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Ieri sono stata ospite a Chiarissima con uno show-cooking dal titolo Fast&Good: veloce e buono…due parole che spesso si pensa non possano stare insieme nella stessa frase soprattutto nell’ambito della cucina naturale e vegan… Quindi lo show-cooking di ieri voleva “dimostrar” ciò: ho preparato tutto in modo Fast & Good (il Good inteso anche per il corpo): i partecipanti hanno decretato che era Good anche per il palato!!! =)
Grazie a tutti per la calorosa e paziente attenzione: ed ecco la ricetta del piatto realizzato ieri per chi è arrivato un pò in ritardo o si è perso qualcosa… oppure è arrivato troppo tardi per l’assaggio…così potrà riprepararlo e verificarlo a casa!!! =Dcous_lenticchieIngredienti per 4 persone

320 g circa di cous cous integrale
70 g circa di uvetta disidratata
2 manciate “abbondanti” di mandorle (oppure di anacardi)
la buccia grattugiata di 1 limone
1 scalogno tritato1 cucchiaino di curry dolce
1 cucchiaino di curcuma
sale, pepe
2 foglie di alloro
olio evo
Per la crema di lenticchie
340 g circa di lenticchie lessate
succo di limone
1 spicchio di aglio
zenzero a piacere
olio evo
Guarnizione:
Pomodorini freschi tipo pachino
abbondante menta
sale e olio evo
Procedimento
Tagliare i pomodorini a cubetti piccoli, tritare la menta e unirli in una terrina. Aggiungere sale e olio e lasciar marinare.
Preparare un quantitativo di acqua pari al doppio del volume del cous cous e portarla ad ebollizione con del sale e le foglie di alloro.
In un tegame scaldare dell’olio e aggiungere il curry, la curcuma e parte della buccia di limone.
Aggiungere lo scalogno e le mandorle e far rosolare tutto insieme per 1-2 minuti, quindi aggiungere il cous cous e tostare tutto insieme per alcuni minuti ancora. Aggiungere l’acqua bollente salata e coprire con un coperchio dopo aver aggiunto anche l’uvetta.
Intanto preparare la crema di lenticchie frullando insieme le lenticchie, il succo di limone, olio e lo zenzero: se necessario aggiungere acqua per aiutare la consistenza.
Assemblare il piatto unendo al cous cous la crema di lenticchie e guarnendo abbondantemente con i pomodorini alla menta.

I ceci in zimino sono un piatto della tradizione ligure, sembra che se lo contendano con livorno. Viene usato come zuppa oppure in piccole porzioni come contorno: si tratta di ceci in una zuppa profumatissima arricchita dalle erbette. In piena primavera consiglio di provare anche la borragine invece delle bietoline, oppure si può variare usando i ceci neri anzichè i ceci tradizionali…ad ognuno la sua variante! :)
ceci_ziminoIngredienti per 4 persone

400 g di ceci lessati

1 cipolla

1 carota

1 spicchio di aglio (facoltativo)

8-10 cm di sedano,

10-15 g di funghi secchi,

olio extravergine d’oliva,

150 ml circa di passata di pomodoro,

300 g di borraggine (può essere sostituita dall’ingrediente originario, cioè le bietole!)

Sale

rosmarino

Preparazione

Mettere i funghi a rinvenire in acqua, strizzarli e lavarli conservando l’acqua. Tritare la cipolla, la carota, rosmarino, aglio ed il sedano e rosolarli in olio. Unire i funghi tritati e la passata di pomodoro e lasciate cuocere il tutto per 15 minuti. Nel frattempo, lavare la borragine, tagliatele a listarelle. Unite al sugo di funghi la borragine e i ceci leggermente scolati, lasciate cuocere insieme per 10-15 minuti quindi spegnere il fuoco e lasciar riposare insieme. Servire con crostini.

 

I cambi di stagione sono sempre dei momenti un  pò delicati per l’intero organismo e il corpo va supportato a mantenere il suo normale equilibrio anche attraverso il cibo.
Trovo la primavera è un ottimo momento per intodurre le alghe nella nostra alimentazione!
Per qualcuno possono sembrare un ingrediente “esotico” (anche se in realtà anche le alghe sono state sempre alimento anche lungo tutte le nostre coste!), per qualcuno invece sono un ingrediente piuttosto anomalo come gusto, quasi sgradevole (il classico sapore di “mare” che non tutti amano!!) e per qualcun’altro sono così “oscuri” come ingrediente che è quasi più sicuro “tenersene lontani”… Naturalmente c’è chi poi ne fa uso, più o meno regolare… E proprio in questo periodo sono fantastiche per l’organismo.
Le alghe contengono fino al 20 volti in più la concentrazione degli elementi rispetto alle piante terrestri. Praticamente tutti i minerali necessari per un buon metabolismo li ritroviamo concentrati nelle alghe, oltre a vitamine, proteine, microelementi, fibre, acidi grassi essenziali…
Come si diceva all’inizio si tratta di un “concentrato” di nutrienti di conseguenza è sempre opportuno consumarle con moderazione.
Se il sapore ci è ostile all’inizio si può iniziare con delle alghe più delicate come le arame. La arame sono tra le più delicate e “dolci” proprio perchè contengono uno zucchero naturale, il mannitolo. Le arame sono adattogene, cioè correggono alcuni disturbi del corpo. Svolgono anche un’azione regolatrice della pressione arteriosa, del sistema nervoso e degli organi riproduttori femminili.

Un modo semplice e veloce per consumarle è farne dei patè: in questo caso vengono usati i fagioli cannellini ma potrebbero essere sostituiti da ceci o fagioli bianchi di spagna.
Ottimoper dei sandwich oppure per delle colazioni salate o da accompagnamento a delle verdure…

patè_cannellini_arame

Ingredienti

150 g di cannellini lessati

1 cucchiaio di capperi dissalati

1 cucchiaino di arame

Origano

Olio evo

Procedimento

Ammollare le arame per 10-15 minuti circa.
Sciacquare i cannellini e frullarli con i capperi, le arame scolate e strizzate e olio.
Aggiustare di sale e profumare con origano.

Periodo di verdure,  fresche, addomesticate oppure non…come la Silene! E’ una pianta erbacea dal sapore molto dolce,  non la conoscevo ma quando il contadino mi ha fatto vedere questo mazzetto verde di foglioline e mi ha detto “Si chiama Silene!” mi sono subito incantata: una pianta con un nome così bello non poteva non essere buona!!!
Così è: come il suo nome è una piantina delicata, tenere, dal sapore dolce e non piccante o amaro come alcune verdure selvatiche della primavera. Si presta moltissimo in cucina sia cotta che cruda. Se molto tenera si possono mangiare le cimette in insalata, mentre se un pò più alta e grande si può sbollentare prima per un paio di minuti e quindi utilizzarla saltandola in padella per risotti, la pasta o farinfrittata…
Ieri abbiamo avuto una bellissima giornata con il corso di Cucina Naturale presso il Capre e Cavoli e il tema erano proprio le Verdure: tanti mi hanno chiesto come prepararla e questa è una ricetta semplicissima per gustarla…eccola! :)
farinfrittata_silene

Ingredienti per due persone:
3-4 cucchiai farina di ceci
1 piccolo mazzetto di silene
1 spicchio di aglio
sale
olio evo
Procedimento
Preparare una pastella con la farina di ceci: per 3 cucchiai di farina di ceci aggiungere circa 250-300 ml di acqua in base alla consistenza che si vuol dare al composto: far riposare per qualche ora (meglio tutta la notte in frigorifero).
Sbollentare le foglie di selene e le cime e saltarle in padella con uno spicchio di aglio e poco olio.
Passato il tempo di riposo della pastella unire la silene alla pastella e mescolare.
Scaldare dell’olio nella padella e versare il composto (come per del frittate) e cuocere da una parte e dall’altra. Eventualmente la cottura può anche essere fatta in forno.
Accompagnata con delle verdure è meravigliosa!

 

silene

Silene – Foto tratta dal Blog di Padova

Gli arabi nel Mediterraneo furono nel passato sicuramente portatori di civiltà, di cultura…e di farina di ceci!!! Palermo e Genova a centinai di km di distanza hanno in comune uno dei loro piatti più folkloristici, basato proprio sull’uso della farina di ceci…i marinai arabi furono in contatto con entrambi i porti nel passato!!!
Panissa e panelle hanno di base la stessa ricetta: una polenta di farina di ceci che viene poi fritta. Cambia la forma (bastoncini in un caso e rettangoli nell’altro) e la cosiddetta “presentazione (cipollotto e pepe nero in un caso e prezzemolo e limone nell’altro)…
Ecco la ricetta, una versione che ho provato anche al forno per un formato più “healthy”, che è risultato essere altrettanto buono come la versione fritta.

panissa_panelleIngredienti (3-4 porzioni)
100 g di farina di ceci
300 ml di acqua
Sale
Per la presentazione delle panelle: Limone, Prezzemolo e sale
Per la presentazione della panissa: Limone, cipollotto, pepe, sale

Procedimento
Mescolare la farina di ceci con l’acqua in modo che non si formino grumi, aggiungere un pizzico di sale e versare in una pentola che viene messa su fuoco medio. Girare sempre con un mestolo o con la frusta mentre il composto cuoce e comincia a bollire: deve diventare sodo e possono bastare pochi minuti dall’ebollizione. Versare il composto in un vassoio o piatto da portata e far raffreddare. Appena freddo (il tempo varia in base allo spessore) e ormai compatta tagliare a fettine (panelle) oppure a bastoncini (panissa). Tradizionalmente vengono a questo punto fritte in abbondante olio di arachidi caldo ma è possibile provare una versione al forno infornando a 180° per 15 minuti circa.

Le panelle vengono servite tradizionalmente con prezzemolo tritato, sale e limone oppure come contenuto di un panino (pane e panelle); la panissa viene servita in un “cartoccio” con limone, cipollotto, pepe e sale.

In questi giorni si sperimenta tanto con i dolci…questa è una versione vegan della pastiera: ma dire “pastiera” non è proprio esatto, si ispira sicuramente ma è molto diversa, quindi l’idea di chiamarla “crostiera”: è una torta con un  ripieno di chicchi con canditi, bucce di arancio e racchiusa da una frolla profumata al limone. Gli antichi sapori tornano anche in questa torta perchè ho usato i chicchi di farro monococco (Enkir) per il ripieno, ma ovviamente si possono usare anche grano o orzo.
Visto che sia la frolla che nell’impasto ho usato il monococco questa torta è molto più digeribile e può essere adatta agli intolleranti al frumento (naturalmente assicuratevi sempre prima a cosa siete intolleranti e verificate se questo farro può fare al caso vostro).
Ho aggiunto alla base anche della farina di grano saraceno che rende il sapore ancora più speciale.


Ingredienti:
Per la frolla
200  g di farina di enkir (t. monococco)
100 g di farina di grano saraceno
80 ml di olio di riso
80 g di zucchero integrale
50 ml circa di acqua
la buccia di un limone piccolo
un cucchiaino di lievito per dolci
un pizzico di sale
Per il ripieno
100 g di chicchi di Enkir
200 ml di latte di mandorla
200 ml di latte di cocco
100 ml latte di soia
100 ml di succo di agave
50 gr di scorzette di arancia candita
2 cucchiaini di farina di semi di carrube
buccia di limone e arancia grattugiata
un pizzico di vaniglia
una puntina di curcuma
Procedimento
Lavare i chicchi di monococco e lasciarli in ammollo per un paio di ore (così si accorciano i tempi di cottura) e poi cuocerlo con una quantità di acqua pari a 3 volte il suo volume: circa 30 minuti a fuoco moderato.
Preparare la frolla mescolando insieme tutti gli ingredienti ottenendo un impasto asciutto e non troppo duro da tenere far riposare in frigorifero per circa 30 minuti.
Per il ripieno: in un pentolino versare i latti, la polpa di cocco, lo sciroppo di agave, i canditi, buccia di arancio e limone, pizzico di vaniglia e curcuma e i chicchi di monococco e far cuocere tutto insieme per circa 10 -15 minuti. Togliere dal fuoco, aggiungere la farina di semi di carrube e rimette sul fuoco mescolando e facendo cuocere per altri 4-5 minuti: la crema addenserà. Far raffreddare un pochino.
Foderare una teglia con la pasta frolla facendo dei bordi alti che possano contenere il ripieno e lasciare da parte un pezzettino per crearsi le strisce decorative della pastiera. Riempire con la crema, decorare con delle strisce di pasta e infornare per 30 minuti circa a 170°C.
Dopo sfornata far raffreddare, mettere in frigorifero e consumare fredda! :)