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Strudel di mele

Nella stagione invernale, quando assaggio un dolce con le mele tiepido, mi viene subito da pensare che ci si possa finalmente riappacificare con tutto e che ad ogni cosa c’è rimedio…
Magia delle mele al forno o dei dolci?!?
Le mele tra i frutti sono quelle che danno un benefici al sistema nervoso grazie alla presenza di vitamina B1, che combatte in generale il nervosismo. Se sono cotte, le mele sono un ottimo rimedio contro la stipsi (crude sono da considerarsi leggermente astrigenti, ma dipende dal molto anche dal tipo di mela). Già questi benefici possono fare tornare il buonumore a tanti!!!
Le torte di mele hanno spesso un abbinamento antistress vincente che è dato da “mele & cannella“: la cannella è una spezia che induce anch’essa rilassamento. Inoltre sia la mela che la cannella stabilizzano gli zuccheri nel sangue. E’ ormai risaputo che gli sbalzi glicemici possono alterare l’umore: quando siamo affamati e a stomaco vuoto quanto siamo irascibili?!?

Allora mi sembra che uno strudel alle mele possa essere spesso una buona idea! Soprattutto se la ricetta è come questa senza zuccheri raffinati aggiunti.
Lo strudel di mele è una ricetta semplice e pratica, che di solito piace a tutti.

Se ti va, puoi anche accompagnare allo strudel di mele una salsa a base di sola frutta o composta oppure un pò di sciroppo di acero..

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Strudel di mele senza zucchero

Ingredienti per l’impasto

80 g di farina di farro integrale

80 g di farina di farro bianca

80 ml di succo di mela

1 cucchiaio di olio evo

1 cucchiaino di aceto di mele

Scorza grattugiata di limone

Pizzico di sale

Ingredienti per il ripieno

2 mele

60 g di uvetta

50 g di frutta secca tritata grossolanamente (noci-mandorle-nocciole)

2 cucchiai di pan grattato di farro

Cannella a piacere

Procedimento

Mescolare in una terrina gli ingredienti per la pasta: farine, scorza di limone, sale e aggiungere i liquidi ben mescolati insieme. Impastare bene e far riposare per 15-30 minuti.

Nel frattempo tagliare le mele a cubetti, mescolarli con l’uvetta, la frutta secca tritata, i due cucchiai di pan grattato e la cannella. Se disponbile è ottima anche della scorza di arancia.

Stendere la pasta in un rettangolo di spessore sottile e disporre il ripieno. Chiudere lo strudel e infornare a 180°C per 25 minuti circa.                                                                            

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Insalata di valeriana, datteri e mandorle

 Pensavo di parlarvi di un insalata che è deliziosa, semplice e splendida per utilizzare la frutta secca che gira per casa durante le feste natalizie.. Un post fresco e veloce insomma..     Invece nell’accingermi a scrivere un post sul mio sito dopo quasi un mese ho appena scoperto che è arrivato il fatidico momento in cui wordpress ha cambiato tutte le sue impostazioni di scrittura… ci impiegherò un pò ad abituarmi quindi non so bene quando sarà pronto questo post…speriamo prima di Natale!!!  =) 

Torno alla nostra insalata, mi sono ispirata ad un piatto ammirato in un libro di ricette israeliane alcuni mesi fa, che mi è tornata in mente in questo periodo perchè è quello in cui i datteri si trovano in quasi tutte le case. Ho scelto la valeriana per questa insalata dopo il racconto di Serena, contadina appassionata dell’azienda Cencio Molle di Mantova:  queste foglioline dall’aspetto così delicato in inverno crescono molto bene, soprattutto dopo una gelata che acquistare alle foglie dolcezza e diventare più croccanti! La valeriana aiuta il fegato e le sue funzioni depurative.

 

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Insalata di valeriana, datteri e mandorle

Ingredienti
30-40 g foglie fresche di valeriana
1/2 cipolla rossa piccola (oppure 1/4 di una grande)
3-4 datteri
una manciata abbondante di mandorle
pane tipo chapati o pita (anche il pane carasau può andar bene)
1 cucchiaio di aceto di melograno
1 cucchiaio di olio evo
sumac
sale, peperoncino (facoltativo)

Procedimento
Tagliare la cipolla a fettine finissime, unirla ai datteri snocciolati e tagliati e mescolarli insieme in una ciotolina insieme all’aceto di melograno. Far marinare per circa 30 minuti. 
Lavare la valeriana e disporla in una terrina. Tostare in padella le mandorle e il pane tagliato a triangolini: sul finire della tostatura aggiungere l’olio evo, il sumac, il peperoncino e il sale: amalgamare bene e spegnere il fuoco. 
Aggiungere all’insalata la cipolle con i datteri marinati insieme alle mandorle con il pane. Enjoy!

I consigli di Jyoti
Prova a sostituire potrebbero essere sostituiti anche da delle ottime albicocche disidratate per rendere la ricetta più “nostrana”!
L’aceto di melograno può essere sostituito dall’aceto di mele.

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Ribollita dei primi di Autunno

Questo è quel periodo dell’anno in cui ancora non hai capito bene se la transizione verso l’Autunno uggiolino e piovoso è avvenuta oppure c’è ancora spazio per le t-shirt mezze maniche e qualche ora al sole. Nell’incertezza quindi metto su la t-shirt a mezze maniche, la felpa e la giacca antivento..
Ecco la mia ribollita di oggi è stata di transizione come per il clima. Uno dei miei contadini preferiti aveva sia il cavolo nero che dei splendidi pomodorini maturi: la fine dell’Estate e l’inizio del denso Autunno uniti insieme!

Per riuscire a superare indenne questi cambi di stagione io mi affido ad un alimentazione a base di tutti gli ortaggi di stagione disponibili e ad una buona dose di calore dato dalle lunghe cotture, quindi la ribollita in questa incertezza mi è sembrata un punto fermo.

Ho usato un misto di legumi, fagioli borlotti, cannellini e ceci e le verdure che la stagione di transizione offre sono: pomodorini, cipolle, cavolo nero, carote, foglie di broccoli, cappuccio. Profumo di rosmarino e un pò di origano e fuoco basso e la lunga attesa per la cottura terminano la lista degli ingredienti.

Una zuppa calda alleggerisce il cuore e scalda i pensieri.. Pensaci quando stai per scegliere cosa preparare per cena!

Buona Ribollita e buon Autunno!

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Ingredienti (per 5-6 persone)

200 g di cannellini lessati

200 g di borlotti lessati

200 g di ceci lessati

200 g di pomodorini maturi

8 foglie di cavolo nero

2 cipolle

2 carote

100 g di cavolo cappuccio

le foglie di un broccolo

rosmarino, origano

1 spicchio di aglio

olio evo

sale

Procedimento

Trita la cipolla e l’aglio. Taglia a cubetti la carota. Lava i pomodorini e ripulisce le foglie del cavolo nero dalle nervature centrali tenendole da parte.

In una pentola a fondo pesante versa 2 cucchiai di olio e aggiungi la cipolla, l’aglio e la carota e fai cuocere a fuoco basso per 10 minuti circa mescolando di tanto in tanto. Aggiungi successivamente le nervature del cavolo nero tritate e i pomodorini: interi se sono molto piccoli altrimenti tagliati a metà. Continua a far cuocere lentamente per altri 15 minuti circa.
Aggiungi quindi i legumi e fai cuocere insieme alle verdure: aggiungi del liquido fino a ricoprire, può essere il liquido di cottura dei legumi oppure del brodo vegetale.

Dopo circa 30 minuti con un frullatore ad immersione frulla una parte di legumi nella pentola: basterà attivare il frullatore per pochi secondi.

A questo punto aggiungi le verdure in foglie tagliate a chiffonade e fai cuocere per circa 10-15 minuti ancora, e aggiungi anche il rosmarino tritato, origano e aggiusta il sale, quindi spegni il fuoco e fai riposare la zuppa.

Ottima servita con dei crostini, decisamente migliore il giorno dopo!

Enjoy

 

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Il miele di fichi

Il miele di fichi o cotto di fichi è una ricetta calabrese: terra ricchi di alberi di fichi, così tanti da essere spesso abbandonati a se stessi, a volte per il lavoro faticoso di raccolta in alcuni casi perché considerato lavoro poco nobile, oppure perchè questi frutti vengono dimenticati!

Ogni volta che ho la possibilità di conoscere la storia di un prodotto dall’inizio alla fine ne sono felice e mi rendo conto che da quel momento in poi lo riesco ad apprezzare di più e essere più responsabile o consapevole riguardo al suo uso. Così accade per questa ricetta di miele di fichi: nei giorni più caldi di agosto i fichi raggiungono il massimo della maturazione in Calabria, tutti insieme improvvisamente gli alberi sono carichi di frutti dolcissimi: rimarranno disponibili pochi giorni e poi marciranno. Raccoglierli per mangiarli è un ottimo proposito.. ma con tutta la buona volontà bisogna farne altro oltre che crostate di frutta, macedonie e gelati! L’essiccazione è un ottimo metodo per conservare la frutta dolce abbondante in estate (basti pensare ad albicocche e prugne), quindi i fichi vengono essiccati anche in Calabria per farne varie preparazioni invernali(vedi questa) . E poi in alcune (troppo poche ormai) zone si prepara un vero e proprio nettare degli dei, il miele di fichi, ottenuto da una lunga cottura e filtrazione dei fichi. Richiede molta pazienza ed è speciale! Farlo con le proprie mani, dai fichi raccolti dagli alberi uno dopo l’altro (resistendo alla tentazione di mangiarne 1 su 2!) e dopo ore di cottura, lo rende magico.

..per cosa usarlo? Da dolcificante per un dessert a topping per lo yogurt, per rendere speciale una macedonia oppure per un insalata oppure come sostituto del miele.. per esempio pane integrale con noci e miele di fichi! Enjoy..

Ingredienti

Fichi ben maturi

Procedimento

Lava i fichi e tagliali in 4 parti mettendoli in una pentola con fondo pesante adatta ad una cottura lunga e lenta. Riempi la pentola con 2 dita di acqua e porta ad ebollizione. Fai cuocere a fuoco basso per circa 2 ore, fino a quando i fichi non si siano  completamente disfatti dalla cottura. A questo punto setaccia e filtra la preparazione con un panno a trama non troppo fitta in modo da poter strizzare e “mungere” il liquido dei fichi e separare la parte più fibrosa e metterla da parte. Con la parte più fibrosa io ho preparato una marmellata aggiungendogli un po’ di acqua e dolcificante.

Il liquido ottenuto dalla “mungitura” dei fichi è uno sciroppo che deve essere cotto nuovamente, quindi lo versi in un tegame largo con fondo pesante e lo cuoci ancora a fuoco basso: deve restringersi e addensare fino ad ottenere la consistenza di uno sciroppo molto denso/miele. I tempi di cottura variano molto dalla quantità e dal diametro della pentola, che influisce sull’evaporazione. A fine cottura versare il liquido bollente un in barattolo o bottiglietta precedentemente pulita e sterilizzata, chiudere ermeticamente. Da 2 kg di fichi si possono ottenere tra i 200 e 500 ml di miele di fichi, variabile in base alle caratteristiche dei fichi e la densità finale che si vuol ottenere.

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Sbriciolata alle mandorle e farina di mais spinato

Mandorle Siciliane, una farina di mais di varietà antica della Lombardia e profumatissime scorze di limone Calabrese… ogni pezzo di questo dolce rustico è un pezzo d’Italia!

Ho deciso di provare una farina di mais di varietà spinato, punteggiata di scuro e non completamente dorata come siamo abituati per il mais: si chiama spinato questa varietà perchè è caratterizzata da avere degli uncini o piccoli rostri..insomma un mais armato! E’ una caratteristica delle varietà più antiche, quindi meno “addomesticate” e abituate a cavarsela in situazioni avverse ad essere munite da alcune naturali forme di difesa: in questo caso gli uncini servivano  a dissuadere gli uccelli.
Mi sono ispirata alla ricetta della sbrisolona mantovana, per stravolgerla: solo farina integrale, niente burro, niente uova, molto meno zucchero.

E i profumatissimi limoni e le mandorle siciliane fanno la differenza!

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Ingredienti (diametro 20-22 cm)

100 g di farina di mais

100 g di farina integrale

100 g di mandorle

60 g di zucchero mascobado

60 g di olio di mais

40 g di acqua fredda

1 cucchiaino di succo di limone

1 limone

1/2 cucchiaino di lievito per dolci

pizzico di sale

Procedimento

Trita grossolanamente circa 40 g di mandorle e metti le altre da parte.

In una terrina unisci la farina di mais, la farina integrale, lo zucchero, le mandorle tritate e quelle intere, il lievito, il sale, la scorza di un limone e mescola insieme gli ingredienti con una frusta in modo da omogeneizzarli.

Emulsiona insieme l’acqua, l’olio e il succo di limone e aggiungili agli ingredienti secchi e amalgama velocemente e in modo grossolano disponendo l’impasto a pioggia sulla tortiera cercando di sbriciolarlo con le mani il più possibile: l’impasto non deve assolutamente essere compattato sul fondo.

Cuoci in forno statico preriscaldato a 180°C per 35 minuti circa.

Stroncatura con cavolo nero

La semplicità è sempre la ricetta perfetta, non ho dubbi.

Questa ricetta non ha bisogni di particolari tecniche o prodezze ai fornelli: ha bisogno di pochi ingredienti di qualità e di cura e attenzione per quello che si fa. That’s it!
Ho usato un formato di pasta, la stroncatura,  che adoro per come tiene la cottura e per la sua superficie ruvida che raccoglierà generosamente qualsiasi condimento vorrai usare. Ne ho parlato già qui: se non la trovi puoi sostituirla con una buona pasta integrale a tua scelta meglio trafilata a bronzo.
Andiamo alla ricetta semplicissima di oggi!

Ingredienti

160 g di pasta stroncatura (o a vostro piacimento con caratteristiche come indicato sopra)
1 mazzetto di foglie tenere di cavolo nero
80 ml di latte di soia al naturale
da 30 a 45 ml di olio evo
1 cucchiaino di succo di limone
1/2 spicchio di aglio
noce moscata
sale

Procedimento

Portare a bollore in una pentola l’acqua per la cottura della pasta già salata.
Pulire le foglie di cavolo nero, sbucciare l’aglio. Se avanzano gambi grossolani del cavolo nero si possono aggiungere all’acqua di cottura della pasta.
In un bicchiere versare il latte di soia, aggiungerci il succo di limone e mescolare: il latte coagulerà leggermente. Aggiungere sale, una generosa grattugiata di noce moscata e frullare con un frullatore ad immersione aggiungendo a filo l’olio evo emulsionando bene: si ottiene una leggera panna vegetale.
Aggiungere la pasta all’acqua salata in ebollizione e 3 minuti prima della fine cottura aggiungere le foglie di cavolo nero e far cuocere insieme. Scolare tutto e rimettere in tegame a fuoco alto aggiungendo la panna vegetale (a scelta decidere se tutta o solo una parte) e amalgamare per 30 secondi e servire.
Enjoy!

 

Se non ti va di cucinare invece ti ricordi che il 6 Aprile a Mantova ci sarà una splendida cena sulla Primavera?!? Qui le info.

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Panini integrali al cioccolato fondente

Preparare il pane è una specie di alchimia: niente di più suggestivo per me! Dai chicchi alla farina macinata di fresco per poi unire, impastare, saper aspettare, formare e infornare e ottenere infine il fragrante pane!
Ecco oggi ti lascio questa ricetta veramente semplice per preparare dei panini con cioccolato fondente: che dico a fare che son speciali a tutte le ore, dall’alba al tramonto?!?
Era una ricetta base imparata tempo fa dal mio maestro Davide Longoni, che io ho reinterpretato con ingredienti a base vegetale e farina integrale…praticamente diventata tutt’altro! Davide è un maestro e soprattutto appassionato amante del pane, se ti trovi a Milano un salto al suo panificio o al mercato del suffragio a sentire il suo pane lo consiglio vivamente!

 

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Ingredienti (per 6 paninetti circa)

250 g  di farina integrale setacciata

200 g di latte di riso o avena

2 cucchiai di malto di orzo

5 g di sale integrale

15 ml di olio evo

3 g di lievito di birra

100 g di cioccolato fondente tritato grossolanamente

Procedimento

Sciogliere il lievito nel latte di riso tiepido e aggiungerlo alla farina e impastare insieme.

Lasciar riposare per alcuni minuti quindi riprendere aggiungendo il malto e impastare ancora.

Aggiungere il sale e infine l’olio e impastare ancora fino ad ottenere impasto liscio.

Lasciare riposare e lievitare in ambiente tiepido per circa 6 ore o finchè non raddoppia.

Appiattire leggermente l’impasto quindi aggiungere sopra il cioccolato tritato quindi piegare l’impasto e continuare a ripiegare in modo da distribuire bene la cioccolata. Dividere in palline e pirlare quindi spennellare con il malto d’orzo per dargli un colore ambrato.

Far lievitare ancora 30-60 minuti e infornare a 220°C per 15 minuti circa, poi 25 minuti circa a 180°C.

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Chai ossia il te speziato dell’India

“Chai chai…chai chai” è un suono che risuona nelle strade trafficate di Madras oppure di fronte ai tempi di Madurai o alla stazione dei treni di Bangalore e sui treni diretti ovunque in India.. Il chai è una bevanda…anzi la bevanda in India! E’ un te speziato, anche se non proprio quello che intendiamo in Europa per “te”. Infatti il chai ha la caratteristica che non solo sia arricchito da spezie profumatissime (e benefiche!), ma che è a base di latte (oppure latte e acqua), di conseguenza più corposo di quello cui siamo abituati essere un te.
Se lo si assaggia per strada da uno dei tanti venditori ambulanti si potrebbe notare questo grande calderone profumato dove si porta ad ebollizione il latte insieme a spezie (cardamomo, cannella, zenzero, pepe nero, coriandolo, chiodi di garofano, anice stellato, noce moscata… a ognuno la sua miscela!) e un pò di te nero naturalmente.
Poche bevande sono così aromatiche, profumate, avvolgenti e accomodanti come il chai per me. Spesso in inverno il suo effetto diventa oltre balsamo per l’animo anche panacea per i raffreddamenti.. E si, perchè scegliendo bene le spezie da aggiungere si può sfruttare questa bevanda per prepararci anche un buon supporto per gli acciacchi di stagione: zenzero (ottimo per liberare le vie aeree), cannella (nella medicina cinese usata nei rimedi per combattere il freddo), chiodi di garofano e anice stellato (entrambi antibatterici)..  Ma naturalmente se la usate come rimedio per un raffreddore abbiate cura di non aggiungere zuccheri extra, basterà usare un latte vegetale (per sua natura più dolce) come ho indicato nella mia ricetta e magari una spolverata di cannella in più!

P.S. Una volta diventati pratici con il gusto del chai, nessuno vieta di usarlo in altre forme, come per esempio la mia crema per farcire delle frolle al gusto di masala chai.

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Ingredienti (2 tazze)
350-400 ml di latte di avena
1 cucchiaino di te nero darjeeling
1 bacca di cardamomo
4 fettine di zenzero fresco
3 chiodi di garofano
1 cucchiaino di cannella in polvere
1/3 di cucchiaino di semi di coriandolo
noce moscata
anice stellato in polvere

Procedimento
Versare il latte in un pentolino e aggiungere le fettine di zenzero fresco quindi fare sobbollire per alcuni minuti. Nel frattempo macinare il cardamomo, i chiodi di garofano, il coriandolo e poca noce moscata.
Aggiungere le spezie polverizzate e quelle già in polvere al latte che ha sobbollito per qualche minuto con lo zenzero e lasciare ancora un minuto, quindi aggiungere anche il te e spegnere lasciando riposare per almeno 3-4 minuti.
Filtrare e servire caldo.

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Chips di radici alle erbe aromatiche

Radici è una parola che può richiamare alla mente molti significati: le proprie origini, la terra, forza… Ma quando entriamo in cucina e parliamo di radici spesso si vede storcere il naso: bardana, pastinaca, carota, rape, ravanelli, daikon, topinambur, sedano rapaTutte radici, ognuna con caratteristiche diverse, con sapori che possono andare dal dolce al piccante passando per l’amaro e con forme avvolte abbastanza insolite.. Se mettiamo da parte la visione analitica, e smettiamo di “sezionare” questi ortaggi in fibre, vitamine, carboidrati ecc ecc. ma vogliamo osservarne la loro “natura” tutte hanno in comune che crescono sotto terra, che quindi per crescere hanno bisogno di farsi un pò di strada incontrando la resistenza del suolo e molte di loro sono soprattutto autunnali o invernali (crescono in climi più freddi).. Alcune poi puntano dritte verso il basso, il centro della terra (daikon, pastinaca), altre invece si allargano a assumono forme tondeggianti (rape, ravanelli) oppure molto irregolari (zenzero, topinambur..). Ecco, se praticamente osserviamo le radici nella loro “interezza” e proviamo a pensare, che da loro possiamo trarre qualcosa che va al di là dei minerali o fibre, ma che riguarda più la loro caratteristica intrinseca e la loro energia.. beh le possiamo cominciare con occhi diversi soprattutto in questa stagione!
Nel momento in cui guardiamo in questo modo un ortaggio, in questo caso le radici, si apre un nuovo mondo!
Ma il bello delle venire: perchè se per associazione potessimo assorbire le caratteristiche energetiche di ciò che mangiamo  allora nel caso delle radici sicuramente direi che assorbiremmo costanza, forza e determinazione.. E così in molte tradizioni orientali (decisamente poco occidentali le visioni proposte fino ad ora) a molte radici viene attribuita la capacità di dare forza e vigore, di scaldare il corpo nelle giornate fredde (sono tra le poche cose che crescono durante alcuni freddi inverni), di temprare il corpo..
Ma se proprio non sei dell’idea di “assorbire l’energia di una radice” allora provatele per il loro gusto, soprattutto in un semplice e irresistibile come quello della ricetta di oggi.

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Ingredienti 
Radici a scelta:
Pastinaca
Carota
Rapa bianca
Daikon
Topinambur
Mix di rosmarino, maggiorana e origano
olio evo, sale
Procedimento
Taglio a bastoncino le radici, quindi le sbollento in acqua salata per qualche minuto o meno, dipende dalle radici (per esempio la pastinaca circa 4 minuti, 3 minuti carota, la rapa bianca 2 minuti.. e così via). Dopo averle sbollentate le unisco in un contenitore, aggiungo qualche cucchiaio di olio evo, sale, rosmarino tritato, maggiorana e origano, quindi mescolo in modo che tutti i pezzi siano uniformemente conditi, quindi dispongo in una placca da forno. Dispongo in forno per 15 minuti a 190°C e altri 15 minuti a 160°C.  Enjoy!

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Macro-barrette: gli snacks che danno energia…

Capitano avvolte le giornate in cui si salta un pasto, oppure lo si fa troppo velocemente con “la prima cosa che capita“, le giornate con gli orari completamente sbagliati in cui si saltano o spostano tutti i pasti.. Per non parlare di quelle passate sempre fuori casa a mangiare al bar o in qualche autogrill.  Ecco in questi casi avere almeno con me un buon snack mi sembra un ancora di salvezza.
E se quando siamo a casa possiamo spaziare con le possibilità spezzafame in giro abbiamo bisogno di qualcosa che sia pratico, che sopporti un minimo di sbalzi di temperature e magari  che regga gli spostamenti. La mia opzione vacanziera di merenda a base di pane integrale, tahin e frutta dolce non ha i requisiti necessari e quindi passo al piano B: la preparazione di barrette.

Puoi trovare sul sito altre ricette di barrette (per esempio queste oppure queste con cioccolato), ma le macro-barrette di oggi le trovo tra le più adatte all’autunno: una maggiore quantità di frutta secca e semi (senza esagerare) sono utili insieme ai cereali senza esagerare con i dolcificanti sono di aiuto ad affrontare il clima freddo a cui stiamo andando incontro.
Sono state apprezzatissime anche ai corsi di cucina macrobiotica: la semplicità e l’equilibrio fanno sempre centro!
Il rapporto degli ingredienti per queste barrette è volutamente scritto in tazze: un buon esercizio per trovare il proprio equilibrio con gli ingredienti.. ognuno ha la sua ricetta dentro, basta qualche direttiva e la si può tirar fuori, e diventa quella perfetta per i propri bisogni…al di là dei grammi!

Ingredienti

½ tazza di semi di sesamo
½ tazza di semi di zucca (o girasole)
1+ ¼   tazza di mandorle (or ½ dose di mandorle + ½ dose di arachidi)
½ tazza circa uvetta (oppure albicocche o prugne disidratate sminuzzate )
2 tazze circa di gallette di riso sminuzzate
1 tazza di malto di riso (poco meno di sciroppo di riso per chi è allergico al glutine)
crema di mandorle o tahin (facoltativo)
Scorza di limone

Procedimento

Tostare i semi di zucca e sesamo e le mandorle. Sminuzzare le gallette di riso. Mescolare in una terrina i semi con le gallette, l’uvetta, le mandorle. In una padella versare il malto, la crema di mandorle e le scorze di limone e far sciogliere bene il tutto. Aggiungere il contenuto della terrina e amalgamare bene. Disporre in una teglia, dare una forma e far raffreddare: se raffreddando non sembra essere ben solida o croccante la si può passare in forno per 8-10 minuti a 160°C ad asciugare, infine tagliare nelle dimensioni preferite.