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Anteprima dei corsi di cucina a Mantova fino a Dicembre..
…Ma non pensare che sia finita qui: quindi rimani aggiornato tramite il calendario sul sito, mailing-list o pagina Facebook..
#staytuned

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Oggi scrivo di yogurt diversi dal solito: niente uso di latte vaccino, nè di soia, nemmeno il buonissimo latte di mandorla… Oggi uno “yogurt” di avena!
Premesso che lo yogurt per definizione è un latte fermentato da alcuni microrganismi, i cosiddetti “fermenti lattici”. I fermenti lattici con la loro attività degradano il lattosio contenuto nel latte, creano dei sottoprodotti acidi e fanno coagulare il latte e lo arricchiscono di enzimi: il risultato è lo yogurt.

Mi autoconcedo la licenza di usare il termine yogurt per questa preparazione di oggi a base di avena: si tratta di un alimento cremoso, compatto e leggermente acido per via dei fermenti presenti che può essere usato proprio come la yogurt!

Perchè provarlo?

Perchè è senza latte
Perchè è senza soia
Perchè è semplice
Perchè è estremamente nutriente (e saziante, da non sottovalutare per uno snack/merenda!)
Perchè è fermentato

Come si può preparare?
E’ semplicissimo e bastano due ingredienti: fiocchi di avena e un paio di cucchiai di un’altro yogurt da usare come starter!

Andiamo a prepararlo!

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Ingredienti

40 g di fiocchi di avena mignon (rolled oat)
160 g di acqua
2 cucchiai di yogurt starter* (oppure fermenti lattici)
Per guarnire: sciroppo di acero, granella di mandorle, cioccolata fondente, mirtilli..

Procedimento

In un contenitore unisci 120 g di acqua e i fiocchi di avena: lasciali in ammollo 10 minuti circa, si idrateranno e poi potrai frullarli con un frullatore ad immersione. Versa in un pentolino l’avena frullata e aggiungi la restante acqua quindi porta ad ebollizione per 1-2 minuti: il composta si addenserà leggermente.
Se vuoi aromatizzare lo yogurt alla vaniglia questo è il momento giusto per aggiungerla, altrimenti salta questo step.
Versa tutto in un barattolo di vetro, fai intiepidire e aggiungi lo starter prescelto: lascia ad incubare per 12-16 ore secondo i gusti.
Conserva in frigorifero e guarnisci come preferisci per servirlo: personalmente qui ho alternato strati di yogurt con sciroppo di acero, gocce di cioccolato fondente e granella di mandorle.

I suggerimenti di Jyoti
Ami le cheesecake?Perchè non provi a farne una con lo yogurt di avena?!?

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Fave e baccelli?!?
Si hai presente quando acquisti le fave, magari 1 kg e torni a casa con la tua busta piena, le sbucci e ti rimangono in una terrina a malapena 300 g di fave e dall’altra parte una montagna di bucce da buttare nel’organico?!?

Ecco ci sono delle alternative finchè è primavera e puoi avere a disposizione delle fave che siano:

– fresche con i baccelli integri, senza macchie nere e ben idratati di modo che siano ben teneri;
– biologiche, cioè assolutamente non trattate, così che si possano usare i baccelli esposti all’ambiente senza remore.

Se ci sono queste caratteristiche allora sappi che puoi utilizzare per i tuoi piatti anche i baccello!
PRO:
I baccelli delle fave hanno un sapore estremamente delicato, delizioso!
Una buona parte delle proprietà nutrizionali delle fave sono contenute anche nel baccello (ebbene si!) quindi le userai anzichè buttarle;
Si riducono decisamente gli sprechi.

CONTRO
Non tutti amano la consistenza della buccia, carnosa e leggermente “pelosa”!

…Ma ai “contro” si può rimediare con alcuni metodi di cottura…per esempio perchè non preparare una tempura con i baccelli oppure fare un pesto dopo averli sbollentati o ancora ripassarle in abbondante olio evo?!?

Io oggi vi propongo una ricetta primaverile di un orzo con fave e baccelli. Nella medicina cinese l’orzo e gli alimenti verdi sono gli ideali per la primavera: si consiglia anche di andare direttamente per i campi a raccoglierli, non solo per poterle poi mangiare appena raccolte, ma perchè lo stesso verde intorno rilasserebbe il sistema Fegato.. Pensaci la prossima volta che vai a fare una passeggiata nel verde!!

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Non solo… se ancora non lo sapessi, ti ricordo che anche quest’anno collaboro alla realizzazione della Primal con Irene Sgarbi, dal 22 al 29 Giugno: è un processo fondamentale soprattutto se sei arrivato alla conclusione che vuoi diventare l’adulto che avresti sempre desiderato avere accanto da bambino!

Orzo con fave e baccelli

Ingredienti
230 g di orzo perlato
500 g di fave (con baccello)
1 aglio novello piccolo con le sue foglie
2 foglie di salvia sclerea
qualche fogliolina di menta
olio evo
sale
Procedimento
Cuocere l’orzo in abbondante acqua salata.
Sbucciare le fave mettendo da una parte i baccelli.
Cuocere in acqua bollente salata le fave per 2-3 minuti.
Prendere 5-6 baccelli, lavarli, tagliarli a pezzettini e asciugarli su un canovaccio pulito. I baccelli si ossidano in fretta quindi passare subito alla cottura: in un pentolino aggiungere abbondante olio e friggere i baccelli delle fave per pochi minuti per lato, quindi scolarli e salarli mettendoli da parte.
Tagliare finemente la salvia sclerea e l’aglio comprensivo di fusto e foglie e farli rosolare in un tegame con olio evo. Aggiungere le fave e qualche fogliolina di menta quindi spegnere e aggiungere l’orzo ad insaporire: infine aggiungere i baccelli e servire.

I consigli di Jyoti
Se non hai a disposizione Salvia Sclerea e aglio giovane puoi sostituire con salvia tradizionale e con uno spicchio di aglio a magari alcune foglie verdi di cipollotto tagliati finemente!

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Il tempeh può essere un ottimo sostituto delle proteine animali per un secondo veloce e appetitoso. Il tempeh, contrariamente ai legumi che vanno comunque “premeditatati” (mettere in ammollo per esempio e cuocerli) può essere una buona scelta per un pranzo da realizzare last minute, quindi averne una confezione in frigo può essere una scelta intelligente come salva-pranzo.

Il tempeh è un prodotto fermentato, derivante dalla soia per l’esattezza, anche se oggi lo si può trovare anche come prodotto della fermentazione dei ceci oppure dei fagioli. Le sue origini sono lontane, in Indonesia, dove lo si trova in ogni casa, poichè cibo povero, infatti è un ingrediente principe dello street food indonesiano (ti ricordi il Gado Gado!) .

Se sei un fan dell’autoproduzione potresti avventurarti nel processo di fermentazione che porta alla produzione del tempeh (è necessario per partire uno starter che io di solito trovo qui ).
Se invece sei alle prime armi, per iniziare puoi comprarlo il tuo tempeh già pronto in qualche negozio di alimenti biologici, confenzione al naturale, in mdo che possa essere tu a conferirgli gusto con questa ricetta.

In questo caso ho usato verdure che si possono avere facilmente in casa in questa stagione: cipolle, carote, ravanelli e sedano. Anche se qualcuno storce il naso con il sapore pungente dei ravanelli consiglio di provarli in cottura: perdono il sapore pungente diventando delicatamente dolci.
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Tempeh al rosmarino con verdure agrodolci e olive taggiasche

Ingredienti

150 g di Tempeh al naturale
un mazzetto di rosmarino
3 cucchiai di tamari
olio evo
sale
Per le verdure
2 carote
1 cipolla rossa
5-6 ravanelli
2 cucchiai di olive taggiasche
2 spicchi di aglio
sedano
1-2 cucchiai di aceto di mele
olio evo
sale marino

Procedimento
Cubettare il tempeh e metterlo in un contenitore con il rosmarino tritato, il tamari e l’olio evo: lasciar riposare per almeno 30 minuti, meglio 2 ore.
Tagliare la cipolla rossa a spicchi grossolani, le carote a losanga, il sedano grossolano, e i ravanelli in 4 spicchi. In un tegame versare l’olio evo e aggiungere gli spicchi di aglio intero a rosolare quindi aggiungere le altre verdure: far cuocere insieme mescolando per una decina di minuti, quindi aggiungere anche le olive e due cucchiai di aceto di mele, continuando a far cuocere per altri 10 minuti circa aggiungendo anche il sale.
In contemporanea cucinare il tempeh con la sua marinatura in una padella a parte, facendolo rosolare un pochino. A fine cottura aggiugere i tempeh alle verdure e terminarli insieme. Servire caldo.

La primavera, germoglio dopo germoglio, è arrivata a pieno ritmo.
E anche la pioggia di questi giorni ne fà parte.. rinfresca l’aria, la rinnova e disseta la terra.. Che ci sostiene e ci nutre!
In questa stagione la terra per nutrirci ci offre alcuni vegetali di stagione fantastici per il nostro corpo: in questo piatto in particolare ho scelto la rucola e gli agretti!
Gli agretti sono tendenzialmente diuretici e sostengono i processi di depurazione (ve ne ho parlato anche qui ), invece la rucola, con il suo sapore pungente stimola il fegato e le sue funzionalità: in primavera per favorire una buona partenza del corpo dopo l’inverno.
Qui ho preparato un pesto con la rucola e i pistacchi per la pasta di grano timilia (ormai sanno tutti che è una delle mie preferite è quella degli amici della ValdiBella: se non li conosci ancora visita il loro sito!) ai quali ho aggiunto degli agretti e fili di carote scottati e spadellati: un piatto ben calibrato tra verdure e pasta: accompagna con dei legumi e qualche cruditè e il tuo pranzo sarà completo!

Ingredienti (per 2 persone)

120 g di linguine di grano timilia

un mazzetto di agretti

1 carota

1 spicchio di aglio

un mazzetto piccolo di rucola

4-5 foglie di aglio ursino

30 g di pistacchi

olio evo

sale 

Procedimento

Portare l’acqua per la pasta già salata ad ebollizione in una pentola. Lavare gli agretti, pulirli delle radici e la base troppo coriacea e sbollentarlo nell’acqua per 3 minuti circa, quindi scolare e metterli da parte.

Pulire la carota e tagliarla per la lunghezza aiutandosi con un pelapatate oppure con un attrezzo per preparare gli spaghetti vegetali: ottenuti i fili di carota sbollentarli nella stessa acqua bollente per 30 secondi. Scolarli e ripassarli in padella con olio evo e uno spicchio di aglio con anche gli agretti. 

Nell’acqua di cottura delle verdure cuocere le linguine.

In un mortaio pestare la rucola e l’aglio ursino dopo averli tagliati finemente a coltello aiutandosi anche con i pistacchi. Preparare un pesto grossolano e aggiungere l’olio.

Scola le linguine al dente, aggiungi il pesto di rucola e infine gli agretti e le carote. Servi subito.

Enjoy!

Dal tardo autunno in poi fino alla fine dell’inverno per me sono tanti i momenti buoni per preparare un succo di mela caldo, per esempio:
– quando ho un desiderio smodato (altrimenti detto “smania”) di dolce;
– quando ho voglia di un gusto dolce ma non ho voglia di un dessert;
– quando ho bisogno di qualcosa che mi rilassi e calmi;
– quando ho bisogno di facilitare il sonno;
– quando semplicemente mi va un succo di mela caldo!!!

Il succo di mela caldo ha un effetto in generale calmante, e in effetti le mele hanno una proprietà miorilassanti.
In Austria è uso comune bere l’apfelpunsch, il punch bollente di mela e spezie (cannella, chiodi di garofano, noce moscata..): succo di mela preparato portandolo ad ebollizione con le spezie prescelte. Le spezie usate hanno proprietà antinfiammatorie…mi sembra che una trovata geniale per l’inverno oltre che ottima!
Nella macrobiotica (per il prossimo corso vedi qui!)il succo di mela viene usato per le sue qualità energetiche “addolcenti”… non solo per i dolci, ma anche per l’umore: una sorta di balsamo naturale dell’animo: quindi se siete miei ospiti e vi offro un succo di mela caldo con cannella ci sono buone probabilità che sia mia intenzione far rilassare gli animi!!

Proprio per la sua azione rilassante accompagnata dal sapore dolce rassicurante lo preparo quando si è sottoposti a stress eccessivo che tra le conseguenze, specie fra le donne, porta anche a disordini alimentari. Quando siamo sotto stress è facile mangiar male:
..prima le patatine, poi un pezzettino di cioccolata fondente, poi un avanzino del pranzo, dopo 15 minuti due biscotti e così via ad oltranza senza trovare mai ciò che ci appaga. Ecco di solito non lo si trova semplicemente perchè non esiste quel cibo.. Ed è semplice, non esiste perchè si stà chiedendo ad un cibo “colmare/calmare” qualcosa che non ha nulla a che vedere con la fame!

In questi casi, prima di aprire confezioni, finire barattoli e scartare barrette, provo a fermarti 5 minuti per preparare un succo di mela caldo e mi ritaglio 2 minuti per sorseggiarlo con calma: di solito non me ne pento mai!
E’ semplicissimo, ecco come prepararlo.

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Succo di mela caldo speziato
Succo di mela caldo con spezie

Ingredienti
Succo di mela limpido
Specie a piacere (Cannella, chiodi di garofano, pimento, noce moscata, zenzero..)
Acqua
Procedimento
In un pentolino unisci del succo di mela e dell’acqua. La percentuale succo di mela/acqua può variare in base ai gusti personali: 50% succo di mela e 50% acqua per chi ama una bevanda moderatamente dolce, invece aumentare il succo di mela se avete bisogno di un gusto un pò più dolce. Trova le tue proporzioni anche perchè il succo di mele può cambiare come grado di dolcezza.
Porta ad ebollizione aggiungendo le spezie: per una tazza io uso 2-3 chiodi di garofano e altrettanti di pimento pestati, 1 cucchiaino di cannella in polvere e una grattugiata di noce moscata. Le spezie pestate grossolanamente le aggiungo all’inizio e faccio bollire insieme per qualche minuto, mentre le spezie in polvere le aggiunto a fuoco spento alla fine.
Filtra e versa in tazza.

I consigli di Jyoti
Il succo di mela è pur sempre ricco di zuccheri: non ti consiglio di usarlo frequentemente puro al 100% ( se non per dolcificare) nè di usarlo quotidianamente. Come per tutte le cose bisogna trovare un giusto mezzo.

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Ho appena finito di tenere un corso sulla panificazione con la pasta madre in cui i partecipanti si sono completamente immersi nell’atmosfera “piena di fermento” di batteri e lieviti selvaggi, farine e impasti.. Tutti erano così pieni di domande ed erano così tante le cose da dire e impastare che non abbiamo avuto modo di accennare a come usare la pasta madre anche per fare qualche dolce.

Così ho pensato di rimanere in tema con il periodo, ci avviamo verso il carnevale e i dolci fritti riempiono le vetrine.. e la nostra pancia!!!
Ho pensato a delle frittelle integrali con uvetta e mele, fatte lievitare con pasta madre. L’impasto è dolcificato pochissimo con dello sciroppo di acero: per chi ama un grado di dolcezza maggiore consiglio di servirle con del malto, uno sciroppo dolce a piacimento oppure con una spolverata di zucchero mascobado macinato finissimo.

Professionisti e neofiti della pasta madre provatele: sia per il gusto di farle lievitare naturalmente sia per la ricetta ben equilibrata! Ma soprattutto cari panificatori di sabato scorso, questa ricetta è apposta per voi per farvi esercitare!!! =)

In particolare ai neofiti di pasta madre consiglio di non demordere: può sembrare impegnativo ai rimi tentativi ma con il tempo vedrete grandi progressi … e che soddisfazione dare forma ai vostri pani!!!

Vi lascio alla ricetta dopo avervi ricordato l’avvio a Febbraio di un bellissimo corso base di cucina macrobiotica a Mantova: insomma il buono, il bello e il sano finalmente insieme!!!

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Ingredienti

200 g di farina di tipo 2
50 g di pasta madre rinfrescata
40 g di sciroppo di acero
150 ml circa di latte di avena/riso
1 tazza di uvetta
1 mela
la scorza grattugiata di 1 limone
cannella
pizzico di sale

Olio per frittura

Procedimento
In una terrina abbastanza capiente mescolare bene la farina con il latte di avena tiepido, lo sciroppo di acero, il sale e la pasta madre.
Tagliare la mela a cubetti e ricoprirla di cannella in polvere. Aggiungere all’impasta la mela, l’uvetta e la scorza di limone e amalgamare molto bene tutti gli ingredienti. L’impasto deve essere fluido (come per preparare le frittelle appunto) quindi se troppo asciutto aggiungere del latte vegetale.
Lasciare riposare ben coperto a temperatura ambiente per circa 5-6 ore: l’impasto è pronto quando avrà raddoppiato il suo volume.
Cuocere le frittelle versando cucchiaiate di impasto nell’olio bollente e friggere ad immersione.
Asciugale con molta carta assorbente e consumale preferibilmente calde- tiepide.

I consigli di Jyoti
– L’uvetta puoi renderla più profumata o aromatica ammollandola in precedenza: in del succo di arancia per una versione adatta anche ai bimbi, oppure in un pò di liquore (o vino liquoroso) profumato di tuo gradimento.
– Aumenta fino ad 80 g la pasta madre se vuoi ridurre i tempi di lievitazione. Ricorda anche che i tempi variano in base alla temperatura dell’ambiente.
– Se non hai ancora l’occhio con la crescita degli impasti usa una terrina di vetro e segna il livello dell’impasto alla partenza e controlla più spesso quanto cresce.

Nella stagione invernale, quando assaggio un dolce con le mele tiepido, mi viene subito da pensare che ci si possa finalmente riappacificare con tutto e che ad ogni cosa c’è rimedio…
Magia delle mele al forno o dei dolci?!?
Le mele tra i frutti sono quelle che danno un benefici al sistema nervoso grazie alla presenza di vitamina B1, che combatte in generale il nervosismo. Se sono cotte, le mele sono un ottimo rimedio contro la stipsi (crude sono da considerarsi leggermente astrigenti, ma dipende dal molto anche dal tipo di mela). Già questi benefici possono fare tornare il buonumore a tanti!!!
Le torte di mele hanno spesso un abbinamento antistress vincente che è dato da “mele & cannella“: la cannella è una spezia che induce anch’essa rilassamento. Inoltre sia la mela che la cannella stabilizzano gli zuccheri nel sangue. E’ ormai risaputo che gli sbalzi glicemici possono alterare l’umore: quando siamo affamati e a stomaco vuoto quanto siamo irascibili?!?

Allora mi sembra che uno strudel alle mele possa essere spesso una buona idea! Soprattutto se la ricetta è come questa senza zuccheri raffinati aggiunti.
Lo strudel di mele è una ricetta semplice e pratica, che di solito piace a tutti.

Se ti va, puoi anche accompagnare allo strudel di mele una salsa a base di sola frutta o composta oppure un pò di sciroppo di acero..

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Strudel di mele senza zucchero

Ingredienti per l’impasto

80 g di farina di farro integrale

80 g di farina di farro bianca

80 ml di succo di mela

1 cucchiaio di olio evo

1 cucchiaino di aceto di mele

Scorza grattugiata di limone

Pizzico di sale

Ingredienti per il ripieno

2 mele

60 g di uvetta

50 g di frutta secca tritata grossolanamente (noci-mandorle-nocciole)

2 cucchiai di pan grattato di farro

Cannella a piacere

Procedimento

Mescolare in una terrina gli ingredienti per la pasta: farine, scorza di limone, sale e aggiungere i liquidi ben mescolati insieme. Impastare bene e far riposare per 15-30 minuti.

Nel frattempo tagliare le mele a cubetti, mescolarli con l’uvetta, la frutta secca tritata, i due cucchiai di pan grattato e la cannella. Se disponbile è ottima anche della scorza di arancia.

Stendere la pasta in un rettangolo di spessore sottile e disporre il ripieno. Chiudere lo strudel e infornare a 180°C per 25 minuti circa.                                                                            

Se in molti post e ricette vi ho parlato di grani antichi, adesso vi racconto della scoperta fatta la scorsa primavera quando durante una conferenza ho ascoltato per la prima volta il prof. Ceccarelli e la sua storia con le popolazioni di grani evolutivi.

Il prof. Ceccarelli, ricercatore genetista, è soprattutto una persona che si stanca mai di parlare di grani, come un innamorato che non si stanca mai di narrare le bellezze della sua amata! E’ sempre ispirante incontrare persone che amano profondamente ciò che fanno.

Ceccarelli ha passato la maggior parte della sua carriera a studiare le varietà di grani soprattutto tra Siria, Iran e India. Così ha scoperto che in alcune aree, dove venivano coltivate da millenni in maniera artigianale miscele di grani, i campi erano estremamente produttive anche senza uso di pesticidi e concimi, più delle monoculture.

Ecco cosa accadeva. Niente “monocultura” così largamente diffusa oggi, nel campo del povero contadino invece crescevano diversi tipi di spighe di grano, più basse e più alte, più dure o più tenere, e tutte coesistevano nello stesso campo. Prima del raccolto il contadino raccoglieva delle spighe per la semina successiva: sceglieva le spighe che gli sembravano più belle e delle piante più sane, le conservava e le seminava per l’anno successivo. E così via ogni anno.

In questo modo si creava nel campo di grano, una convivenza di grani con caratteristiche diverse tra loro (si chiama biodiversità), che rendeva le popolazioni nel loro insieme molto resistenti e non facilmente soggette a malattie, e questo anche grazie allo sviluppo di piante più forti grazie anche ad un apparato radicale più esteso (significa che la pianta ha più possibilità di cercare e acquisire nutrienti dal terreno!).

Anche l”uomo ha fatto la sua parte, in modo saggio, scegliendo manualmente ogni anno le spighe più belle da conservare per la semina. Queste popolazioni si chiamano evolutive proprio perchè il loro corredo genetico si evolve e cambia in conformità all’ambiente, adattandosi sempre meglio.

Le farine ottenute come sono? I sapori sono indescrivibili e sempre unici, perchè diverse da regione a regione. Il glutine contenuto non è solitamente debole, empiricamente si è osservato fra le popolazioni che ne facevano uso che le intolleranze al glutine, allergie e celiachia erano sconosciute. Si potrebbe dedurre quindi che siano più digeribili.

Altra bella notizia: questi semi, proprio perchè così soggetti a variazioni, non possono essere soggette a royalties e brevetti (vi ricordate il Kamuth?): ogni contadino è custode dei propri semi!

Dopo essere venuta a conoscenza di tutte queste notizie ero estasiata e non vedevo l’ora di trovare qualcuno che avesse deciso di coltivare questi grani..

Tra impegni vari non riuscii a mettermi subito alla ricerca… Ma i grani trovarono me prima che io trovassi loro!!

Un bel giorno mi arrivò in regalo un sacchetto con qualche kilo di farina sfusa: la persona che me le regalò mi disse che erano farine molto particolari e che chi le coltivava aveva particolare cura verso i suoi grani.. Mi sorse un dubbio: “Vuoi vedere che…”…
Così feci subito una ricerca: telefonai alla signora Lucia, la proprietaria dell’azienda da cui provenivano le farine e le chiesi se poteva dirmi qualcosa in più.

Lucia Ferraroni è una signora gentilissima e disponibile, piena di entusiasmo per i prodotti della terra. Lucia ha subito accolto la mia richiesta raccontandomi dei suoi campi, del piccolo Agribio-panificio che hanno creato a Reggio Emilia, della necessita di favorire questo tipo di agricoltura per ristabilire un pò di equilibrio nell’ambiente.. Eh si, erano contadini che si erano dedicati alle popolazioni di grani evolutivi.
La telefonata fu breve ma nutriente, come lo sono le cose belle e fatte con amore!

Dopo una prima prova il cui risultato non mi convinceva (dovevo migliorare la lievitazione), questo è l’ultimo pane realizzato con la farina dell’azienda Ferraroni.

Saranno i grani, sarà la passione che ci mette chi lo coltiva, sarà stata l’emozione e la gioia di lavorare una farina così piena vita… ma super è dire poco! Forse il miglior pane di sempre!

Vuoi dei motivi per cercare e usare queste farine?

  • Perchè potresti preparare il pane più buono della tua vita!!!  =)
  • Perchè se non sei abile con la panificazione sono ottimi anche i biscotti!! =)
  • Perchè sono farine molto più equilibrate e ricche di nutrienti per noi e sostenibili per l’agricoltura.
  • Perchè i piccoli contadini che producono queste farine lo fanno perchè amano la Terra!
  • Perchè si tratta colture che “naturalmente” non hanno bisogno di pesticidi ed erbicidi.

Ingredienti

500 g di farina di grani evolutivi

200 g di padre rinfrescata con 50% di farine di grani evolutivi

acqua q.b (circa 220 ml)

5 g sale

Procedimento

Sono partita con una breve autolisi della sola farina con acqua tiepida.

Dopo 10 minuti ho aggiunto la madre e ho lavorato insieme per amalgamare.

Lasciato riposare altri 10 minuti, quindi ho aggiunto il sale e ho lavorato per circa 10 minuti.

Ho lasciato maturare per circa 5 ore a temperatura ambiente.

Cottura su pietra refrattaria a 220°C per 30 minuti e 180°C per altri 35 minuti circa.

 

 

 

 

Questo è quel periodo dell’anno in cui ancora non hai capito bene se la transizione verso l’Autunno uggiolino e piovoso è avvenuta oppure c’è ancora spazio per le t-shirt mezze maniche e qualche ora al sole. Nell’incertezza quindi metto su la t-shirt a mezze maniche, la felpa e la giacca antivento..
Ecco la mia ribollita di oggi è stata di transizione come per il clima. Uno dei miei contadini preferiti aveva sia il cavolo nero che dei splendidi pomodorini maturi: la fine dell’Estate e l’inizio del denso Autunno uniti insieme!

Per riuscire a superare indenne questi cambi di stagione io mi affido ad un alimentazione a base di tutti gli ortaggi di stagione disponibili e ad una buona dose di calore dato dalle lunghe cotture, quindi la ribollita in questa incertezza mi è sembrata un punto fermo.

Ho usato un misto di legumi, fagioli borlotti, cannellini e ceci e le verdure che la stagione di transizione offre sono: pomodorini, cipolle, cavolo nero, carote, foglie di broccoli, cappuccio. Profumo di rosmarino e un pò di origano e fuoco basso e la lunga attesa per la cottura terminano la lista degli ingredienti.

Una zuppa calda alleggerisce il cuore e scalda i pensieri.. Pensaci quando stai per scegliere cosa preparare per cena!

Buona Ribollita e buon Autunno!

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Ingredienti (per 5-6 persone)

200 g di cannellini lessati

200 g di borlotti lessati

200 g di ceci lessati

200 g di pomodorini maturi

8 foglie di cavolo nero

2 cipolle

2 carote

100 g di cavolo cappuccio

le foglie di un broccolo

rosmarino, origano

1 spicchio di aglio

olio evo

sale

Procedimento

Trita la cipolla e l’aglio. Taglia a cubetti la carota. Lava i pomodorini e ripulisce le foglie del cavolo nero dalle nervature centrali tenendole da parte.

In una pentola a fondo pesante versa 2 cucchiai di olio e aggiungi la cipolla, l’aglio e la carota e fai cuocere a fuoco basso per 10 minuti circa mescolando di tanto in tanto. Aggiungi successivamente le nervature del cavolo nero tritate e i pomodorini: interi se sono molto piccoli altrimenti tagliati a metà. Continua a far cuocere lentamente per altri 15 minuti circa.
Aggiungi quindi i legumi e fai cuocere insieme alle verdure: aggiungi del liquido fino a ricoprire, può essere il liquido di cottura dei legumi oppure del brodo vegetale.

Dopo circa 30 minuti con un frullatore ad immersione frulla una parte di legumi nella pentola: basterà attivare il frullatore per pochi secondi.

A questo punto aggiungi le verdure in foglie tagliate a chiffonade e fai cuocere per circa 10-15 minuti ancora, e aggiungi anche il rosmarino tritato, origano e aggiusta il sale, quindi spegni il fuoco e fai riposare la zuppa.

Ottima servita con dei crostini, decisamente migliore il giorno dopo!

Enjoy