Dieta vegan, vegetariana o onnivora ormai il tofu ha bussato alla porta di tutti o quasi e tutti lo hanno sentito nominare. Anche mia mamma! Qualche giorno fa al telefono mi chiede:
M: “Cosi prepari per cena?”
Io: “Tofu”
M: “Topu?!?”
Io: ” No mamma, T O F U”
M: (con tono preoccupato) ” Oh mamma mia, cos’è il TOPU?!?”

Insomma volenti o nolenti, avvezzi o meno, tutti ne sentono parlare.
Ecco qualche info per la preparazione e per sfatare qualche mito!

Il tofu è un formaggio di soia?

Il tofu non è un formaggio di soia. Ce lo può ricordare per colore, aspetto ma non ha nulla a che fare con un formaggio. Chiamarlo così è stata una “semplificazione” occidentale per classificarlo tra gli alimenti. L’uso di questo termine ci ha fatto cadere in errore, facendoci intendere che il tofu si possa mangiare tal quale, esattamente come tutti i formaggi, ma non è così, infatti…

Il tofu si mangia crudo?

Assolutamente no!
Aprire il tofu, tagliarlo a cubetti e metterlo allegramente in insalata come fosse feta NON SI FA!
Aprire la confezione di tofu, metterla in un frullatore con basilico , olio evo e pomodori secchi come suggeriscono tante ricette? DIMENTICALO!

E’ sempre meglio cuocere il tofu prima dell’uso, quindi cucinalo sempre. Non significa che non puoi metterlo più in insalata o farci le tue creme al basilico e pomodorini: prima di usarlo in questo tipo di ricette, prendi la quantità prescelta di tofu e fallo cuocere 3-4 minuti in acqua bollente, meglio leggermente salata.

Ma tanto il tofu non sa di nulla!

Ti dò una meravigliosa notizia: fondamentalmente hai ragione! Ma è proprio questo il pregio del tofu! Sei tu che puoi impremergli qualsiasi gusto tu voglia: usa basilico e olive e avrai sapori mediterranei, tante spezie per dargli un sapore asiatico, miso per dargli un tocco che ricordi il giappone… E poi cuocilo con le verdure e ne assorbirà il sapore, oppure usalo per i ripieni, polpette, burger o ancora per i dolci: e si perchè assorbirà anche i sapori dolci! Insomma si può essere più pratici di così?

E’ una roba strana!

Apri la confezione, è umido e spugnoso e ti fa orrore? Torna a al secondo punto: il tofu va cucinato, non si mangia crudo!!! Le consistenze sono di diverso tipo e fra l’altro cucinato opportunamente cambia la consistenza… ai miei corsi di cucina impari anche questo!

Non è un cibo della nostra tradizione!

Spesso ci sono dei pregiudizi verso il tofu, motivo per cui non viene usato… Per esempio: “il tofu non è un cibo della nostra tradizione” , verissimo, lo abbiamo preso in prestito dall’oriente (ma lo produciamo anche in Italia), così come importiamo il salmone o il cacao per produrre cioccolato immancabile ormai in ogni dolce. Le nostre abitudini sono cambiate nel tempo, l’importante e che cambino in manera sostenibile e non siano completamente stravolte. Sicuramente non sarà il tofu a stravolgere i nostri usi.

Il tofu fa male!

Sono stati fatti moltissimi studi sulla soia e per anni ci sono stati molte discussioni riguardo gli isoflavoni della soia e la loro capacità di mimare gli estrogeni nel corpo. Allo stato attuale i ricercatori hanno concluso che la soia (e quindi il tofu) è un prodotto sicuro per le donne. Le cose cambiano se una donna sta facendo dei trattamenti medici specifici, in questi casi verificare sempre con il proprio professionista di fiducia.

E adesso prepariamo finalmente il nostro scrumble tofu!

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Scrumble Tofu

SCRUMBLE TOFU – LA RICETTA

Ingredienti

250 g di tofu al naturale
2 carote
1 cipolla rossa grande
1 cucchiaino raso di curcuma
1 spicchio di aglio
1 cucchiaino di curry dolce
1 mazzetto di erba cipollina
olio di semi di sesamo (o altro olio a scelta)
sale

Procedimento

Prepara le verdure: sbuccia l’aglio, trita finemente la cipolla e taglia le carote a fette sottili.
Prendi i panetti di tofu e sbriciolalo con le mani, l’effetto risultante ricorderà l’aspetto degli scrumble eggs, ma non solo: il fatto che il tofu abbia una così vasta superfce irregolare esposta ai condimenti gli permetterà di assorbire di più e essere più gustoso!

In una padella versa l’olio e aggiungi l’aglio e fallo rosolare per 2 minuti circa. Togli lo spicchio di aglio e aggiungi la cipolla e le carote e falle rosolare lentamente, aggiungi anche il curry dolce. Dopo 7-8 minuti aggiungi anche il tofu, la curcuma e il sale e amagama molto bene. Fai cuocere con coperchio per altri 10 minuti circa quindi spegni e aggiungi l’erba cipollina tritata.
Servilo con riso integrale o basmati, altre verdure oppure con un insalata a scelta. Ottimo a colazione in sostituzione delle scrumble eggs!!!


Devo essere sincera, non ho mai apprezzato particolarmente il concetrato di pomodoro: l’ho sempre considerato un”accessorio” del quale potevo fare a meno. Se lo tengo in frigorifero mi può capitare di ricordarmi di usarlo qua e di là per aggiustare qualcosa che non mi convince ma in generale lo evito. Fino ad oggi! Oggi tutto è cambiato e ho capito perchè non amavo particolarmente il concetrato di pomodoro: semplicemente perchè non ne avevo mai assaggiato uno così buono!
Vi racconto la storia, non è lunga.
Tutto comincia con dei splendidi pomodorini perini maturi. Vederli mi ha fatto venire in mente i pomodori secchi così ho deciso di asciugarli al sole per essiccarli. Dopo 1-2 giorni arriva un imprevisto: la pioggia! I miei pomodorini sono a rischio, li guardo e decido di cambiare il loro destino: li cuocio, li frullo e ottengo una purea densa eccezionale: il mio concentrato di pomodoro!
Per cosa lo puoi usare se riesci a resistere dal mangiarlo a cucchiaiate?

  • Puoi aggiungere il concetrato ottenuto al tuo sugo di pomodoro per condire la pasta, gli darà una marcia in più!
  • Puoi usarlo da spalmare in uno strato sottile su delle tartine aggiungendo poi verdure grigliate, avocado, creme di legumi..
  • Puoi usarlo per colorare e insaporire le tue salse.
  • Puoi usarlo come il classico concetrato per “sistemare” delle ricette.

E adesso la ricetta passo a passo…

Ups! Aspetta… prima di passare alla ricetta ti ricordo che per restare aggiornata/o e non perdere le ultime news, ti puoi iscrivere alla NEWSLETTER. Puoi sintonizzarti anche sui social: seguendo la mia pagina di Cucina Naturale su Facebook non perderai gli eventi e le news oppure seguimi su Instagram. Ti aspetto!
Concentrato di pomodoro
Il concentrato di pomodoro più buono del mondo!

Ingredienti

2 kg di pomodori perini maturi
sale marino
olio evo

Procedimento
Lava bene tutti i pomodori e tagliali a metà in senso della lunghezza. Disponili su una superfice piana pulita, può essere un cassettina di legno, oppure di cartone, o ancora una griglia: quest’ultima è l’ideale perchè è una superficie che fa circolare l’aria e asciugare bene i pomodori.
Disponi i pomodori al sole protetti dalle incursioni degli insetti: io uso un pezzo di tulle che li ricopra ma faccia passare i raggi solari.
Fai asciugare i pomodori al sole caldo e ritirali la sera quando potrebbero essere soggetti all’umidità: ci vorranno 1-2 giorni (dipende dall’esposizione): sono pronti quando sono asciutti all’esterno ma con ancora una polpa morbida e lavorabile. Sono riconoscibili anche dal profumo molto dolce.
A questo punto tagliali a pezzi, cuocili per circa 15 minuti a fuoco basso e poi frullali in un mixer fino a ridurli a purea*. Inserisci il concentrato in un barattolo di vetro pulito e nel farlo cerca di eliminare tutte le bolle di aria dentro il barattolo. Ricopri la superfice con un filo di olio di oliva e conserva in frigorifero.
Da questa quantità si ottiene un barattolo di circa 200 g.
Se vuoi conservarlo per più tempo procedi con la sterilizzazione dei barattoli ottenuti. Enjoy!

*E’ necessario un mixer abbastanza potente per ottenere una purea omogenea.

Se hai dubbi o vorresti saperne di cucina naturale e sogni il corso di cucina su misura per te contattami e prepareremo il corso su misura per te!
Se invece hai bisogno di trovare il “tuo” personale equilibrio a tavola contattami per le consulenze alimentari personalizzate.

Estate e melanzane sono quasi sinonimo! E’ il loro momento, come quello di altri ortaggi di stagione, ma oggi è la sua giornata: la melanzana. Vista in maniera ambigua perchè appartenente alla famiglia delle solanacea, la sua buccia e la zona in cui si ha la maggiore concentrazone di solanina, per questo è importante sceglierle sempre in stagione, quando hanno raggiunto la massima maturazione e anche la minore quantità di solanina. Eliminare la buccia e cuocere molto bene sono delle accortezze in più che posso essere utilizzate. Se si osserva bene in effetti, le melanzane sono originarie dell’India e diffuse nel Medio Oriente: i loro piatti più tradizionali a base di melanzane hanno tutti delle lunghe cotture, in forno o stufate. E così facendo non solo diminuisce la solanina, ma aumenta la biodisponibilità degli antiossdanti di cui è ricca.

  • In macrobiotica non viene solitamente usata la melanzana, perchè considerato un alimento eccessivamente yin, e in effetti, per alcune persone potrebbe essere controindicato. Io applico la regola del buon senso per questo ortaggio: biologico, di stagione, non troppo frequente. Un uso misurato in un organismo in forma non crea grossi problemi, mentre un uso frequente in persone più fragili a causa delle loro condizioni o della loro costituzione potrebbe essere poco o per nulla indicato. Adesso veniamo alla ricetta:
  • semplice
  • vegan
  • senza soia
  • senza latticini
  • ricca di fibre
  • buonissima

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Ingredienti per le più buone melanzane ripiene:
2 melanzane viola senza semi
1 cipolla
1 spicchio di aglio
1 cucchiaio abbondante di capperi dissalati
2-3 cucchiai di olive taggiasche
4 cucchiai di pangrattato
1 cucchiaio di prezzemolo tritato
Olio evo q.b.
Origano q.b.
Basilico q.b.
sale q.b.

Procedimento
Lava le melanzane, tagliale a metà nel senso della lunghezza e cospargi la fetta con abbondante sale: per migliorare il risultato incidi la metà della melanzana con la punta di un coltello, in questo modo il sale penetrerà anche all’interno e anche la cottura sarà agevolata. Lascia le melanzane a perdere la loro acqua di vegetazione per almeno 30 minuti dopodichè sciacqua del sale in eccesso e strizza delicatamente per eliminare ulteriore acqua. Disponi le melanzane su una pirofila, irrorale con olio evo e falle cuocere in forno a 180°C per 25 minuti circa o finchè la polpa non sarà morbida.

Trita la cipolla finemente e falla rosolare in una padella antiaderente con olio evo. Aggiungi l’aglio tritato, i capperi, le olive ed eventualmente poca acqua e fai cuocere per una decina di minuti. Raccogli con un cucchiaio la polpa delle melanzane nella zona centrale mantenendo inalterato il bordo esterno, aggiungi la polpa alla padella con le cipolle e fai insaporire bene: aggiungi anche origano e basilico.

Prepara una padella con un giro di olio evo e aggiungi il pan grattato e fallo rosolare bene: aggiungi un pizzico di sale, il prezzemolo e il basilico e se vuoi a piacere qualche fogliolina di menta tutto tritato finemente. Aggiungi il pan grattato ottenuto al composto a base di melanzane e usalo per riempire le barchette di melanzana ottenute in precedenza.
Inforna a 180°C per altri 15 minuti circa.

Se la ricetta ti intriga ma cucinare non è per te ricordati del mio servizio chef a domicilio: cucino io per te e i tuoi cari e a te non resta che goderti tutto, contattami.

La fermentazione è un metodo antico per conservare le verdure e per trasformarle. E’ un alchimia, per le verdure cambiano in gusto ma anche per le proprietà: diventano probiotiche e prebiotiche insieme. Vuol dire che hanno batteri utili al nostro intestino, e hanno anche le fibre e i componenti corretti per mantenere i nostri batteri in equilibrio.
Il nostro microbiota è estremamente importante per noi: non solo i nostri batteri se sono abbondanti e collaborativi fra di loro impediscono che si insedino batteri patogeni, ma aiutano lo sviluppodel nostro sistema immunitario e il suo corretto funzionamento (quindi anche la possibilità di soffrire di allergie o meno). Non ultimo collaborano con il nostro sistema nervoso e addirittura la nostra emotività (macrobiotica docet!) è collegata al nostro intestino, e nello specifico ai batteri che lo popolano.

Se trattiamo bene il nostro ntestino non può far altro che ringraziarci!

Se vuoi approfondire questo argomento c’è un libr molto carino che avev letto anni fa che si chiama “Intestino Felice” di Giulia Enders, ed è un bellissimo viaggio all’interno dell’intestino e del suo funzionamento.

Se invece vuoi agire praticamente usare qutidianamente piccole quantità di alimenti fermentati non pastorizzati può aiutare moltissimo.
Ma quali sono gli alimenti fermentati?!?
Crauti, miso, yogurt, kefir, tamari, shoyu, amasake, natto sono gli ingredienti che più facilmente troviamo in commercio, ma che forse per il loro gusto o per il fatto che non siano molto conosciute usiamo poco! Invece tutte le verdure possono essere fermentate!
La fermentazione è un processo semplice che non richiede grandi strumenti, ma è necessario farci un pò amicizia. Oggi per iniziare ti propongo una ricetta molto semplice con i ravanelli.
Ti consiglio di iniziare con piccole quantità e poco per volta, ma appena hai capito il meccanismo base e la “chimica” della fermentazione puoi partire con questa avventura.

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Ingredienti

200 g di ravanelli freschi bio
200 g di acqua minerale
4 g di sale (il 2% del peso dell’acqua)

Procedimento

Prepara la salamoia: porta ad ebollizione l’acqua e sciogli il sale. Falla raffreddare, meglio coperta.

Pulisci i ravanelli, lavali bene e togli la sabbia. Taglia le foglie e mettile da parte per un’altra ricetta (per es. il pesto).

Taglia i ravanelli a fettine tutte uguali e disponili in un barattolo di vetro perfettamente pulito. Il barattolo non va mai riempito fino in cima. Lascia almeno due dita dal bordo.

Ricopri bene con l’acqua in modo che i ravanelli siano completamente immersi.  Se ti piace qualche spezia puoi aggiungerla: io ho messo zenzero e pimento.

Metti un piccolo peso che possa mantenere le verdure sotto la salamoia: può essere un pressino ad uso alimentare, un sasso di fiume ben pulito, un pressino di legno..

Chiudi il barattolo e scrivi la data di produzione.

Da questo momento comincerà una fermentazione, cioè si svilupperanno batteri che modificheranno l’ambiente interno ai barattoli e gli stessi ravanelli. Te ne accorgerai perché vedrai formarsi bolle e cominceranno a cambiare il colore della salamoia e dei ravanelli.

Ogni giorno, per i primi 3-4 giorni consecutivi dovrai svitare leggermente il tappo per far sgasare i gas prodotti: svita e fai uscire il gas, ma non togliere completamente il tappo!

Lascia il barattolo a fermentare a temperatura ambiente (circa 21 °C) per almeno 10 giorni, poi spostale in frigorifero nei ripieno alto, per altre due settimane.

In alternativa, se hai a disposizione un luogo con una temperatura compresa tra gli 8 e i 15°C lascia il barattolo a fermentare lì direttamente dal 4° giorno. Dopo 3-4 settimane saranno pronti.

Il loro sapore, dovrà essere acido e leggermente pungente. Non ci devono essere odori di putrescenza e/o parti con muffe.

Cosa faccio se  vedo una patina bianca in superfice? Niente di male, è un lievito. Eliminalo delicatamente e verifica che lo strato sottostante sia intatto: in questo caso usalo normalmente.

Il risultato dipenderà molto dalla temperatura in cui la fermentazione è avvenuta: temperature più alte e la fermentazione sarà più rapida, temperature più basse e la fermentazione sarà più lenta.

Temperature più alte significa anche maggiori possibilità di contaminazioni, quindi meglio aumentare la concentrazione di sale (per es. 3%).

Ora non ti resta che provare!!!

Era in programma per Sabato 21 Marzo il corso di cucina con Cristina Fusi.. poi è arrivato un virus più virulento di altri e abbiamo deciso che posticipiamo: non annulliamo, semplicemente lo riproporremo in un momento più propizio per tutti.

Cristina Fusi è una grande esperta di macrobiotica ed energia del cibo è ha tantissime conoscenze da condividere, quindi l’aspettiamo nella cucina di ZenKitchen a Mantova!
Intanto che la primavera procede silenziosa, ho chiesto a Cristina di poter condividere la ricetta della zuppa di miso che consiglia visto che abbiamo parlato delle proprietà del miso giusto qualche giorno fa: è la zuppa del momento, perchè come qualcuno di voi ben saprà, in base alle esigenze e alla stagione la nostra zuppa di miso può avere degli ingredienti diversi.

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A sinistra, carote, daikon e shiitake. A destra zuppa di miso pronta.

Cristina ci dice:
“Una zuppa di miso per sostenere il sistema immunitario.
In questa ricetta ci sono i funghi shiitake secchi, il daikon e le carote.
Il fungo shiitake ha proprietà antivirali, immunostimolanti, antitumorali, antitrombotiche, epatoprotettive, ipotensive, concorre a ridurre i livelli di colesterolo.
La combinazione di carote e daikon, secondo la macrobiotica, “scioglie i depositi di grasso solidificatesi profondamente nell’organismo”. (Cit. Il libro dei rimedi macrobiotici).
Il miso deriva dalla fermentazione di soia (in Italia si trova preparato anche con ceci), un cereale, riso o orzo e sale. Il prodotto fermentato ha proprietà probiotiche, va a nutrire il microbiota e a sostenere il sistema immunitario.

Ricetta per 4 persone:
4 funghi shiitake
80 g di daikon già pulito
80 g di carote già pulite
4 cm di alga wakame
Cipollotto
Zenzero
1 cucchiaio o più di miso

Ammollare i funghi per un’ora.
Tagliare le verdure a dadini o a julienne. Affettare sottilmente i funghi. Utilizzare l’acqua di ammollo, unire altra acqua per arrivare ad un litro, aggiungere i funghi e l’alga ammollata e tagliata.
Far raggiungere l’evoluzione è cuocere coperto e a fuoco moderato per 10 minuti.
Unire le verdure e proseguire per 7-8 minuti.
Spengere. Prelevare un po’ di brodo e sciogliere il miso, unire alla zuppa.
Attendere un paio di minuti e servire con la parte verde, tritata, del cipollotto e/o succo di zenzero, ottenuto dallo zenzero tritato e strizzato.”

Se vuoi seguire Cristina qui trovi la sua pagina. Oppure on-line trovi i suoi libri di ricette!

Fagiolini serpente o stringhe oppure fagiolini di Sant’Anna.. hanno diversi nomi in base alla regione che li ha adottati..
Ma il sapore?!? E’ particolare, deciso, molto diverso dai comuni fagiolini.
Io ho cercato di mantenere il loro peculiare sapore cuocendoli a vapore e dandogli dei toni freschi servendoli con olio evo, menta e zest di limone.

Come fai a trovare i fagiolini serpente? Seguendo la scia degli agricoltori virtuosi!
Quelli che amano il loro lavoro e la terra e quindi coltivano spesso e volentieri delle verdure “diverse” aumentando la biodiversità.

Aumentare la biodiversità non vuol dire solo avere “delle verdure strane a tavola”, ma significa:
– mantenere/rendere i terreni più forti;
– mantenere le colture più forti e quindi ridurre/eliminare l’uso di pesticidi;
– aumentare la biodiversità a seguire della fauna intorno al terreno sano (insetti impollinatori, api, uccelli, pipistrelli..);
– avere una grande biodiversità alimentare porta benessere anche alla salute umana;
farsi consigliare/assaggiare ortaggi fino ad allora sconosciuti e ciò apre un mondo di scoperte anche a noi!
Ogni volta che incontriamo un contadino virtuoso incontriamo un “custode della terra” che con il suo lavoro si prende cura anche di noi.

Al mercato contadino di Mantova, Serena del Cencio Molle è una di questi “custodi”, e mi ha fatto conoscere questi fagiolini.. io vi passo una ricetta per usarli!

Se invece di una ricetta ti piacerebbe imparare con qualcun’altro ti ricordo che da Ottobre parte il nuovo corso di Cucina Naturale base a Mantova: trovi le info qui.

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Fagiolini serpente con menta, pomodorini e zest di limone

Ingredienti

Fagiolini serpente
una decina di pomodorini ciliegino
un mazzetto di foglioline di menta
un limone bio
olio evo
sale

Procedimento
Lava i fagiolini e falli cuocere a vapore per circa 8 minuti.
Trita le foglioline di menta finemente, con un rigalimoni ottieni delle zest di limone e uniscile alla menta insieme ad un pizzico di sale e l’olio evo.
Massaggia delicatamente i fagiolini con l’olio con menta e limone e aggiungi i pomodorini tagliati in 4. Lascia riposare coperto per circa 30 minuti in frigorifero.
Consumali preferibilmente a temperatura ambiente.

 Pensavo di parlarvi di un insalata che è deliziosa, semplice e splendida per utilizzare la frutta secca che gira per casa durante le feste natalizie.. Un post fresco e veloce insomma..     Invece nell’accingermi a scrivere un post sul mio sito dopo quasi un mese ho appena scoperto che è arrivato il fatidico momento in cui wordpress ha cambiato tutte le sue impostazioni di scrittura… ci impiegherò un pò ad abituarmi quindi non so bene quando sarà pronto questo post…speriamo prima di Natale!!!  =) 

Torno alla nostra insalata, mi sono ispirata ad un piatto ammirato in un libro di ricette israeliane alcuni mesi fa, che mi è tornata in mente in questo periodo perchè è quello in cui i datteri si trovano in quasi tutte le case. Ho scelto la valeriana per questa insalata dopo il racconto di Serena, contadina appassionata dell’azienda Cencio Molle di Mantova:  queste foglioline dall’aspetto così delicato in inverno crescono molto bene, soprattutto dopo una gelata che acquistare alle foglie dolcezza e diventare più croccanti! La valeriana aiuta il fegato e le sue funzioni depurative.

 

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Invece se volessi assaggiare dal #vivo, partecipa al prossimo #evento!

*** Se questo post ti è stato utile, ricordati di utilizzare l’hashtag #zenkitchen e di taggare@jyoti_zenkitchen  su Instagram e Zen Kitchen su Facebook in modo che anche altri possano conoscerlo.

Insalata di valeriana, datteri e mandorle

Ingredienti
30-40 g foglie fresche di valeriana
1/2 cipolla rossa piccola (oppure 1/4 di una grande)
3-4 datteri
una manciata abbondante di mandorle
pane tipo chapati o pita (anche il pane carasau può andar bene)
1 cucchiaio di aceto di melograno
1 cucchiaio di olio evo
sumac
sale, peperoncino (facoltativo)

Procedimento
Tagliare la cipolla a fettine finissime, unirla ai datteri snocciolati e tagliati e mescolarli insieme in una ciotolina insieme all’aceto di melograno. Far marinare per circa 30 minuti. 
Lavare la valeriana e disporla in una terrina. Tostare in padella le mandorle e il pane tagliato a triangolini: sul finire della tostatura aggiungere l’olio evo, il sumac, il peperoncino e il sale: amalgamare bene e spegnere il fuoco. 
Aggiungere all’insalata la cipolle con i datteri marinati insieme alle mandorle con il pane. Enjoy!

I consigli di Jyoti
Prova a sostituire potrebbero essere sostituiti anche da delle ottime albicocche disidratate per rendere la ricetta più “nostrana”!
L’aceto di melograno può essere sostituito dall’aceto di mele.

Durante questa estate mi sono convertita alle colazioni salate per motivazioni di gusto, ovviamente molto soggettive, e nutrizionali: una buona colazione salata (ben equilibrata naturalmente) crea minori sbalzi durante la mattinata e fornisce una buona dose di energia per la lunga mattinata che si ha davanti (ricordi il detto “colazione da re, pranzo da nobile e cena da povero”?!?). Se soffri di scarsa concentrazione la mattina, stanchezza, fame continua o anche supportare una tua dieta dimagrante, forse potresti considerare di provare ad usare ogni tanto delle colazioni salate!
All’inizio è più semplice iniziare con fette di pane e patè di olive oppure hummus, o magari della farinata di ceci avanzata dalla cena della sera precedente.. Pensa che fino alla seconda guerra mondiale la colazione tipo era per lo più fatta dagli avanzi della cena della sera prima!!!
Una volta preso il via ti puoi anche sbizzarrire (tempo permettendo) e con il caldo estivo io uso molto le insalate. Questa di oggi con il finocchio di mare o kritamo come lo chiamano in Grecia , ne ho raccolte un paio di manciate per rendere speciale la mia insalata! Il suo nome botanico è Crithmum maritimum ed è una pianta selvatica che cresce lungo le scogliere. Adora i climi secchi, la salsedine e le coste rocciose.. in questo mi assomiglia molto!!! =)  Ha una foglia carnosa ed estremamente aromatica, il fiore ricorda quello del finocchietto selvatico. Raccoglierla è semplice il periodo va soprattutto dalla primavera a settembre: si scelgono le foglie più tenere.
Come ogni pianta selvatica non va mai strappata completamente dal suolo e ne va sempre lasciato un pò perchè lei si possa riprodurre, altri animali/insetti possano usufruirne e tutti i membri del ciclo naturale stesso ne abbiano così vantaggio.

E’ ricca di vitamina C (ne facevano un grande uso i marinai nel passato che stavano per mesi e mesi in mare) e ha potere detox poichè migliora le capacità del fegato: sembra che già Ippocrate la suggerisse a tal proposito..

credits: https://frustratedgardener.com/2016/08/24/daily-flower-candy-crithmum-maritimum/

Può essere conservata in salamoia, dalla Grecia fino alle coste dell’Inghilterra viene preparata in questo modo. Per mangiarla subito invece consiglio di scottare le foglioline per 1 minuto e mezzo in acqua salata e poi usarla per un insalata, per una pasta aglio, olio e peperoncino più aromatica oppure una frittata o un insalata di patate..

Prima di andare alla ricetta ricorda che per restare aggiornata/o e non perdere le news, ti puoi iscrivere alla NEWSLETTER.
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Invece se volessi assaggiare dal #vivo, partecipa al prossimo #evento!

Ingredienti

1 cetriolo

1 carota

1 barbabietola piccola precedentemente lessata

2 manciate di finocchio di mare scottato (vedi sopra)

olive verdi

1/2 limone

1 spicchio di aglio

3-4 cucchiai di olio evo

sale

Procedimento

Emulsiona insieme il succo del limone con l’olio, sale e l’aglio schiacciato e fai riposare per almeno 30 minuti.

Prepara l’insalata tagliando le verdure e mescolandole insieme e condisci con l’emulsione dalla quale avrai eliminato l’aglio. Aggiungi le olive a piacere… e buona estate!!!

 

Le creme e le vellutate di verdure si possono fare un pò con tutto: asparagi, carote, zucca e di bucce di piselli..! Ecco, se per caso sei tra quelli che non amano gli sprechi o meglio ancora tra quelli che adora mangiare i piselli appena raccolti crudi adesso sai che le bucce non dovranno andare più tra i rifiuti organici!! La prima volta che la provai fu almeno 15 anni fa a Noto, e quando mi venne servita rimasi stupita a sapere che non si trattava di piselli ma solo delle bucce.. Qualche settimana fa mi trovavo a Siracusa e passeggiando per l’antico mercato di Ortigia fra il verde acceso delle bancarelle ho deciso di ripetere la magia della crema di baccelli…

Le dosi sono generiche, ti farai l’occhio in fretta se segui il procedimento. Unico must: i piselli rigorosamente bio!

Ingredienti

Bucce di piselli

qualche cipollotto fresco

Aglio, Menta

Olio evo

sale

Procedimento

Trita cipollotto e aglio in proporzione alla quantità di bucce di piselli che hai a disposizione: cipollotto e aglio ti servono per dare una base che insaporisca leggermente. Cuoci il cipollotto e l’aglio con olio evo e qualche cucchiaio di acqua in un tegame capiente.

Pulisci e lava accuratamente i baccelli dei piselli ( i piselli potresti già averli usati qui oppure qui ): non usare bucce che sono molto disidratate ma preferisci quelle carnose. Tagliali grossolanamente e aggiungili al tegame, ricoprili con acqua, aggiusta di sale e porta ad ebollizione. Fai cuocere finchè i baccelli non sono teneri, circa 20 minuti. Frulla il contenuto della pentola e successivamente passalo con un passaverdure per eliminare le fibre grossolane che saranno rimaste nella crema: i baccelli contengono molta più fibra dei piselli, quindi questo passaggio è necessario per ottenere una crema più liscia e libera da filamenti grossolani.
Tritare la menta finemente e usarla per insaporire la crema. Servila tiepida.

Radici è una parola che può richiamare alla mente molti significati: le proprie origini, la terra, forza… Ma quando entriamo in cucina e parliamo di radici spesso si vede storcere il naso: bardana, pastinaca, carota, rape, ravanelli, daikon, topinambur, sedano rapaTutte radici, ognuna con caratteristiche diverse, con sapori che possono andare dal dolce al piccante passando per l’amaro e con forme avvolte abbastanza insolite.. Se mettiamo da parte la visione analitica, e smettiamo di “sezionare” questi ortaggi in fibre, vitamine, carboidrati ecc ecc. ma vogliamo osservarne la loro “natura” tutte hanno in comune che crescono sotto terra, che quindi per crescere hanno bisogno di farsi un pò di strada incontrando la resistenza del suolo e molte di loro sono soprattutto autunnali o invernali (crescono in climi più freddi).. Alcune poi puntano dritte verso il basso, il centro della terra (daikon, pastinaca), altre invece si allargano a assumono forme tondeggianti (rape, ravanelli) oppure molto irregolari (zenzero, topinambur..). Ecco, se praticamente osserviamo le radici nella loro “interezza” e proviamo a pensare, che da loro possiamo trarre qualcosa che va al di là dei minerali o fibre, ma che riguarda più la loro caratteristica intrinseca e la loro energia.. beh le possiamo cominciare con occhi diversi soprattutto in questa stagione!
Nel momento in cui guardiamo in questo modo un ortaggio, in questo caso le radici, si apre un nuovo mondo!
Ma il bello delle venire: perchè se per associazione potessimo assorbire le caratteristiche energetiche di ciò che mangiamo  allora nel caso delle radici sicuramente direi che assorbiremmo costanza, forza e determinazione.. E così in molte tradizioni orientali (decisamente poco occidentali le visioni proposte fino ad ora) a molte radici viene attribuita la capacità di dare forza e vigore, di scaldare il corpo nelle giornate fredde (sono tra le poche cose che crescono durante alcuni freddi inverni), di temprare il corpo..
Ma se proprio non sei dell’idea di “assorbire l’energia di una radice” allora provatele per il loro gusto, soprattutto in un semplice e irresistibile come quello della ricetta di oggi.

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Ingredienti 
Radici a scelta:
Pastinaca
Carota
Rapa bianca
Daikon
Topinambur
Mix di rosmarino, maggiorana e origano
olio evo, sale
Procedimento
Taglio a bastoncino le radici, quindi le sbollento in acqua salata per qualche minuto o meno, dipende dalle radici (per esempio la pastinaca circa 4 minuti, 3 minuti carota, la rapa bianca 2 minuti.. e così via). Dopo averle sbollentate le unisco in un contenitore, aggiungo qualche cucchiaio di olio evo, sale, rosmarino tritato, maggiorana e origano, quindi mescolo in modo che tutti i pezzi siano uniformemente conditi, quindi dispongo in una placca da forno. Dispongo in forno per 15 minuti a 190°C e altri 15 minuti a 160°C.  Enjoy!