimo per liberare le vie aeree), cannella (nella medicina cinese usata nei rimedi per combattere il freddo), chiodi di garofano e anice stellato (entrambi antibatterici)..  Ma naturalmente se la usate come rimedio per un raffreddore abbiate cura di non aggiungere zuccheri extra, basterà usare un latte vegetale (per sua natura più dolce) come ho indicato nella mia ricetta e magari una spolverata di cannella in più!

P.S. Una volta diventati pratici con il gusto del chai, nessuno vieta di usarlo in altre forme, come per esempio la mia crema per farcire delle frolle al gusto di masala chai.

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Ingredienti (2 tazze)
350-400 ml di latte di avena
1 cucchiaino di te nero darjeeling
1 bacca di cardamomo
4 fettine di zenzero fresco
3 chiodi di garofano
1 cucchiaino di cannella in polvere
1/3 di cucchiaino di semi di coriandolo
noce moscata
anice stellato in polvere

Procedimento
Versare il latte in un pentolino e aggiungere le fettine di zenzero fresco quindi fare sobbollire per alcuni minuti. Nel frattempo macinare il cardamomo, i chiodi di garofano, il coriandolo e poca noce moscata.
Aggiungere le spezie polverizzate e quelle già in polvere al latte che ha sobbollito per qualche minuto con lo zenzero e lasciare ancora un minuto, quindi aggiungere anche il te e spegnere lasciando riposare per almeno 3-4 minuti.
Filtrare e servire caldo.

E’ stato un lungo periodo di assenza dal blog, tra nuovi progetti di lavoro, viaggi, formazione e ancora nuovi progetti … Un periodo intenso, costruttivo e  pieno di evoluzioni. E ancora lo è. Ma il blog non poteva rimanere fermo per così tanto tempo, e lo spunto è arrivato sentendo dai miei corsisti al mio ultimo corso quanto sia difficile per alcuni di loro trovare delle soluzioni veramente efficaci e salutari per il pranzo quando sono al lavoro. Non sono riuscita a  trattenermi dallo scrivere un post con una ricetta/spunto per salvare il pranzo  ( e così facendo spesso anche il resto della giornata!) nei casi in cui si è spesso costretti a mangiar fuori e non si ha molto tempo.
Se a pranzo c’è qualcosa che non ci dovremmo far mancare per poter procedere con serenità anche per il resto della giornata, questo sono i carboidrati complessi… mi riferisco soprattutto ai cereali. Se ad essi ci aggiungiamo poi una piccola quantità di legumi e delle verdure il più è fatto! Il massimo con le giornate molto fredde che si preparano è che sia anche qualcosa di caldo! Ecco quindi la ricetta di oggi:  una splendida vellutata con queste caratteristiche da portar con sè, magari anche in un termos.. Il pranzo fuori casa è salvo! E’ naturalmente ottima anche se si gusta a casa propria con calma a pranzo o cena con chi ci fa piacere.

Questa vellutata è più semplice a farsi che a spiegarsi, ma nella sua semplicità nasconde dei preziosi doni: aiuta a portare equilibrio agli zuccheri del sangue, supporta il sistema pancreas-milza e ci nutre profondamente.. proprio quello di cui abbiamo bisogno in questo periodo.


Ingredienti
60 g di miglio
50 g di lenticchie rosse
2 fette di zucca
1 carota
1/2 porro piccolo (oppure una piccola cipolla bianca)
maggiorana a piacere
1 foglia di alloro
olio evo
sale
Procedimento
Lavo bene il miglio e le lenticchie rosse e le lascio in acqua per circa 30 minuti.
Dopo averli lavati taglio finemente il porro, cubetto la carota e la zucca. Verso un paio di cucchiai di olio in un tegame antiaderente e a fuoco medio faccio rosolare il porro con la carota e la zucca per 5 minuti circa, quindi aggiungo un pizzico di sale e faccio cuocere ancora con coperchio per altri 10 minuti.
Aggiungo  il miglio e le lenticchie rosse sciacquate e aggiungo l’acqua (per ogni porzione di miglio 3 di acqua, per ogni porzione di lenticchie rosse 2 di acqua). Aggiungo la foglia di alloro e far cuocere con coperchio per circa 20 minuti. Dopo questo tempo elimino la foglia di alloro, eventualmente aggiusto di sale e frullo il contenuto del tegame in modo da ottenere una crema liscia. Faccio cuocere ancora qualche minuto e aromatizzo con foglie di maggiorana.

Trovo che ci siano alcuni cibi che sono particolarmente amici di alcuni momenti dell’anno: così ecco che quando arrivano delle giornate fredde d’inverno come adesso oltre a bere qualche tisana calda in più e indossare i miei maglioni più caldi comincio anche a cucinare quello che può aiutare di più il mio corpo a rispondere bene a questo cambio climatico.
Oggi per esempio lo faccio abbinando un cereale semplice (riso integrale ma potrebbe essere anche miglio oppure grano saraceno..) ad una zuppa di azuki e zucca.
Gli azuki sono dei legumi interessanti per tutti i i loro valori nutritivi e sono di grande supporto per i reni: il freddo li mette sotto sforzo notevolmente (quante volte capita di sentire frasi del tipo: “con questo freddo devo correre costantemente in bagno..”?!?).
La zucca è un vegetale per eccellenza che aiuta a stabilizzare gli zuccheri nel sangue e supporta il pancreas in particola modo: affermato dalla medicina cinesi millenni fa, dalla macrobiotica più ampiamente diffuso negli ultimi cinquantanni…riportato nelle riveste scientifiche come antidiabetico negli ultimi anni… Anche la scienza arriva infine a ciò che gli antichi saperi avevano dedotto da secoli dalla semplice osservazione della natura.

Aggiunta di cipolla supporta la liberazione del sangue dalle tossine e le erbe espandono il tutto con le loro caratteristiche: ecco una delle ricette con cui tengo lontano gli effetti deleteri delle giornate fredde (e di troppe tossine) da mio corpo.

azuki_zucca

Ingredienti

Cereale a piacere (riso integrale, miglio, grano saraceno, avena..)

100 g di azuki secchi

250 g di zucca

1 cipolla

salvia e rosmarino

kombu o alloro (o entrambi)

sale integrale

olio evo

hatcho miso (facoltativo)

Procedimento

Lavo gli azuki accuratamente e li metto in ammollo alcune ore prima (o la sera  prima). Cuocio gli azuki in acqua fredda ricoprendoli almeno con due dita di liquido e aggiungo delle foglie di alloro e un pezzettino di alga kombu. La cotture richiede tra i 35 e i 50 minuti (dipende molto dagli azuki). A fine cottura aggiungo il sale.
In un secondo tegame scaldo dell’olio evo e aggiungo la cipolla tagliata a fettine sottili e la faccio ammorbidire a fuoco basso. Aggiungo anche la salvia e il rosmarino alla cipolla e quindi la zucca: aggiungo pochissima acqua per non far bruciare il fondo e coprendo con un coperchio faccio cuocere a fuoco basso fino a far si che anche la zucca si ammorbidisca.
Aggiungo alla zucca gli azuki (con eventuale loro liquido di cottura) e lascio insaporire: a scelta aggiusto di sale semplicemente oppure aggiungo poco miso a fine cottura. Servo insieme a riso integrale lungo (magari insaporito con erbe aromatiche e semi) o altro cereale.

Se gli azuki non ti stancano e poi vuoi continuare con un idea dolce con gli azuki e adatta all’inverno prova per esempio la mia idea di azuki in tazza… and enjoy!

Per chi ama usare lo yogurt a colazione piuttosto che per merenda ma è stanco del solito yogurt di soia al naturale la soluzione ottima è dedicarsi all’autoproduzione (parolone che nasconde grandi semplicità) e preparare da sè il proprio yogurt.

Lo yogurt di mandorle è fondamentalmente un latte di mandorle fermentato per almeno 8-10 ore che non produce coaguli, di conseguenza non si ottiene la consistenza densa e cremosa dello yogurt classico. Per ovviare a questo particolare che per molti potrebbe fare la differenza solitamente faccio addensare lo yogurt con uno di questi due metodi:

– farina di semi di carrube, un ottimo addensante anche a freddo, ricco di fibre, che non ha effetti indesiderati sul sapore;

– semi di chia, che non è un vero e proprio addensante ma aggiungendo al latte tende a gelificare, rendendolo più compatto oltre che impreziosirlo dei suoi nutrienti (amminoacidi e grassi essenziali e fibre salutari per il nostro intestino).

Il vantaggio di utilizzare i semi di chia è che si crea l’effetto “soap & brush” dell’intestino: i semi di chia con la loro gelatina insieme ai fermenti hanno un effetto di profonda pulizia sull’intestino e riequilibrio della flora intestinale, appunto proprio quando passiamo su una superficie una spazzola con sapone.

yogurt_mandorle_chia_small

Ingredienti:

1 litro di latte di mandorla al naturale

125 d di yogurt di soia oppure uno starter per yogurt (si trovano solitamente in farmacia)

Procedimento

Scelgo un latte di mandorla al naturale e che sia abbastanza denso: tra quelli in commercio trovo il mio preferito è questo, altrimenti si può autoprodurre anche il proprio latte di mandorla al naturale!
Scaldo il latte di mandorla rendendolo tiepido quindi lo verso in un contenitore di vetro pulito che possa essere chiuso: se il coperchio è ermetico mi assicuro di riempirlo per non oltre i 2/3 .
Aggiungo al latte di mandorla tiepido lo yogurt oppure i fermenti e mescolo molto bene in modo da redistribuire uniformemente.
Conservo in un ambiente tiepido, oppure avvolto in un panno caldo, in modo che si mantenga la temperatura e lo yogurt possa fermentare (per circa 8 ore).
Avvenuta la fermentazione lo conservo in frigorifero e preparo di volta in volta la porzione necessaria. Per circa 150 ml di yogurt fermentato aggiungo un cucchiaino di semi di chia, mescolo e lascio riposare per circa 30 minuti/ 1 ora così che i semi di chia rilascino il loro gel. Posso aggiungere frutta secca, frutta fresca o cereali per arricchirlo.

Da anni è immancabile nei miei corsi di cucina sulle spezie e fino a poco tempo fa era un perfetto sconosciuto ai più. Negli ultimi mesi invece non si sente parlare di altro, tanto che molte aziende si sono già attivate e produrlo e venderlo come bevanda già pronta oppure miscele pronte e aromatizzate a cui va aggiunto solo la parte liquida.
Ben vengano le buone abitudini, ma visto che in tanti continuate a chiedermi: “ma come si fa il Golden Milk?” ecco qualche spiegazione.

Ma di cosa stiamo parlando?
Il Golden Milk è una bevanda largamente diffusa in India, soprattutto come rimedio/prevenzione. Si narra che gli yogi consigliassero ai loro discepoli, che tenevano per lungo tempo le loro posizioni yoga, di usarla almeno per 40 giorni all’anno in modo che le loro articolazioni potessero trovare sostegno da questa bevanda.. Le articolazioni e non solo aggiungerei. Il Golden Milk ha una composizione tale da essere considerato un antinfiammatorio naturale, sia per articolazioni, ma in generale anche per l’apparato scheletrico e muscolare…
Essendo la curcuma il “principio attivo” di questa bevanda, le sue proprietà sono molte altre ancora:

antiossidante molto potente (da qui l’azione antinfiammatoria) che svolge la sua attività non solo a livello muscolare ma riduce anche lo stress ossidativa interno che è una sorta di piccolo stato di infiammazione cronica lieve con cui spesso conviviamo perchè molto silente e lieve (ma spesso cronico);

– la spezia anti-cancro (definita così da molti ricercatori): si è visto come la curcumina si attiva sia come inibitore della proliferazione cellulare, sia come “killer” di cellule anomale. Sempre per il suo potere antinfiammatorio può prevenire gli stati che determinano lo svilupparsi di un tumore;

– allevia i sintomi dell’artrite: varie ricerche hanno dimostrato che la curcumina allieva i sintomi dell’artrite nel giro di 2 settimane come un farmaco antinfiammatorio;

fegato: sembra che contribuisca a tenere il fegato in salute favorendo la produzione di enzimi deputati alla detossificazione del fegato, sia favorendo il flusso biliare che depura e rinvigorisce il fegato;

– per le donne in età fertile: le bevande a base di curcuma sono consigliate per dare sollievo ai fastidiosi crampi e disturbi mestruali. La cura deve essere preventiva, per esempio una settimana prima del ciclo.

Questo solo per citare alcuni degli effetti benefici, in effetti la letteratura scientifica si è data molto da fare riguardo gli studi sui benefici della curcumina…Ma l’ispirazione è sempre data dalle tradizioni popolari: la curcuma era così tanto usata e per così innumerevoli rimedi che un fondo (più di un fondo) di verità ci doveva essere.

Come si prepara il Golden Milk?
L’originale ricetta indiana sembra che fosse a base di una pasta di curcuma, acqua e pepe che viene sciolta in un bicchiere di latte di capra con un cucchiaio di olio di mandorle.

In pratica abbiamo bisogno perchè la curcuma funzioni che ci sia nella miscela una (o più sostanze) che contribuiscono a favorirne l’assorbimento: il pepe e la parte grassa (olio e latte). That’s it!

Se si comprende il principio, è semplice creare la propria versione, in base alle proprie esigenze e gusti (più o meno pepe, latte vegetale invece di quello animale, aggiungere del dolcificante a piacere per renderlo più gradevole..).

Personalmente non preparo la pasta di curcuma (a base di curcuma, poco pepe e acqua tiepida quanto basta per avere una pasta) per il mio golden milk ma parto direttamente dalla curcuma in polvere. E’ comunque molto veloce.

Uso un latte vegetale, che ritengo più sano per me e per il pianeta, e preferisco il latte di mandorle: la scelta va sul latte di mandorla perchè tra i latti vegetali è uno di quelli con una maggiore quantità di grassi buoni ideali per favorire l’assorbimento della curcumina.

Sull’uso del pepe ognuno può far appello alle proprie esigenze: personalmente ne uso un pizzico per ogni bicchiere che mi preparo. Può essere eliminato nel caso si soffra di problemi gastrici oppure limitarlo moltissimo. Se eliminate il pepe potreste aggiungere un pò di zenzero, cannella, chiodi di garofano oppure una miscela di spezie ma soprattutto non dimenticate di aggiungere alla bevanda il cucchiaino di olio per dare la possibilità alla curcuma di essere assorbita.

E il sapore?
C’è chi lo ama al naturale e a chi invece non piace il sapore. Suggerisco sempre di iniziare con una dose più bassa di curcuma in modo da familiarizzare con il sapore (nella mia ricetta per esempio si può iniziare con 1/2 cucchiaino aumentando le dosi di giorno in giorno).
Dolcificare si può? Si magari con un dolcificante naturale come il malto, zucchero di cocco, sciroppo di dattero, succo di mela… Niente paura, funzionerà lo stesso, basta non esagerare con gli zuccheri!!!

Ed ecco la mia ricetta..

goldenmilk

Ingredienti (per una tazza):

1 cucchiaino abbondante di curcuma

1-2 cucchiaini di olio di lino (va bene anche mandorle, canapa o altri oli a scelta)

1 pizzico di pepe macinato di fresco

1/4 cucchiaino di garam masala (facoltativo)

200 ml circa latte di mandorle al naturale (preferisco quelli prodotti in  Italia)

succo di acero  a piacere

Procedimento

In una tazza verso la curcuma, macino il pepe nero, aggiungo il garam masala e l’olio di lino.

Scaldo il latte di mandorla, rendendolo tiepido o poco più. Ne verso una piccola quantità nella tazza per sciogliere le spezie e i piccoli grumi di curcuma (sgradevoli al palato). Aggiungo il rimanente latte e infine dolcifico a piacere.

Ne ho già parlato in altre occasioni dei fagioli azuki (la cioccolata in tazza oppure la torta con cioccolata di azuki ), e non me ne stancherei mai, tanto trovo questi piccoli fagioli quasi “magici”. In questa insalata tanto semplice quanto gradevole, ottima per l’estate, sono combinati con l’avocado, altro mio idolo della stagione calda.
..non servono particolari procedimenti per questo semplice piatto, se non cura e amore nel prepararlo. Enjoy!

fagioliazuki_insalata

Ingredienti

150 g di azuki già lessati

200 g di pomodorini maturi

1 avocado maturo

½ cipolla rossa di Tropea

Foglie di spinacino a piacere

Erba cipollina e basilico

Sale marino integrale

2 cucchiai di succo di limone

Olio evo (facoltativo)

Procedimento

Preparare l’insalata tagliando l’avocado a cubetti, aggiungere il limone, l’erba cipollina e il basilico e mescolare in una terrina.   Aggiungere i pomodorini tagliati, gli azuki  e lasciare marinare per circa 30 minuti in frigorifero.

Aggiungere prima di servire la cipolla tagliata a fettine sottili e lo spinacino.

Aggiustare di sale e pepe ed eventualmente aggiungere olio di oliva se necessario (se l’avocado è abbastanza maturo potrebbe non essere necessario).

Kale è un vocabolo inglese che indica un ortaggio a foglia verde scura, irregolare e spesso lobata oppure riccia. Cresce tipicamente nei climi freddi (ecco perchè ne fanno grandi scorpacciate in Gran Bretagna) e, buona notizia, anche da noi in Italia esiste e lo coltiviamo. Lo conosciamo come cavolo nero oppure cavolo riccio. Non sono esattamente uguali ma si assomigliano poichè appartenenti alla stessa famiglia: il cavolo riccio era stato un pò dimenticato  dai nostri contadini, quindi non è proprio alla portata del banco del supermercato, ma in molti mercati del nord Italia è ancora possibile trovarlo.
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Sembra che il cavolo riccio abbia una maggiore concentrazione di nutrienti rispetto al più conosciuto cavolo nero (quello della ribollita toscana per intenderci), per questo è proprio lui ad essere stato identificato da moltissimi magazine come uno dei più importanti “superfood“: nulla da invidiare quindi a bacche di Goji, alchenchengi, maca e il resto dell’esotica famiglia dei “superfood”.
Ma che proprietà ha questo cavolo riccio (e in minor quantità il suo cugino minore cavolo nero)?
Alcune riassunte:
– è considerato uno degli alimenti con più alti valori ORAC (Oxigen Radical Absorbance Capacity): significa che ha un tenore di antiossidanti (vitamina C, beta-carotene, quercitina..) molto elevato e quindi una grande capacità di riassorbire i radicali liberi.
– contiene composti che si trasformano in isotiocianati nel tratto digestivo: questi ultimi sono composti ormai noti nella prevenzione del cancro.
– protegge le vie urinarie, grazie alla sua ricchezza in pro-vitamina A e contrariamente a molti ortaggi a foglia verde contiene un basso quantitativo di ossalati.

Perchè non provare allora?
Vista la stagione si potrebbe partire da una semplice zuppa e magari 1-2 foglie aggiunte crude alla nostra insalata.

Per quanto il nome e l’aspetto facciano pensare in tutto e per tutto alle comuni patate in realtà si differenziano notevolmente, sia per il sapore (una tale dolcezza da giostrare a nostro favore nei piatti salati e da sfruttare per i piatti dolci) sia per le caratteristiche nutrizionali.
Intanto le patate dolci non fanno parte della famiglia delle solanacee (patate, peperoni, pomodori, melanzane) quindi a parte il nome non hanno nulla a che vedere con la patata comune. E’ ricca di fibre e amidi “buoni” se paragonati a quelli della patata (infatti ha anche un indice glicemico molto più basso), un basso contenuto di grassi e un alto contenuto di minerali. La buccia si è visto che ha proprietà di ridurre le glicemia e il colesterolo. In Giappone l’estratto della buccia viene usato per curare il diabete, l’ipertensione e l’anemia!
Insomma non resta che introdurla nella nostra cucina… Con i giusti accorgimenti diventa un ingrediente con cui creare anche sfumature nuove per i nostri piatti salati..

vellutatapatate.dolci.nome

Ingredienti
4 patate dolci
1 cipolla
1 porro
2 carota
1 spicchio di aglio
Olio evo
Za’atar (in mancanza sostituire con un mix di semi di sesamo tostati, timo, origano e sale)

Procedimento
In una pentola mettere versare qualche cucchiaio di olio evo e aggiungere l’aglio, la cipolla tritata, il porro e la carota tritata e far cuocere alcuni minuti a fuoco basso. Aggiungere acqua se necessario. Aggiungere quindi le patate tagliate a cubetti e e versare acqua o brodo vegetale fino a ricoprire. Far cuocere con coperchio per 20 minuti circa.
Scaldare un paio di cucchiai di olio evo e versarli sopra la miscela di za’tar quindi lasciarlo riposare per circa un ora.
Frullare la vellutata in modo da ottenere un composto liscio e servire nei piatti aggiungendo un cucchiaino di za’tar con olio a condire.