Hai appena avuto una discussione a casa e ti ritrovi a finire la pasta avanzata con lo sguardo perso nel vuoto? Hai avuto una lunga giornata di lavoro e ora senti che potresti mangiare una vaschetta di gelato? Oppure non ti è accaduto nulla di straordinario, ma ti ritrovi a svuotare il frigorifero?

In effetti quando ci sentiamo stressati o sopraffatti il nostro corpo emette cortisolo, un ormone che è collegato al primordiale istinto di “flight or fight“, cioè fuga o lotta. Questa è una risposta primordiale che si vede molto bene anche negli animali.
Quando questo accade il nostro corpo si ritrova ad pensare di essere in emergenza, magari di essere davanti ad una tigre oppure a dover cacciare un bisonte (erano i problemi dei nostri antenati), di conseguenza saggiamente ritiene che sia necessario avere più energia e quindi mangiare.
Il cortisolo quindi ci avverte di questo con una certa urgenza. Un ottimo sistema di sopravvivenza per il nostro corpo.

Ma il problema stà nel fatto che oggi noi attiviamo questi sistemi costantemente: il telefono squilla e andiamo in allarme, arriva una mail di lavoro e ci insospettiamo, discutiamo a lavoro e andiamo in reazione di attacco o difesa… Insomma viviamo molto spesso durante il giorno queste modalità di lotta e fuga, anche se in modo ovattato, e qui può entrare in gioco il cibo.
Il cibo ha una duplice funzione:

  • a causa del rilascio del cortisolo il corpo ritiene di avere bisogno di maggiore energia per affrontare il pericolo (nel nostro una discussione in famiglia o la riunione in ufficio…) e questa energia ci viene fornita dal cibo, da qui la ricerca di alimenti ricchi di carboidrati, ma anche grassi o dal sapore umami.
  • a causa di questo stimolo esterno il sistema nervoso che è andato in modalità “fight or fligh””lotta o fuga”, superato il “pericolo” in qualche modo vorrebbe scaricare la tensione ricevuta per tornare in equilibrio, e molti incosciamente trovano il modo di farlo attraverso il cibo (il famoso comfort food per esempio).

A tal proposito c’è da aggiungere che il cibo non è efficace per alleviare lo stress, perchè l’effetto relax dovuto al cibo dura circa 2-3 minuti, infatti mangiando i nostri cibi preferiti produciamo endorfine, ormoni che stabilizzano l’umore e calmano, ma non si accumulano e vengono degradate in fretta, quindi dopo qualche minuto l’effetto finisce e dopo poco rischiamo di cercare la prossima barretta di cioccolato o cookie!

Il ruolo del cibo si è trasformato nel tempo: oggi è disponibile 24 su 24, è economico, facile da avere, piacevole. E’ sempre al centro dell’attenzione perchè è cool, perchè bello, goloso, pluripremiato, più dietetico, perchè subito pronto o perchè superproteico… Ha perso la sua reale funzione, quella di nutrire, diventando un sostituto del piacere, dell’amicizia, di una pausa di silenzio, della noia… Se ci pensiamo bene siamo così tanto condizionati dai migliaia di input che riceviamo a riguardo tutti i giorni che oggi quasi nessuno riesce più a orientarsi nel mondo dell’alimentazione senza una guida esperta.

Con questi presupposti, è colpa nostra se ci dirigiamo verso il cibo ogni volta che siamo stressati?
Decisamente no.

Mangiare per stress significa sfuggire alle nostre emozioni sgradite, al nostro sentire nel momento presente.
Non solo, come conseguenza, oltre al disagio di aver mangiato tanto o in maniera non adatta ai nostri reali bisogni, spesso porta a sensi di colpa e pensieri giudicanti nei nostri confronti:
“Lo hai fatto di nuovo!”
” Proprio non riesci a seguire una dieta” oppure “Hai buttato al vento i tuoi sforzi”,
“Non ce la farai mai a dimagrire!” e ancora ” Ti sei rimpinzato anche se non ne avevi voglia!”.

Per fermare questa critica continua è importante essere “curiosi” e interrompere questa interferenza indagando invece come ti senti:

“Da dove è arrivata quest’urgenza?”

“Cosa ti stressa così tanto”

“Cos’è che ti ha fatto sentire sopraffatto?”

Così da poter interrompere questo rumore di fondo e riconoscere le sensazioni sgradite in modo da non alimentarle anche la prossima volta con 3 fette di torta al cioccolato e un sacchetto di patatine!

Imparare a coltivare una relazione con il cibo non conflittuale ma amorevole è percorso che richiede tutta la nostra curiosità e il coraggio di sostenere il desiderio di ascoltarci fino in fondo per riconoscere che cosa innesca i nostri meccanismi di difesa attraverso il cibo.
Se questo argomento ti tocca da vicino ti aspettiamo dal 20 al 23 luglio per il seminario residenziale “Fai pace con il cibo” per riportare uno spazio di equilibrio interiore nella relazione con il cibo e fornire tutti gli strumenti per mantenerlo, sia sul piano emotivo che sul piano strettamente alimentare.


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