Pensavo di parlarvi di un insalata che è deliziosa, semplice e splendida per utilizzare la frutta secca che gira per casa durante le feste natalizie.. Un post fresco e veloce insomma..     Invece nell’accingermi a scrivere un post sul mio sito dopo quasi un mese ho appena scoperto che è arrivato il fatidico momento in cui wordpress ha cambiato tutte le sue impostazioni di scrittura… ci impiegherò un pò ad abituarmi quindi non so bene quando sarà pronto questo post…speriamo prima di Natale!!!  =) 

Torno alla nostra insalata, mi sono ispirata ad un piatto ammirato in un libro di ricette israeliane alcuni mesi fa, che mi è tornata in mente in questo periodo perchè è quello in cui i datteri si trovano in quasi tutte le case. Ho scelto la valeriana per questa insalata dopo il racconto di Serena, contadina appassionata dell’azienda Cencio Molle di Mantova:  queste foglioline dall’aspetto così delicato in inverno crescono molto bene, soprattutto dopo una gelata che acquistare alle foglie dolcezza e diventare più croccanti! La valeriana aiuta il fegato e le sue funzioni depurative.

 

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Insalata di valeriana, datteri e mandorle

Ingredienti
30-40 g foglie fresche di valeriana
1/2 cipolla rossa piccola (oppure 1/4 di una grande)
3-4 datteri
una manciata abbondante di mandorle
pane tipo chapati o pita (anche il pane carasau può andar bene)
1 cucchiaio di aceto di melograno
1 cucchiaio di olio evo
sumac
sale, peperoncino (facoltativo)

Procedimento
Tagliare la cipolla a fettine finissime, unirla ai datteri snocciolati e tagliati e mescolarli insieme in una ciotolina insieme all’aceto di melograno. Far marinare per circa 30 minuti. 
Lavare la valeriana e disporla in una terrina. Tostare in padella le mandorle e il pane tagliato a triangolini: sul finire della tostatura aggiungere l’olio evo, il sumac, il peperoncino e il sale: amalgamare bene e spegnere il fuoco. 
Aggiungere all’insalata la cipolle con i datteri marinati insieme alle mandorle con il pane. Enjoy!

I consigli di Jyoti
Prova a sostituire potrebbero essere sostituiti anche da delle ottime albicocche disidratate per rendere la ricetta più “nostrana”!
L’aceto di melograno può essere sostituito dall’aceto di mele.

Mi ero convinta negli ultimi anni che sarebbe stato meglio tenere la mia vita personale e le mie passioni ben separate dal mio lavoro.. E il mio lato scientifico e logico maturato all’università e con il dottorato di ricerca aveva preso il sopravvento in questa decisione.

Finalmente mi dichiaro che è impossibile!

Intanto un paio di motivi:
1) la creatività, l’estro e la passione c’è nel mio lavoro in cucina, sia nelle cene e eventi che mi vengono richiesti, che nei corsi e la formazione sono costantemente condizionati dal resto della mia vita, impossibile tenerli separati;

2) alcune delle mie “attività extra” sono in realtà solo l’altra faccia di una stessa medaglia.
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La seconda motivazione merita qualche dettaglio: prendermi cura è stato un aspetto caratterizzante, sicuramente con tentativi molto “impacciati”, a partire dai miei 18 anni..
Scegliere di non assumere mai più farmaci dopo che una gentile dottoressa mi spiegò che non potevo donare il sangue poichè “inquinato” dalle medicine che stavo prendendo per curare le allergie.. Quindi cercare rimedi “altri”.. Per cui arrivare all’alimentazione.. e insieme anche ad attività che supportavano il mio animo oltre che il corpo: la meditazione . Diventare vegetariana diventò naturale e anche continuare a cercare dentro di me le origini della mia felicità e della mia tristezza..
Ammetto, non sempre con grande successo…
Così come è difficile scoprire quale è l’alimentazione più adatta ed equilibrata a sostenere il nostro corpo in ogni momento della vita, altrettanto complicato – o forse di più – è comprendere come nutrire il nostro cuore.

Quando incontro le persone, soprattutto ai miei corsi, se si porta la discussione sulla relazione tra alimenti e malattie sempre più spesso, quando ormai tutte le nozioni sono state sviscerate, così come anche l’ultimo articolo letto su PubMed tirato fuori… allora arriva la fatidica domanda: “ma possibile che la causa di questo o quest’altro malessere risieda solo in quel che mangio?” …
La risposta è senza esitazione no!
La chef biologa si inchina e si mette da parte: adesso tocca all’essere umano.
Sperimentato infinite volte personalmente, riscontrato frequentemente con parenti e amici..

Voilà! L’ennesima domanda del genere seguita dagli sguardi interrogativi dei corsisti mi ha convinto che era giunto il momento di tornare a parlare in termini “più integrali”: siamo fatti di corpo, cuore e spirito..

Io naturalmente continuerò a occuparmi di cucina naturale, la mia straripante passione. Per il resto ho chiesto aiuto. Iniziata così la collaborazione con Irene Sgarbi, couselor in Gestalt therapy, formatasi in Psicosintesi e Terapia neoreichiana, ma più semplicemente lei definisce il suo lavoro come un “supporto alla persona”. Io aggiungo che il tipo di lavoro che propone è un supporto alla persona affinchè si possa reimparare a sentire, esprimersi, comprendere, ascoltarsi, ascoltare.. Sostengo e condivido ampiamente l’approccio di Irene e alcuni degli strumenti che propone come The Inner Critic – Il Giudice Interiore e la Primal, di cui avevo già parlato qui.
Questi ultimi credo che siano una splendida chiave per la comprensione della nostra vita e soprattutto dei nostri condizionamenti.. che pensiamo “nostri”…ma che poi così tanto non lo sono.. e non è poi un bene rimanerci così attaccati!

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Il prossimo Luglio, dall’1 all’8, avrò di nuovo l’onore e il piacere di prendermi cura, attraverso la preparazione dei pasti, dei partecipanti alla Primal: intenso e profondo processo di decondizionamento dall’infanzia che viene svolto con grande cura e delicatezza verso i partecipanti in modo da permettere di esplorare e risanare le ferite che si portano dentro da una vita.
Anch’io a mio volta ho partecipato a questo processo anni fa: ne usci profondamente cambiata e grata. E’ stato come scoprire per la prima volta la verità e riappacificarmi con essa e con me stessa.
Successivamente conobbi Irene e ad entrambe è sembrata un magnifica idea quella di poter sostenere i partecipanti anche con un alimentazione che fosse allineata al loro lavoro, sia dal punto di vista nutrizionale che energetico.
Maggiori informazioni sulla prossima Primal sono disponibili sul sito www.irenesgarbi.it

Questo mudra è eccellente per aiutare il corpo a rimuovere le tossine!
Il nostro sistema escretore si prende cura di questo processo di eliminazione, normalmente attraverso le urine, le feci, la respirazione, la sudorazione, la saliva ecc. ma l’eliminazione non è 100% completa e quindi tracce di queste tossine rimangono nel corpo. Quando le tossine si accumulano e il loro quantitativo supera un certo livello insorge la malattia. Questo mudra supporta il corpo nei processi di depurazione, come effetto secondario il corpo ne trae giovamento anche energeticamente. Risultati eccellenti vengono raggiunti se il mudra viene associato ad un periodo di digiuno.
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Postura
La posizione del fiore di loto con le gambe incrociate sul pavimento è la migliore altrimenti puoi sederti ben dritto su una sedia. Chi è  costretto a letto può fare i mudra nella posizione sdraita.
Orario
Questo mudra dovrebbe essere fatto a stomaco vuoto al mattino presto.
Massimo 15-20 minuti al giorno. Durante i digiuni 20 minuti anche 3-4 volte al giorno

Posizione mudra

  • Distendere tutte le dita
  • Piegare il pollice e toccare la base (la terza linea) dell’anulare: non esercitare pressione, toccare gentilmente è sufficiente.
  • Mantenere le altre dita distese. Il respiro dovrebbe essere profondo e regolare. Collo e colonna vertebrale dovrebbero essere dritte e rilassate. Chiudere gli occhi e focalizzarsi sul mudra.

Benefici
Effetto principale: rimuove le tossine dal corpo e i pensieri negativi dalla mente. Effetti secondari: rafforza il fisico, calma la mente, aumenta le capacità di concentrazione, rafforza il sistema immunitario

In alcuni casi mentre si pratica questo mudra si potrebbero avere dei sintomi da “disintossicazione” come feci morbide o dal colore più scuro, aumento della sudorazione, alito dall’odore forte. Questi sintomi scompaiono da soli entro una settimana.

Secondo l’Ayurveda tutte le nostre funzioni sono governate da 10 diversi vayu (soffi vitali), di cui 5 sono quelli principali. Ogni vayu è responsabile per certe funzioni fisiologiche nel corpo. Tra questi vayus il più importante è il Pranah. Quando il Pranah è carente nel corpo si diventa deboli e svogliati, quindi anche le funzioni degli organi interni ne possono risentire. Pranah mudra stimola il pranah nel corpo.
DSC08206Postura
La posizione del fiore di loto con le gambe incrociate seduti su un cuscino o  materassino sul pavimento è l’ideale, ma è possibile anche farlo seduti su una sedia: i piedi devono poggiare direttamente sul pavimento. I pazienti costretti a letto possono fare questo mudra anche da sdraiati. Collo e schiena devono essere dritti, il respiro regolare e profondo.

Durata
Massimo 48 minuti al giorno, iniziare con 8 minuti e aumentare a 16 minuti, 3 volte al giorno.

Posizione mudra

  • Tocca la punta del pollice con le punte del dito anulare e del mignolo, non esercitare nessuna pressione, semplicemente toccare.
  • Mantenere le altre due dita dritte e focalizzarsi sul mudra.

Benefici
Aumenta il livello del Pranah, il corpo diventa più forte e energetico. Il sistema nervoso ne viene rafforzato. Aumenta la capacità di concentrazione, la memoria, la vista. Polmoni e bronchi ne sono rafforzati

NOTE
Pranah mudra è un eccellente mudra per l’asma. La pratica regolare di questo mudra rafforza il sistema respiratorio. Le persone che soffrono di qualsiasi tipo di malattia cronica potrebbero fare questo tipo di mudra per ritrovare energia. Questo mudra è considerato abbastanza potente quindi non è consigliabile eccedere poichè può portare a perdità di sonno e attività ininterrotta. Non fare mai questo mudra di notte. Se il vostro Pranah è già a livelli alti allora fate questo mudra solo una volta a settimana.

Street Children è una piccola realtà fatta da persone che si mettono a disposizione nel loro tempo libero con un sorriso, intuito, fantasia, ingegno, creatività, passione al servizio dei bambini, in particolare quelli di strada che vivono per gli slums di Chennai (India). I progetti realizzati sono stati sostenuti economicamente tramite donazioni e 5×1000. Nel 2012 le donazioni sono servite a rendere fruibile una piccolissima scuola frequentata da 32 bambini dello slums di Chepauk e una casa famiglia che ospita 16 bambini nati da genitori sieropositivi. Se ti va con una donazione a Street Children fai un regalo ad un bambino di strada in India!!! E se vuoi sostenere Street Children ma non puoi farlo adesso puoi decidere di destinargli il tuo 5×1000 nella prossima dichiarazione dei redditti scrivendo il codice fiscale 94154510484 nell’apposito spazio! Per info www.streetchildren.it

Per donazioni: Street Children onlus IBAN IT28T0200817113 n°000300762908 causale PROGETTI INDIA (Tutte le donazioni sono deducibili dalla dichiarazione dei redditi!) 

Una giornata fredda e nebbiosa; trovarsi a passeggiare per delle strade sconosciute, nessun viso familiare, una lingua incomprensibile, immagini nuove e la sensazione di estraneità! Cammino per la strada alla ricerca di qualcosa ma non so bene di cosa, immagino che ci sia quello che sto cercando ma non so come e dove cercare. Sto cominciando a pensare che mi sbaglio e che a Konya non troverò quello che speravo, che è meglio spostarsi in un altra città…Con questi pensieri mi fermo a guardare una porta in legno intarsiata che sia apre proprio mentre la osservo; ne esce un uomo che mi sorride e in buon inglese mi dice” Please, come inside, you are welcome and maybe you’ll like!” Se ne va e lascia la porta aperta perchè possa entrare. Entro, un leggero tepore mi invade, accogliente e mi faccio avanti emozionata e felice anche se non so bene dove mi trovo e non so cosa fare lì e cosa ci si aspetti da me(almeno questo la mia mente mi suggeriva in quel momento!), ma so che adesso sono esattamente dove dovrei! Mi sento a disagio all’inizio: tutti mi guardano e mi trattano come fossi del luogo anche se è la prima volta sono qui. Una donna iraniana mi da il benvenuto e mi dice che mi trovo nella casa di un sufi e mi indica la strada per un ampia sale completamente ricoperta da tappeti persiani, dei divani accoglienti tutti intorno, una stufa a legno che riscalda l’ambiente, qualcuno seduto a chiaccherare, qualcuno a leggere versi in farsi; mi siedo e mi guardo per un pò intorno cercando lo sguardo benevolo di qualcun’altro che mi possa spiegare; l’uomo seduto a leggere versi in farsi, si alza e va a prendere un te e viene nella mia direzione offrendomelo con una delicatezza che mi ha scaldato il cuore…sono in una casa sufi tra fratelli sufi!
La casa di un sufi è luogo di tutti, accoglie chiunque senza distinzione, chi entra in in un certo senso è perchè vuole tornare “a casa”.
Rumi scriveva “Come, come, again, come!” invitando tutti a condividere in pace: in un era buia, caratterizzata da violenza e guerre, i suoi versi facevano innamorare dell’amore e il sentiero che indicava verso Dio era quello cuore. Rumi fu per l’Islam ciò che San Francesco fù per il Cristianesimo: una ventata di purezza, gioia, amorevolezza, pace in un periodo storico profondamente cupo e sanguinoso anche per motivi religiosi. Intorno ai 37 anni venne in contatto con una guida spirituale conosciuta come Shams Tabriz. Dopo averlo incontrato la sua vita cambiò: smise di insegnare e voleva passare giorno e notte in presenza di Shams perchè in lui vedeva Dio. Aveva stimolato qualcosa in Rumi e quando scomparve Mevlana entrò in uno stato di estasi; non incontrò nessuno per giorni e cantava e danzava giorno e notte ricordando l’Amato. Molte poesie vennero composte e andò anche in cerca di Shams ma quando non lo trovò realizzò che non aveva senso cercare ancora fuori poichè lui stesso era Divino e l’essenza divina poteva parlare attraverso di lui. Aveva trovato se stesso!
Rumi usava i versi, la musica e la danza come via per ricongiungersi a Dio e in particolare considerava la musica un mezzo potentissimo per aiutare i discepoli a focalizzarsi completamente sul divino.

Ad oggi nelle cerimonie dei sufi Mevlana la musica è importantissima, da accompagnamento per il Zikhr (suoni sacri ripetuti costantemente, che soprattutto in gruppo possono avere una potentissima funzione catartica e  portare ad una profonda pulizia emozionale – e per questo vengono usati anche a scopi di guarigione – e a far entrare in contatto profondamente con se stessi) oppure per il whirling, la danza dei dervisci, dove si ruota intorno, lasciando andare il proprio ego, centrandosi sul proprio cuore, fulcro per arrivare a Dio, inizia una danza che ci riconduce verso la nostra interiorità attraverso uno stato di estasi, in cui noi siamo solo un tramite tra il cielo (mano destra verso l’alto) e la terra (mano sinistra rivolta verso il basso).
Mashallah Huuu!


Le storielle raccontate da Osho spiegano meglio di tante parole…Un ateo stava seduto nel suo salotto di casa e qui aveva una scritta grande che riassumeva l’intero significato della suo essere “God nowhere”…Un giorno era seduto nel suo salotto con il suo bambino in braccio che stava cominciando a leggere…nei suoi tentativi faceva ogni tanto degli “errori” lesse la scritta a voce alta: “God now here!”…L’uomo ateo in un momento si vide costretto a rivedere tutto il suo modo di essere…il bambino aveva fatto crollare in un attimo le sue convinzioni. Dividendo la parola in due il significato non solo cambia ma diventa il segreto della felicità: Dio qui ora! La divinità qui ora….l’infinito qui ora…esserci qui ora….la vita qui ora…solo qui ora nè prima nè dopo, nè passato nè futuro…nè ieri nè domani… Solo qui e ora! Non c’è bisogno di nient’altro…questo il piccolo segreto della felicità…perchè la tristezza stà nel passato…la preoccupazione stà nel futuro…qui e ora non esiste nient’altro che me stessa…non come mi sentivo 1 minuto fa, non con il pensiero di quello che sarà il prossimo mese…
“La mente non è mai nel presente, mentre il tempo è sempre presente; per cui la mente e il tempo non si incontrano mai. Ecco dov’è la tragedia: a ogni istante ti sfugge il treno e continuerai a perderlo per tutta la vita. Un grande mistico stava morendo. I suoi discepoli gli erano vicini e gli chiesero: “Maestro, qual è il tuo ultimo messaggio?” Il Maestro morente aprì gli occhi e indicò col dito il tetto della sua capanna. Uno scoiattolo stava giocando; tutti i discepoli guardarono verso l’alto e per un istante vi fu un silenzio assoluto. Il Maestro disse: “Questo è il messaggio di tutta la mia vita. Vivi nel momento.
E’ meraviglioso ascoltare lo scoiattolo che gioca sul tetto, senza preoccuparsi di altro”. E aggiunse: “Ora, posso morire” e morì col sorriso sulle labbra, il volto soffuso di beatitudine. Perfino nell’ultimo istante della vita il suo messaggio fu: sii qui e ora. Quello è anche il mio messaggio”. (Osho)

Guarda il video Now here all the time

 

Buddha diceva, e lo ripeté continuamente per quarant’anni, che si diventa qualsiasi cosa si pensa. Il pensiero determina tutto ciò che sei. Se sei finito dipende dal tuo punto di vista: abbandona questa opinione e diventa infinito.
(Osho)
Da una parte del mio essere infinito nasce il desiderio di condividere in questo blog quello che so, che sento e che avvolte creo: con quello che so e ho imparato, con i massaggi quando faccio una sessione, in cucina quando invento, per me stessa quando sono in meditazione.

Quando comincia a provare le tecniche di meditazione non capivo veramente dove mi avrebbero portato: le considera un metodo per “rilassarmi”, per stare meglio…poi piano piano ho capito che non era questo. E piano piano che mi addentravo capivo quale era la differenza tra “una tecnica di meditazione” e “essere in meditazione”. Rimanere seduta ad occhi chiusi, in silenzio, immobile non mi aiutava, e la mia mente continuava ad andare in giro ed essere sovraffollata. Invece quando ballavo, saltavo, correvo, ridevo, nuotavo, mi tuffavo  non c’era nient’altro ed ero felice. Era la mia tecnica per entrare in meditazione! Così avviene per la cucina e il massaggio: mi rende felice
praticarli. Comincio a cucinare e mi lascio guidare dai colori, i profumi, le forme dei cibi e dallo stupore nei loro cambiamenti di forma e sapore quando vengono mescolati insieme.
Per il massaggio è simile: cominciai e mi resi subito conto che era qualcosa che imparavo ma che non finiva mai, e andando avanti l’esperienze diventa sempre più profonda e sottile, e si tratta non più di tecnica ma soprattutto di sentire e di voler prendersi cura.
Dimentica per un momento la felicità, non è possibile conquistarla in modo diretto. Pensa piuttosto a cosa ti piace, a che cosa ti diverte di più quando la fai: falla e lasciati assorbire; allora la felicità sorgerà in te spontaneamente. Se ti  piace nuotare, nuota e gioisci; se ti piace spaccare la legna, spaccala e gioisci. Fà qualsiasi cosa ti piace fare e lasciati assorbire. Mentre sarai assorto in quel fare, improvvisamente sentirai accadere in te quell’atmosfera, la calda e soleggiata atmosfera della felicità. D’un tratto ti sentirai avvolgere dalla felicità. (Osho)

 

Quando tocchi il corpo di qualcuno fallo come una preghiera, come se dio in persona fosse lì, e tu lo stessi servendo. Fluisci con energia totale, e appena ti accorgi che il corpo fluisce e l’energia crea una nuova situazione di armonia, ti sentirai deliziato come mai lo sei stato prima. Cadrai in uno stato di meditazione profonda. Mentre massaggi, semplicemente massaggia. Non pensare ad altre cose perché sarebbero solo distrazioni. Sii nelle tue dita, nelle tue mani come se tutto il tuo essere, tutta la tua anima fossero lì. Non lasciare che sia solo un tocco di un corpo. Tutta la tua anima entra nel corpo dell’altro, lo penetra, rilassa i suoi complessi più profondi. E fallo diventare un gioco. Non farlo come un lavoro, ma in maniera giocosa e divertente. Divertiti e lascia che anche l’altro si diverta. (Osho)