Forse non c’è periodo dell’anno più ispirante di questo per la preparazione della pasta fatta in casa: le giornate fredde vengono scaldate dai fuochi della cucina e molto spesso preparare la pasta è un rituale che aggrega famiglia e amici..oltre a rendere felici per quello che si stà creando.
Non amo solitamente le tagliatelle a meno che ad esaltarne il gusto non sia una farina speciale: e questo è il caso! Utilizzare una farina integrale di grano duro siciliano ha reso il gusto unico, vivo e le consistenza ottima.
Abbinandoli a dei fantastici e altamente nutrienti funghi shiitake, aromi e pepe rosa il piatto diventa bello, buono salutare.
Enjoy it!

tagliatelle_timidia2
Ingredienti
100 g di farina integrale timidia
50 g di farina di tipo 0
acqua q.b.
250 g di funghi shiitake
1 porro
1 spicchio di aglio
prezzemolo, erba cipollina
sale alle erbe
olio evo
Procedimento
Mescolo i due tipi di farina e aggiungo poco per volta acqua fredda mescolando in una terrina: la farina di semola di grano duro incorpora acqua poco per volta quindi mi fermo quando mi sembra che l’impasto non abbia più bisogno di acqua e lascio riposare qualche minuto. Dopodichè verifico se ha bisogno di altra acqua oppure no. Il risultato deve essere un impasto malleabile e lavorabile, non troppo duro o secco.
Lascio riposare l’impasto per 30 minuti circa, quindi tiro la sfoglia con la macchina per tirare la pasta e infine taglio le tagliatelle e le dispongo su un piano ben infarinato a farle asciugare.
Intanto pulisco e taglio a rondelline il porro e lo faccio stufare con poco olio evo insieme con lo spicchio di aglio.
Pulisco i funghi shiitake e li taglio a fettine aggiungendoli al porro: faccio cuocere insieme aggiungendo del sale aromatizzato e coprendo con un coperchio.
A fine cottura aggiungo del prezzemolo tritato finemente.
Faccio cuocere le tagliatelle in abbondante acqua bollente salata e quando pronte le scolo aggiungo dell’olio evo e i funghi shiitake. Termino con erba cipollina tritata finemente e bacche di pepe rosa.

tagliatelle_timidia

Usare i grani antichi è come risalire alle nostre origini…attraverso il cibo.
I grani antichi sono dei grani che non hanno subito le selezioni fatte dall’uomo attraverso i secoli, nè con mezzi semplici dovuti all’addomesticamento dato dall’agricoltura, nè in laboratorio.
I grani antichi sono grani “selvatici”, che l’uomo non ha mai addomesticato, perchè spesso irregolari, con scarse rese, troppo piccoli… insomma poco gestibili come tutto ciò che rimane selvatico. Ma come tali i loro sapori rimangono unici, così come anche le loro qualità!
Solitamente sono naturalmente biologici, poichè anche molto resistenti ai parassiti. Alcuni di essi rimanevano l’ultima salvezza negli anni di carestia per la loro resistenza: meglio una resa bassa che nulla e quindi venivano piantati in extremis (il grano timilia per esempio ha anche un ciclo di crescita molto breve rispetto ad altri).
Hanno anche caratteristiche nutrizionali diverse: oltre che i vari apporti di minerali e ricchezza in pigmenti (che in alcuni casi danno delle colorazioni meravigliose alle farine) la caratteristica fondamentale è che il tipo di glutine che si forma dalle farine di grani antichi è sempre con caratteristiche di digeribilità molto più alte rispetto al tradizionale frumento.
La sola Italia è la culla di più di un centinaio di grani antichi diversi: perchè ci riduciamo(e spesso saturiamo) sempre con la farina di frumento tradizionale Triticum aestivum (grano tenero coltivata in Italia settentrionale) e Triticum durum (grano duro nelle regioni centromeridionali)?!?

La Sicilia, il granaio dell’antico impero romano, è a sua volta uno scrigno di grani antichi che stanno piano piano tornando alla luce: timilia, perciasacchi, russello, maiorca.. solo per citare alcuni nomi.
I grani siciliani sono soprattutto (ma non solo) grani duri, come il grano Timilia.
Oggi ho usato proprio una pasta con questa farina, prodotta dagli agricoltori siciliani della Valdibella e in più accompagnate da un bellissimo simbolo di “AddioPizzo”, un bellissimo simbolo di rispetto della terra e dell’essere umano.
Il pesto con cui l’ho preparata è a base di semi di canapa e basilico: utilizzare dei semi di canapa decorticati, arricchisce il nostro pesto di omega 3, i preziosi acidi grassi essenziali. Profumo di basilico e rosso acceso dei pomodori.. Non resta che mettersi all’opera!

penne_timilia_pesto_canapa

Ingredienti

170-180 g di penne di grano Timilia
10-15 pomodorini pachino ben maturi
3 cucchiai di semi di canapa decorticati
1 cucchiaio di noci o anacardi
1 mazzo di basilico
1/2 spicchio di aglio
olio evo, sale

Procedimento
Macinare i semi di canapa in un mortaio con un pestello oppure tritarli con un tritatutto. Aggiungere l’aglio e le noci. Tagliare il basilico e aggiungerlo ai semi di canapa e tritare insieme aggiungendo poco per volta un pò di olio evo in modo da ottenere un pesto.
Tagliare i pomodorini a metà e aggiungere un pizzico di sale e olio e farli marinare per 15-30 minuti.
Far cuocere la pasta in abbondante acqua bollente salata e scolare al dente.
Condire con il pesto e aggiungere infine i pomodorini.

La fregola è un tipo di pasta di origine sarda, forse la progenitrice della pasta come la conosciamo oggi nella sua complessità di forme: in questo caso infatti la farina di semola di grano duro era assemblata insieme a fare delle piccole palline che poi vengono cotte in forno: si ottengono così delle perle essicate che al momento dell’uso vengono cotte come la comune pasta (una pasta di doppia cottura quindi..) e a cui vengono aggiunti i condimenti del caso.
In questo caso l’ho unita a delle splendide lenticchie siciliane della Valdibella  , bio e certificate da “AddioPizzo”, davvero un bel segnale a garanzia di  un prodotto che ha alle spalle anche il rispetto dell’uomo oltre che dell’ambiente. Quindi niente di meglio che unire i prodotti di due splendide isole, cereali da una parte e legumi dall’altra, e il risultato è diventato un piatto equilibrato, sfizioso e divertente (un ottima preparazione per i bambini che così si ritroveranno un piatto pieno di “palline” da inseguire!!!).
Lenticchie delicatamente insaporite da una senape di Dijon delicata e aggiunta di pomodorini caramellati con delle erbe provenzali hanno reso il tutto veramente delizioso. Passiamo alla ricetta..

fregola_lenticchie

Ingredienti per 2 persone

120 g di fregola

80 g di lenticchie secche piccole

15-20 pomodorini maturi

1-2 cucchiaini di senape

1 gambo di sedano, 1/2 carota, 1 scalogno, 1 pezzettino di alga kombu

maggiorana, origano, salvia

sale

olio evo

Procedimento

Lavare bene le lenticchie, metterle a cuocere in acqua con il sedano, la carota, lo scalogno e la kombu. La cottura è di circa 25-30 minuti. A fine cottura salare a piacere e scolare le lenticchie. Disporre in una terrina le lenticchie con la senape e amalgamare insieme.

Cuocere in abbondante acqua bollente salata (o se si preferisce brodo vegetale) la fregola: i tempi di cottura possono leggermente variare da una marca all’altra, di solito tra i 10 e i 15 minuti).

Tagliare i pomodorini a metà e metterli in un tegame largo in cui si  versato un pò di olio evo. Aggiungere le erbe aromatiche e il sale e far cuocere a fuoco vivace per alcuni minuti.

Quando pronta scolare la fregola, raffreddarla e mescolarla alle lenticchie e ai pomodorini. Servire tiepido con dell’olio evo, ma perfetto anche come piatto freddo. Enjoy!

Le cicerchie sono un legume di origini antiche, tipico del centro-sud Italia.
Considerato il legume delle carestie, poichè resiste alle condizioni più impervie: siccità o mal tempo, le cicerchie riescono comunque ad crescere e garantire un raccolto. Ecco perchè i legumi delle carestie: anche nelle peggiori delle ipotesi, quando tutto andava male, la cicerchia era disponibile. Veniva anche considerata un legume da poco, perchè così largamente disponibile nonostante il clima avverso, e soprattutto sulle tavole dei poveri, oppure per le caratteristiche nutrizionali incerte?!?
Su questo punto si possono aprire mille possibilità: le cicerchie sono ricche di proteine. Contengono, inoltre, vitamine del gruppo B, vitamina PP, calcio e fosforo. Le caratteristiche nutrizionali non mancano, tuttavia a mio avviso non può essere considerato un legume di uso frequente, infatti sembra che contengano una neurotossina, che se assunta in elevate quantità, nel lungo periodo può causare forti disturbi del sistema motorio. Questa tossina sembra che aumenti in dosi in base alle caratteristiche del terreno e al clima (sembra che aumenti con la siccità). Questi disturbo era noto soprattutto nella letteratura scientifica dell’800 e primi del 900 quando ancora questo legume era usato con grande frequenza proprio per la frequenza di eventi climatici che rovinavano i raccolti.  In effetti un consumo limitato di cicerchie non risulta essere dannoso.

Le leggende popolari consigliano l’ammollo in acqua salata per almeno 12 ore per eliminare parte della tossina. Con la cottura una buona parte della tossina viene inoltre distrutta.
Sicuramente le cicerchie  sono dei legumi che per le loro caratteristiche non consiglio per un uso frequente, ma un momento privilegiato per dedicarsi un piatto pieno di profumi e aromi del sud semplici ed eleganti allo stesso tempo.

Ecco una ricetta vegan ricca della sua semplicità!

cicerchie_pizzaiola_orecchiette

Ingredienti per 2 persone

100-120 g di cicerchie secche

15 pomodori datterino

1-2 cucchiaio di capperi

1-2 cucchiai di olive

1 spicchio di aglio

olio evo, sale

origano, prezzemolo

Procedimento

Lasciare in ammollo le cicerchie in acqua leggermente salata dalle 12 fino ad un massimo di 24 ore.
Dopo l’ammollo sciacquare abbondantemente e cuocere in acqua con 1 spicchio di aglio per un tempo variabile da 1 a 2 ore (dipende molto dal tipo di legume che si ha a disposizione).
Sbollentare i pomodorini per qualche minuto quindi pelarli e tagliarli a metà.
In un tegame far scaldare un paio di cucchiai di olio, 1/2 spicchio di aglio (facoltativo), i capperi e le olive. Dopo qualche minuto aggiungere i pomodorini. Far cuocere per circa 10-15 minuti, quindi aggiungere le cicerchie scolate dell’acqua in eccesso e far cuocere per altri 10 minuti quindi spegnere il fuoco e aggiungere l’origano, il prezzemolo ed aggiustare di sale. Lasciar risposare.

Si può consumare direttamente cosi, oppure usarlo per dei crostini o ancora per preparare delle tipiche orecchiette pugliesi come in questo caso. Really enjoy it!

In qualche paese siciliano sembra sia luogo comune dire “Senza melanzane non è Domenica“, proprio a indicare l’importanza della presenza di questo ortaggio sulle tavole nei giorni di festa.. Immancabile! Soprattutto se si tratta della stagione calda!
Ho già parlato dei suoi effetti benefici e proprietà anche mentre si cucinava la crema di melanzane e i medaglioni quindi non mi dilungo ancora..
Un pò di consapevolezza la si potrebbe porre alla comprensione della corretta maturazione: è vero che la stagione delle melanzane va dai primi di Giugno a Settembre inoltrato, ma questi ortaggi non crescono allo stesso modo ovunque. Possibile trovare delle bellissime e grosse melanzane in Sicilia a metà Giugno, non altrettanto probabile trovarli nei mercati del Veneto o della Lombardia.. E se le troviamo molto spesso si tratta di ortaggi di serra oppure importati. Non sono meno onorevoli per questo motivo, ma è bene tenere a mente che se vogliamo avere l’ortaggio più “autentico” dobbiamo cercarlo tra quelli di taglia più piccole e forse avvolte meno attraenti. Sono solitamente loro quelli cresciuti con meno “spinte” antropiche.
In ogni caso può essere veramente di aiuto cercare nell’ambito dei produttori locali, chiedere agli stessi contadini, informarsi, farsi raccontare e consigliare.. Si “rischia” di scoprire informazioni utili e farsi dare degli ottimi consigli sulla reale stagionalità dell’area in cui viviamo e dell’annata (già non dimentichiamo anche le “annate”!!!)..

La ricetta di oggi è più semplice a farsi che a dirsi, un attimo di organizzazione, ingredienti di qualità e di stagione alla mano (non rifatela a Gennaio, please!!!) e degli ospiti a pranzo per commentarla insieme!

pasta_melanzane_affumicate_zafferano

Ingredienti

160 g di spaghetti di farro integrale
2 melanzane piccole senza semi
1 cipolla rossa piccola
30-40 g di anacardi
qualche pistillo di zafferano
paprica affumicata
olio evo
sale, pepe

Procedimento

Mettere in ammollo in acqua gli anacardi per almeno 2 ore.
Lavare le melanzane, sbucciarle e tagliarle a dadini: aggiungere del sale, olio evo e della paprica affumicata, quindi metterle in forno caldo a 180°C per circa 20 minuti a cuocere.
Affettare la cipolla finemente, metterne da parte qualche fettina e il resto farla cuocere con poco olio in padella a fuoco basso in modo che si ammorbidisca.
Dopo il riposo scolare gli anacardi e frullarli con poca acqua. Aggiungere le fettine di cipolla lasciate a parte, sale, pepe e continuare a frullare bene aggiungendo qualche cucchiaio di olio evo ad ottenere una crema ben densa.
Cuocere la pasta e usare un mesco di acqua di cottura (circa 50 ml) per sciogliere lo zafferano molto bene. Aggiungere quest’acqua alla salsa di anacardi. Aggiustare eventualmente di sale e pepe. Aggiungere la salsa alla padella con le cipolle e condire bene gli spaghetti.
Infine aggiungere le melanzane e servire.

 

Oggi un Sud Equo da raccontare e un orzo con le ultime fave fresche della stagione da provare!

Incontri piacevoli e ispiranti si fanno nei luoghi più impensati: per esempio dietro la casa dove sei nata..
Incontri con persone, racconti, profumi, colori.. Così accettando un invito di mia madre ad andare a vedere “i banchi ri cosi i na vota”.. ho trovato a 20 metri da casa un piccolo mercatino organizzato da un gruppo di coraggiosi produttori equo e solidali.. Non significa che i banchetti avessero, riso basmati dall’India o cous cous della Palestina… Molto di più, un equo e solidale di casa nostra, nato a supportare luoghi ormai dimenticati ma che custodiscono preziosi tesori e antichi saperi. Un equo solidale che mi sta molto a cuore, perchè partorito nella mia terra d’origine, la Calabria: la stessa che tanto amo ma che allo stesso tempo mi intristisce, poichè troppo spesso stuprata da chi completamente cieco e insensibile.
E’ così una grande gioia incappare nelle perle: Equosud è una di queste. Un’esperienza che fonda il proprio bagaglio sull’esperienza delle antiche società di mutuo soccorso, le case del popolo, il diritto agli usi civici delle terre incolte, come sulle moderne reti del commercio equo-solidale, i gruppi di acquisto, il rispetto e l’amore per la propria terra.

Se vi capita (o fatelo capitare) visitateli, incontrateli, parlateci, fatevi raccontare: se siete calabresi come me vi farà bene al cuore!

E se non siete calabresi contattateli per conoscere i loro magnifici prodotti: profumato bergamotto, brillanti cipolle rosse, pani antichi e artigianato di altri tempi riempiva l’aria di forme, colori e profumi. Contattateli tramite Facebook oppure visitando il loro sito: www.equosud.it

La ricetta di oggi trae ispirazione da quest’incontro e dalle magnifiche ultime fave di stagione che mi sono state regalate da uno dei loro produttori.

orzo alle fave e fiori di zucca
INGREDIENTI

140 g di orzo decorticato
130 g di fave fresche già sgusciate
10-15 fiori di zucca
1 cipolla rossa piccola
una manciata di cubetti di pane tostato
vino bianco
brodo vegetale
panna vegetale (facoltativa)
menta essiccata
olio evo, sale, pepe q.b.

PROCEDIMENTO
Lessare le fave in acqua salata bollente per 4-5 minuti. Raffreddare rapidamente in acqua fredda e sbucciare della pellicina esterna.
Tritare la cipolla finemente e in un tegame farla cuocere con un paio di cucchiai di olio evo.
Aggiungere l’orzo alla cipolla dopo averlo sciacquato (in base ai tipi di orzo utilizzati verificare le indicazioni sulla confezione nel caso in cui serva un precedente ammollo).
Far tostare l’orzo leggermente e quindi aggiungere del vino bianco per sfumare.
Aggiungere il brodo vegetale, circa il doppio del volume di orzo  e tenerne da parte per successive aggiunte. Far cuocere con coperchio per almeno 20 minuti.
Preparare il crumble mettendo in un tritatutto il pane tostato, un pizzico di sale e la menta tritata. Frullare insieme, dopodichè scaldare un cucchiaio di olio evo in padella e aggiungere ad insaporire e il crumble ottenuto per un paio di minuti.
A fine cottura dell’orzo aggiungere i fiori di zucca tagliati finemente e le fave, amalgamare insieme aggiungere qualche cucchiaio di panna vegetale se si vuol donare cremosità.
Impiattare e terminare con il crumble alla menta.. Enjoy it!

Le zucchine ripiene sono in grado di invadere l’ambiente circostante con il loro profumo. Anche queste a mio avviso ricadono nella categoria “comfort food”… Credo sia quasi inevitabile perchè i ripieni da sempre hanno reso qualsiasi ortaggio ricco di fascino e ammaliante anche per chi non ama le verdure (da piccola era fra questi e solo con dei ripieni mi convincevo a mangiarle!).
Visto che il mese di Giugno nel suo pieno ce le propone come ottimo ortaggio di stagione suggerisco di approfittarne.

zucchine_botte_ripiene
Ingredienti:
4 zucchine  a botte
1 cipolla
1 spicchio di aglio
una manciata di olive verdi
una manciata di mandorle tostate
un cucchiaio di capperi dissalati
pane integrale (meglio a lievitazione naturale) secco
olio evo e sale marino integrale
basilico fresco a piacere, maggiorana
lievito alimentare (facoltativo)

Procedimento
Lavare le zucchine, tagliare la parte alta per farne un “cappellino”: con un cucchiaio o con un cucchiaino (dipende dalla grandezza) scavare l’interno della zucchina delicatamente. Appena fatto mettere un pizzico di sale all’interno delle zucchina e lasciarle lì a scolare. Nel frattempo tritare grossolanamente il cuore della zucchina che è stato estratto e farlo rosolare in padella con la cipolla e l’aglio tritato e precedentemente fatto appassire con l’olio evo. Far insaporire insieme zucchina, cipolla e aglio e cuocere aggiungendo il sale.
Tritare le olive e i capperi grossolanamente e tagliare le mandorle a coltello.
Tritare grossolanamente un pò di pane e mescolarlo alle zucchine, olive e capperi: amalgamare insieme e se necessario usare un mixer per tritare o amalgamare ulteriormente. Aggiustare di sale e pepe, infine aggiungere le mandorle.
Riempire le zucchine con il composto ottenuto e richiudere con il loro cappellino. Spennellare con poco olio evo l’esterno e infornare a 170°C per 25 minuti circa. Tempi maggiori o minori saranno necessari a seconda della grandezza delle zucchine.

Quanti amano l’hummus libanese? Immagino che a questa domanda ci sono le mani alzate e le voci che dicono: Io! Io!
Per chi ancora invece non lo conoscesse, l‘hummus è una tipica salsa di origine mediorientale a base di ceci, tahin e olio di oliva: la semplicità che si trasforma in delizia!
Ecco questo condimento per la una pasta di riso (come in questo caso ma può essere un formato di pasta a proprio piacimento) condita con una hummus di ceci più “lungo” è semplicemente superba, oltre che gustosa e un ottimo piatto unico accanto ad una ricca insalata..
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Ingredienti
160 g di sedani di riso integrale (o altra pasta corta a proprio piacimento)
250 g di ceci già lessati
il succo di un limone
3 cucchiai di tahin
3-4 cucchiai di olio evo
1 spicchio di aglio
1/2 cucchiaino di coriandolo in polvere
brodo vegetale q.b.
pepe, sale
prezzemolo a piacere
Procedimento
Far cuocere la pasta in abbondante acqua salata.
Nel frattempo frullare i ceci con il succo di limone, l’olio, l’aglio (facoltativo e in caso meglio se già cotto) e il tahin. Aggiungere il coriandolo e aggiustare di sale e pepe. Continuare a frullare e aggiungere poco per volta anche il brodo vegetale fino a quando non otterrete una crema fluida utile proprio al vostro fine di condire la pasta. Aggiungerla alla pasta e se necessario aggiungere poco olio (per gli amanti delle panne vegetali potrebbe essere anche l’aggiunta di quest’ultima). A piacere si potrebbe spolverare con noci o pinoli.

In questo periodo dell’anno trovo essenziale avere a che fare con sapori ben definiti, che poi a piacere possono mescolarsi, ma che continuino a mantenere la loro unicità.. Succede quindi che si realizzano piatti come questi, dove cereali e verdure possono mescolarsi insieme, oppure possono essere assaggiati singolarmente.. anche da “single” avranno la loro speciale caratteristica.

cous_cous_funghi_pomodorini

Ingredienti

200 g cous cous di riso e mais (può essere usato anche quello tradizionale di frumento)
350 g di funghi champignon
250-300 g di pomodori datterino
2 cipollotti freschi
4 cucchiai di olive taggiasche denocciolate
1 spicchio di aglio
Curcuma
Olio evo, sale e pepe q.b.
Erbe aromatiche: Finocchio selvatico, Maggiorana, Rosmarino, Origano, Timo, Prezzemolo, Salvia

Procedimento

Pulire i funghi e tagliarli a fettine, quindi cuocerle su una piastra di ghisa appena unta in modo da ottenere un effetto grigliato: a fine cottura aggiungere il prezzemolo tritato ed eventualmente poco olio aromatizzato con uno spicchio di aglio.

Lavare i pomodorini e metterli in una padella a fondo pesante: aggiungere la maggiorana, l’origano, il timo, la salvia,  il rosmarino, sale, pepe e a scelta un cucchiaio di olio evo. Far cuocere a fuoco lento con un coperchio in modo che si caramellizzino lentamente (se i pomodori non sono molto dolci è possibile aggiungere un cucchiaino di zucchero di canna).

In una padella scaldare un paio di cucchiai di olio evo e aggiungere i cipollotti tagliati molto sottili: farli cuocere a fuoco basso e quando cotti aggiungere il cous cous tostandolo per qualche minuto. Spegnere il fuoco e versare dell’acqua salata bollente quanto basta per reidratare il cous cous e sgranarlo (di solito tra i 300 e i 370 ml di acqua, dipende dal cous cous – seguire eventualmente le istruzioni sulla confezione).
Aggiungere al cous cous sgranato le olive e il finocchio tritati finemente insieme e amalgamare.
Servire il cous cous con i funghi e i pomodorini: ottimo anche come piatto freddo.

La pasta per noi italiani è sempre il salva pasto quando siamo a corto di idee oppure di tempo: ci sono modi per cui possiamo rendere anche un piatto di pasta una ricetta corredata di minerali e vitamine, leggera, sana e gustosa. Alcune regole da seguire nella scelta della pasta da usare le ho già date qui . Se sei intollerante o celiaca/o ci sono ormai buone alternative a base di farina di riso integrale oppure grano saraceno, ecc. quindi pasta sia per tutti i gusti ed esigenze!
In questo caso ho abbinato la pasta ad una tapenade di olive taggiasche e finocchietto e delle verdure saltate in acqua: una tecnica di cottura adatta alla Primavera quella delle verdure saltate, e con acqua anzichè olio rende le verdure molto leggere, ottime accostate alle saporite olive. Nel corso di Cucina Naturale della ZenKitchen di Domenica prossima parlerò ampiamente anche di questa tecnica di cottura!
E veniamo alla ricetta..

penne_taggasche_verdure
Ingredienti
150 g di pasta di riso integrale (o altro formato a scelta)
1 carota
1 zucchina
1 cipollotto
qualche foglia di radicchio
1 cucchiaio di alghe arame
2-3 cucchiai di olive taggiasche denocciolate
qualche cima di finocchio selvatico
scorza di limone
sale
Procedimento
Tagliare il cipollotto a rondelle e la zucchina e la carota a fiammifero. In una padella a fuoco medio versare qualche cucchiaio di acqua e quindi il cipollotto e aggiungere le arame risciacquate, dopo alcuni minuti di cottura con coperchio aggiungere anche la carota e infine la zucchine: far cuocere fino a completa cottura.
Mentre si fa cuocere l’acqua per la pasta e successivamente la pasta, tritare finemente le olive, il finocchio e aggiungere la scorza grattugiata di 1/2 limone.
Una volta che la pasta è cotta condirla con la tapenade di olive, finocchio e scorza di limone e quindi aggiungere le verdure cotte e il radicchio tritato finemente. Se necessario aggiungere dell’olio a piacere.