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Risveglio delle mie radici del Sud in questa preparazione, tanto buona quanto veloce. E soprattutto la bellezza delle cose semplici!

Verdi broccoli, ricchi di calcio, olive in salamoia, con la loro lenta fermentazione lattica, profumatissimo e dolce finocchietto selvatico, che supporta la digestione e scorze di limone raccolto da poche ore.

E tutto sembra avere un ordine!

fusilli_broccoli

Ingredienti (per 2 persone)

160 g di pasta di grano timilia
350-400 g di broccoletti freschi
2 cucchiai di olive
un mazzetto di finocchietto selvatico
la scorza di un limone
1 spcchio di aglio
olio evo
sale marino integrale

Procedimento

Pulire i broccoletti separando le cime fiorite da eventuali foglie tenere.
Verso un cucchiaio di olio evo in una padella a fondo pesante, faccio scaldare aggiungendo lo spicchio di aglio.
Aggiungo le foglie piccole del broccolo e qualche cucchiaio di acqua, copro con un coperchio e lascio cuocere per alcuni minuti. Successivamente aggiungo
il finocchietto selvatico tritato grossolanamente e le olive. Faccio cuocere 2-3 minuti e lasciar riposare con coperchio.
In acqua bollente salata cuocio la pasta e aggiungo le cimette dei broccoli: le cimette dovranno cuocere circa 5 minuti quindi calcolo quando aggiungerli in base ai tempi di cottura della pasta.
Quando la pasta è al dente scolo e verso tutto nella padella e continuo a cuocere a fuoco vivace per 1 minuto circa con i restanti ingredienti.

Enjoy!

fusilli_broccoli_1

Da anni è immancabile nei miei corsi di cucina sulle spezie e fino a poco tempo fa era un perfetto sconosciuto ai più. Negli ultimi mesi invece non si sente parlare di altro, tanto che molte aziende si sono già attivate e produrlo e venderlo come bevanda già pronta oppure miscele pronte e aromatizzate a cui va aggiunto solo la parte liquida.
Ben vengano le buone abitudini, ma visto che in tanti continuate a chiedermi: “ma come si fa il Golden Milk?” ecco qualche spiegazione.

Ma di cosa stiamo parlando?
Il Golden Milk è una bevanda largamente diffusa in India, soprattutto come rimedio/prevenzione. Si narra che gli yogi consigliassero ai loro discepoli, che tenevano per lungo tempo le loro posizioni yoga, di usarla almeno per 40 giorni all’anno in modo che le loro articolazioni potessero trovare sostegno da questa bevanda.. Le articolazioni e non solo aggiungerei. Il Golden Milk ha una composizione tale da essere considerato un antinfiammatorio naturale, sia per articolazioni, ma in generale anche per l’apparato scheletrico e muscolare…
Essendo la curcuma il “principio attivo” di questa bevanda, le sue proprietà sono molte altre ancora:

antiossidante molto potente (da qui l’azione antinfiammatoria) che svolge la sua attività non solo a livello muscolare ma riduce anche lo stress ossidativa interno che è una sorta di piccolo stato di infiammazione cronica lieve con cui spesso conviviamo perchè molto silente e lieve (ma spesso cronico);

– la spezia anti-cancro (definita così da molti ricercatori): si è visto come la curcumina si attiva sia come inibitore della proliferazione cellulare, sia come “killer” di cellule anomale. Sempre per il suo potere antinfiammatorio può prevenire gli stati che determinano lo svilupparsi di un tumore;

– allevia i sintomi dell’artrite: varie ricerche hanno dimostrato che la curcumina allieva i sintomi dell’artrite nel giro di 2 settimane come un farmaco antinfiammatorio;

fegato: sembra che contribuisca a tenere il fegato in salute favorendo la produzione di enzimi deputati alla detossificazione del fegato, sia favorendo il flusso biliare che depura e rinvigorisce il fegato;

– per le donne in età fertile: le bevande a base di curcuma sono consigliate per dare sollievo ai fastidiosi crampi e disturbi mestruali. La cura deve essere preventiva, per esempio una settimana prima del ciclo.

Questo solo per citare alcuni degli effetti benefici, in effetti la letteratura scientifica si è data molto da fare riguardo gli studi sui benefici della curcumina…Ma l’ispirazione è sempre data dalle tradizioni popolari: la curcuma era così tanto usata e per così innumerevoli rimedi che un fondo (più di un fondo) di verità ci doveva essere.

Come si prepara il Golden Milk?
L’originale ricetta indiana sembra che fosse a base di una pasta di curcuma, acqua e pepe che viene sciolta in un bicchiere di latte di capra con un cucchiaio di olio di mandorle.

In pratica abbiamo bisogno perchè la curcuma funzioni che ci sia nella miscela una (o più sostanze) che contribuiscono a favorirne l’assorbimento: il pepe e la parte grassa (olio e latte). That’s it!

Se si comprende il principio, è semplice creare la propria versione, in base alle proprie esigenze e gusti (più o meno pepe, latte vegetale invece di quello animale, aggiungere del dolcificante a piacere per renderlo più gradevole..).

Personalmente non preparo la pasta di curcuma (a base di curcuma, poco pepe e acqua tiepida quanto basta per avere una pasta) per il mio golden milk ma parto direttamente dalla curcuma in polvere. E’ comunque molto veloce.

Uso un latte vegetale, che ritengo più sano per me e per il pianeta, e preferisco il latte di mandorle: la scelta va sul latte di mandorla perchè tra i latti vegetali è uno di quelli con una maggiore quantità di grassi buoni ideali per favorire l’assorbimento della curcumina.

Sull’uso del pepe ognuno può far appello alle proprie esigenze: personalmente ne uso un pizzico per ogni bicchiere che mi preparo. Può essere eliminato nel caso si soffra di problemi gastrici oppure limitarlo moltissimo. Se eliminate il pepe potreste aggiungere un pò di zenzero, cannella, chiodi di garofano oppure una miscela di spezie ma soprattutto non dimenticate di aggiungere alla bevanda il cucchiaino di olio per dare la possibilità alla curcuma di essere assorbita.

E il sapore?
C’è chi lo ama al naturale e a chi invece non piace il sapore. Suggerisco sempre di iniziare con una dose più bassa di curcuma in modo da familiarizzare con il sapore (nella mia ricetta per esempio si può iniziare con 1/2 cucchiaino aumentando le dosi di giorno in giorno).
Dolcificare si può? Si magari con un dolcificante naturale come il malto, zucchero di cocco, sciroppo di dattero, succo di mela… Niente paura, funzionerà lo stesso, basta non esagerare con gli zuccheri!!!

Ed ecco la mia ricetta..

goldenmilk

Ingredienti (per una tazza):

1 cucchiaino abbondante di curcuma

1-2 cucchiaini di olio di lino (va bene anche mandorle, canapa o altri oli a scelta)

1 pizzico di pepe macinato di fresco

1/4 cucchiaino di garam masala (facoltativo)

200 ml circa latte di mandorle al naturale (preferisco quelli prodotti in  Italia)

succo di acero  a piacere

Procedimento

In una tazza verso la curcuma, macino il pepe nero, aggiungo il garam masala e l’olio di lino.

Scaldo il latte di mandorla, rendendolo tiepido o poco più. Ne verso una piccola quantità nella tazza per sciogliere le spezie e i piccoli grumi di curcuma (sgradevoli al palato). Aggiungo il rimanente latte e infine dolcifico a piacere.

Il titolo racchiude già tutta la ricetta! Una ricetta per colazioni e merende gioiose… e per gli amanti del cioccolato!

Una crema semplicissima, fatta da esclusivamente 3 ingredienti che sono, per le loro caratteristiche nutrizionali, degli alimenti che riescono a dare un grande sprint di energia in vari momenti della giornata: dalla colazione alla merenda del primo pomeriggio.

Gli ingredienti sono importanti:

cioccolata fondente al 75%, magari se la scelta cade sul “fair trade” potrebbe essere il modo per far bene a noi stessi con un ottimo cioccolato e ai diritti dei contadini dall’altra parte del mondo!

crema di mandorle al naturale: una crema a base di 100% di mandorle, può essere preparata in casa se si dispone di un buon robot oppure ci si può affidare a quelle in vendita in commercio, rigorosamente senza aggiunta di zuccheri, qui ho usato l’ottima Valdibella.

datteri al naturale: che siano tunisino o mediorientali assicurarsi soprattutto che siano al naturale e non trattati con sciroppo di glucosio!

crema_mandorle_cioccolato_datteri

Ingredienti

12-15 datteri tipo deglet noor

40 g di cioccolato fondente

30 g di crema di mandorle

acqua

Procedimento

Dopo averli sciacquati metto in ammollo i datteri in acqua quanto basta per ricoprirli.

Faccio sciogliere il cioccolato fondente su fuoco basso e aggiungo la crema di mandorle. Amalgamo.

Frullo molto bene i datteri aggiungendo poco per volta la stessa acqua dell’ammollo in modo da ottenere una crema liscia e omogenea, somigliante ad una composta.

Aggiungo i datteri alla cioccolata e crema di mandorle e frullo tutto insieme in modo da amalgamare.

La posso conservare in frigo, ma è sempre meglio consumarla a temperatura ambiente in modo che risulti anche più cremosa da spalmare.

Usare i grani antichi è come risalire alle nostre origini…attraverso il cibo.
I grani antichi sono dei grani che non hanno subito le selezioni fatte dall’uomo attraverso i secoli, nè con mezzi semplici dovuti all’addomesticamento dato dall’agricoltura, nè in laboratorio.
I grani antichi sono grani “selvatici”, che l’uomo non ha mai addomesticato, perchè spesso irregolari, con scarse rese, troppo piccoli… insomma poco gestibili come tutto ciò che rimane selvatico. Ma come tali i loro sapori rimangono unici, così come anche le loro qualità!
Solitamente sono naturalmente biologici, poichè anche molto resistenti ai parassiti. Alcuni di essi rimanevano l’ultima salvezza negli anni di carestia per la loro resistenza: meglio una resa bassa che nulla e quindi venivano piantati in extremis (il grano timilia per esempio ha anche un ciclo di crescita molto breve rispetto ad altri).
Hanno anche caratteristiche nutrizionali diverse: oltre che i vari apporti di minerali e ricchezza in pigmenti (che in alcuni casi danno delle colorazioni meravigliose alle farine) la caratteristica fondamentale è che il tipo di glutine che si forma dalle farine di grani antichi è sempre con caratteristiche di digeribilità molto più alte rispetto al tradizionale frumento.
La sola Italia è la culla di più di un centinaio di grani antichi diversi: perchè ci riduciamo(e spesso saturiamo) sempre con la farina di frumento tradizionale Triticum aestivum (grano tenero coltivata in Italia settentrionale) e Triticum durum (grano duro nelle regioni centromeridionali)?!?

La Sicilia, il granaio dell’antico impero romano, è a sua volta uno scrigno di grani antichi che stanno piano piano tornando alla luce: timilia, perciasacchi, russello, maiorca.. solo per citare alcuni nomi.
I grani siciliani sono soprattutto (ma non solo) grani duri, come il grano Timilia.
Oggi ho usato proprio una pasta con questa farina, prodotta dagli agricoltori siciliani della Valdibella e in più accompagnate da un bellissimo simbolo di “AddioPizzo”, un bellissimo simbolo di rispetto della terra e dell’essere umano.
Il pesto con cui l’ho preparata è a base di semi di canapa e basilico: utilizzare dei semi di canapa decorticati, arricchisce il nostro pesto di omega 3, i preziosi acidi grassi essenziali. Profumo di basilico e rosso acceso dei pomodori.. Non resta che mettersi all’opera!

penne_timilia_pesto_canapa

Ingredienti

170-180 g di penne di grano Timilia
10-15 pomodorini pachino ben maturi
3 cucchiai di semi di canapa decorticati
1 cucchiaio di noci o anacardi
1 mazzo di basilico
1/2 spicchio di aglio
olio evo, sale

Procedimento
Macinare i semi di canapa in un mortaio con un pestello oppure tritarli con un tritatutto. Aggiungere l’aglio e le noci. Tagliare il basilico e aggiungerlo ai semi di canapa e tritare insieme aggiungendo poco per volta un pò di olio evo in modo da ottenere un pesto.
Tagliare i pomodorini a metà e aggiungere un pizzico di sale e olio e farli marinare per 15-30 minuti.
Far cuocere la pasta in abbondante acqua bollente salata e scolare al dente.
Condire con il pesto e aggiungere infine i pomodorini.

La fregola è un tipo di pasta di origine sarda, forse la progenitrice della pasta come la conosciamo oggi nella sua complessità di forme: in questo caso infatti la farina di semola di grano duro era assemblata insieme a fare delle piccole palline che poi vengono cotte in forno: si ottengono così delle perle essicate che al momento dell’uso vengono cotte come la comune pasta (una pasta di doppia cottura quindi..) e a cui vengono aggiunti i condimenti del caso.
In questo caso l’ho unita a delle splendide lenticchie siciliane della Valdibella  , bio e certificate da “AddioPizzo”, davvero un bel segnale a garanzia di  un prodotto che ha alle spalle anche il rispetto dell’uomo oltre che dell’ambiente. Quindi niente di meglio che unire i prodotti di due splendide isole, cereali da una parte e legumi dall’altra, e il risultato è diventato un piatto equilibrato, sfizioso e divertente (un ottima preparazione per i bambini che così si ritroveranno un piatto pieno di “palline” da inseguire!!!).
Lenticchie delicatamente insaporite da una senape di Dijon delicata e aggiunta di pomodorini caramellati con delle erbe provenzali hanno reso il tutto veramente delizioso. Passiamo alla ricetta..

fregola_lenticchie

Ingredienti per 2 persone

120 g di fregola

80 g di lenticchie secche piccole

15-20 pomodorini maturi

1-2 cucchiaini di senape

1 gambo di sedano, 1/2 carota, 1 scalogno, 1 pezzettino di alga kombu

maggiorana, origano, salvia

sale

olio evo

Procedimento

Lavare bene le lenticchie, metterle a cuocere in acqua con il sedano, la carota, lo scalogno e la kombu. La cottura è di circa 25-30 minuti. A fine cottura salare a piacere e scolare le lenticchie. Disporre in una terrina le lenticchie con la senape e amalgamare insieme.

Cuocere in abbondante acqua bollente salata (o se si preferisce brodo vegetale) la fregola: i tempi di cottura possono leggermente variare da una marca all’altra, di solito tra i 10 e i 15 minuti).

Tagliare i pomodorini a metà e metterli in un tegame largo in cui si  versato un pò di olio evo. Aggiungere le erbe aromatiche e il sale e far cuocere a fuoco vivace per alcuni minuti.

Quando pronta scolare la fregola, raffreddarla e mescolarla alle lenticchie e ai pomodorini. Servire tiepido con dell’olio evo, ma perfetto anche come piatto freddo. Enjoy!

L’estate può essere tanto attesa per mille motivi: il sole, le vacanze, il caldo, il mare, il cielo azzurro… le solanacee! :)
Finalmente questa è la stagione in cui giungono all’apice della loro maturazione i pomodori, peperoni, melanzane… che sono tanto temute da alcuni, e secondo alcuni regimi nutrizionali addirittura da bandire per il contenuto in solanina. Non sono di quest’idea (e forse qui interviene anche il mio buonsenso dettato da radici mediterranee), e mi appello alla stagionalità: così quando in estate questi ortaggi hanno raggiunto il loro massimo di maturazione, quindi ridotto al minimo la quantità di solanina contenuta e raggiunto l’apice di produzione di vitamine, minerali, pigmenti e acqua …beh questo è sicuramente il momento migliore per usarli.
Questo piatto unico a base di quinoa è molto semplice e delizioso ad una sola condizione: usare ortaggi di stagione e maturi al punto giusto, preferibilmente locali o bio. I miei spostamenti mi hanno portato in Calabria in questi giorni, quindi avere degli splendidi ortaggi è praticamente una certezza.
quinoared_carpetIngredienti (per 2 persone)
150 g di quinoa real
12/15 pomodorini pachino
1 peperone rosso arrostito
5-6 olive verdi
1 cucchiaino di capperi
5-6 foglie di basilico fresco
origano
olio evo, sale
Procedimento
Tritate insieme i capperi dissalati e le olive e aggiungere un pizzico di origano.  Tagliare i pomodorini a metà e cospargerli con il trito di olive e capperi, disporli su una teglia e infornarli a 180°C per 15-20 minuti.
Cuocere la quinoa con il doppio del suo volume in acqua per circa 15 minuti.
Spellare il peperone e frullarlo con il basilico, un pizzico di sale e un cucchiaio di olio: se necessario aggiungere pochissima acqua per rendere la salsa meno densa.
Unire la quinoa ai pomodorini al forno e servirla con la salsa ai peperoni. Ottimi tiepido ma anche freddo.

Domenica scorsa sono stata alla Fair Trade Week a Milano e tra le vari produttori ho conosciuto l’azienda Santacandita della Puglia i quali mi hanno raccontato della loro produzione di grano khorasan italiano, quindi libero da qualsiasi marchio e prodotto in Italia e non ad oltre 6000 km da qui.
Libero il grano dovrebbe esserlo per natura…ma oggi non sempre sembra essere così!
Questa è una ricetta estiva, rifacimento di un piatto povero (la pasta ammollicata era un piatto dalle umili origini, per chi non ha aveva altro in caso se non la mollica di pane) che con qualche piccolo accorgimento diventa un piatto ricercato. Ho usato gli spaghetti semintegrali di khorasan che hanno veramente dato il meglio di sè.
Il khorasan è un grano antico, Triticum Turanicum. Anche il kamut è un grano antico, la stessa specie.
Il khorasan è un nome libero, usato molto spesso per esempio per identificare anche grani italiani. Il kamut è un marchio: indica esclusivamente  un grano khorasan (sempre il nostro T. Turanicum ) che viene coltivato solo negli  Stati Uniti e in Canada. La multinazionale che ha il marchio Kamut fece i suoi esperimenti di coltivazione anche in Europa ma il risultato non fu soddisfacente (forse rese un pò più basse?!?). Provarono addirirttura nel loro paese di origine, ma non piacque nemmeno quel risultato.  Così il kamut viene importato in tutto il mondo, Italia compresa che sembra essere il apese con la maggiore importazione (o che ha abboccato meglio a questa esperta azione di marketing).
Il Kamut non è quindi a km zero, per quanto sia biologico l’impatto ambientale è notevole, e soprattutto surreale soluzione visto che noi stessi lo produciamo fra i nostri grani antichi, semplicemente gli agricoltori “non possono” chiamarlo con quel nome per non caricarsi del dazio del famoso marchio statunitense.
Un aspetto interessante dal punto di vista nutrizionale invece è che potrebbe essere più digeribile il nostrano khorasan rispetto alla stessa specie ma cresciuta in Canada e USA (il kamut): questo grano è originario del bacino del Mediterraneo, ma trapiantato successivamente in Canada e USA, quindi in condizioni climatiche e di terreno molte diverse dalle originarie, il chè può comportare un cambiamento del suo patrimonio genetico poichè la pianta si deve adattare alle nuove condizioni. Queste però sono solo ipotesi tutte da verificare.
Finalmente la ricetta, con una magnifica pasta di un italianissimo khorasan!!!
spaghetti_khorasan

Ingredienti (per 2 persone)
150 g di spagnetti semintegrali di khorasan
2 zucchine a botte (ma anche di altro tipo va benissimo)
3 cucchiai di pan grattato
1 manciata di capperi dissalati
1 manciata abbondante di pistacchi
1 spicchio di aglio
1/2 cipolla
150 g di passata di pomodoro
origano e alcune foglie di basilico
olio evo
sale
Procedimento
Lavare e tagliare le zucchine in fette molto sottili, disporle su una pirofila, anche in più strati e salandole leggermente in modo che perdano un pò di acqua di vegetazione. Successivamente (basteranno 20-30 minuti) mettere le zucchine in forno in una placca con carta forno e con un pò di olio e far cuocere per 15 minuti circa  170°C.
Tostare i pistacchi leggermente e tritarli in modo grossolano e metterli da parte.
Mescolare il pan grattato con i capperi e farlo tostare in una padella con un cucchiaino di olio evo per alcuni minuti. Togliere dal fuoco e tritare tutto insieme.
In un tegamino far cuocere la cipolla con l’aglio in poca acqua e successivamente aggiungere la passata di pomodoro. Aggiustare di sale. Frullare tutto insieme a delle foglie di basilico.
Nel frattempo far cuocere la pasta al dente in abbondante acqua salata, scolarla e insaporirla in una padella in cui si sarà aggiunto dell’olio evo e le zucchine. Mescolando aggiungere il pan grattato e i pistacchi.
In ogni piatto versare alcuni cucchiai di salsa pomodoro in modo da fare una coulisse e sopra disporre la pasta.
Enjoy! :)

Questa è una felicissima idea di burger vegan a base di fave secche e riso integrale: l’unione dei legumi (le fave) con i cereali (riso integrale) rende questo burger completo per quanto riguarda l’aspetto degli aminoacidi essenziali: si possono provare varianti, per esempio si può sostituire il riso integrale con del miglio oppure quinoa o sorgo. Anche il legume potrebbe essere sostituito, ma data la stagione le fave sono decisamente i legumi ideali.
burger_fave
Ingredienti (per 4-6 burger)
100 g di fave secche
4 cucchiai di riso integrale ben cotto
2 cm di carota
3 cm di cipollotto
1 cm di sedano
3 cucchiai di semi di zucca tostati
timo, origano, pepe, curcuma
salsa di soia ( a piacere)
olio evo e sale q.b.
Per la panatura pan grattato oppure farina fioretto
Procedimento
Mettere la fave secche a bagno la sera prima oppure per almeno 6-8 ore).
Con un robot tritatutto frullare le fave ammorbidite e scolate e risciacquate dall’acqua di ammollo: aggiungere la carota, il cipollotto, il sedano, i semi di zucca e infine il riso integrale e frullare tutto insieme.
Aggiungere all’impasto il timo, il pepe, la curcuma e l’origano e a piacere un pò di salsa di soia per insaporire.
Aggiustare di sale e amalgamare tutto.
Prendere con le mani delle palline di impasto e formare dei dischi da passare nella panatura e quindi mettere a cuocere in forno, su una placca già oliata, per 15 -20 minuti circa a 170°C.
Enjoy! :)

Questa è una ricetta per una crema crudista a base di zucchine e anacardi, ottima in estate, energetica grazie alla presenza degli anacardi e frasca grazie alla zucchina.
Tra gli ingredienti il miso, utilizzato per dare sapidità, ma soprattutto un buon modo per integrare nelle nostre ricette quotidiane questo preziosissimo ingrediente proveniente dalla tradizione giapponese…una medicina direi più che un condimento! Nasce dalla fermentazione, lunga due anni, di soia, sale marino e cereali – preferibilmente riso o orzo – effettuata in grandi tini di cedro. Per i monaci buddisti Zen, per cui si deve ricercare la sobrietà e l’armonia in ogni aspetto della vita, e anche nella cucina, il miso è l’alimento che meglio rappresenta questo spirito. Anche per questo il miso è diventato il condimento principale della cucina nipponica tanto che è stato coniato il detto popolare “tutto va bene finché c’è miso”. Il miso è un alimento eccezionale non tanto per la quantità di proteine ma soprattutto per la loro qualità. Infatti, queste proteine, che provengono dalla soia, vengono demolite durante la fermentazione e vengono ridotte ai loro singoli costituenti: gli aminoacidi (e chi frequenta i miei corsi ormai saprà a memoria quanto importante sia l’assimilazione di aminoacidi anzichè proteine!!! :)). Il miso contiene un elevato contenuto di sali minerali, oligoelementi, vitamine e enzimi. In particolare gli enzimi svolgono un’azione favorevole nei confronti della flora batterica intestinale, riequilibrando le funzionalità dell’intestino. Il miso è ricco anche di lecitina e acido linoleico, due sostanze capaci di ripulire il sangue dal colesterolo e che prevengono il rischio di malattie cardiovascolari.
Imparare a conoscerlo e aggiungerlo ogni tanto alle nostre preparazioni non può far altro che donarci tanta vitalità in più!!! :D
crema_anacardi_zucchine
Ingredienti
1 zucchina
3 cucchiai di anacardi
1 + ½ cucchiaini di miso
Buccia di limone
1 spicchio di aglio, Timo o basilico (facoltativo)
Procedimento
Mettere in ammollo gli anacardi per 1-2 ore. Frullare la zucchine insieme agli anacardi ammollati e scolati, la buccia di limone, aglio, e il miso. Tenere in frigorifero. A piacere si può mettere a “colare” in modo che perda un po’ della sua acqua in eccesso e diventi più compatta.

Finalmente è arrivata la stagione della frutta colorata… che meraviglia! In questo perido adoro cominciare dalla colazione a colorare i miei pasti e i pudding di semi di chia  mi hanno ormai letteralmente conquistata. Ho già spiegato in precedenza perchè e come si usano i semi di chia per fare i pudding crudisti, non resta altro che provarli con le infinite possibilità che ci sono…
Oggi il pieno di frutta con questo pudding alle fragole reso goloso da un mix di cioccolato crudo, granella di mandorle e gulamerah (zucchero di fiori di cocco).
chia_pudding_strawberry
Ingredienti (per 2 persone)
3 cucchiai di semi di chia
8 fragole mature fredde da frigo
1 banana matura fredda da frigo
1 arancia fredda da frigo
1 cucchiaino di succo di limone
20 g di cioccolato fondente crudo
1 manciatina di mandorle tritate grossolanamente
1 cucchiaino di gulamerah
Procedimento
Frullare insieme le fragole, la banana e il succo di limone e dell’arancia.
Aggiungere altri 50-100 ml di acqua e frullare. (questo passaggio può essere facoltativo se si preferisce un composto molto più denso e dolce)
Aggiungere i semi di chia e mescolare in modo da amalgamare il tutto e versare in delle coppette e mettere in frigo. Lasciar riposare per 2 ore circa (si può anche preparare la sera prima per la colazione del mattino dopo!).
Tritare grossolanamente il cioccolato e mescolarlo con le mandorle grossolane e lo  zucchero. Amalgamare insieme e usarlo per decorare le coppette distribuendolo in superfice.
Consumare fresco.