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Il miele di fichi

Il miele di fichi o cotto di fichi è una ricetta calabrese: terra ricchi di alberi di fichi, così tanti da essere spesso abbandonati a se stessi, a volte per il lavoro faticoso di raccolta in alcuni casi perché considerato lavoro poco nobile, oppure perchè questi frutti vengono dimenticati!

Ogni volta che ho la possibilità di conoscere la storia di un prodotto dall’inizio alla fine ne sono felice e mi rendo conto che da quel momento in poi lo riesco ad apprezzare di più e essere più responsabile o consapevole riguardo al suo uso. Così accade per questa ricetta di miele di fichi: nei giorni più caldi di agosto i fichi raggiungono il massimo della maturazione in Calabria, tutti insieme improvvisamente gli alberi sono carichi di frutti dolcissimi: rimarranno disponibili pochi giorni e poi marciranno. Raccoglierli per mangiarli è un ottimo proposito.. ma con tutta la buona volontà bisogna farne altro oltre che crostate di frutta, macedonie e gelati! L’essiccazione è un ottimo metodo per conservare la frutta dolce abbondante in estate (basti pensare ad albicocche e prugne), quindi i fichi vengono essiccati anche in Calabria per farne varie preparazioni invernali(vedi questa) . E poi in alcune (troppo poche ormai) zone si prepara un vero e proprio nettare degli dei, il miele di fichi, ottenuto da una lunga cottura e filtrazione dei fichi. Richiede molta pazienza ed è speciale! Farlo con le proprie mani, dai fichi raccolti dagli alberi uno dopo l’altro (resistendo alla tentazione di mangiarne 1 su 2!) e dopo ore di cottura, lo rende magico.

..per cosa usarlo? Da dolcificante per un dessert a topping per lo yogurt, per rendere speciale una macedonia oppure per un insalata oppure come sostituto del miele.. per esempio pane integrale con noci e miele di fichi! Enjoy..

Ingredienti

Fichi ben maturi

Procedimento

Lava i fichi e tagliali in 4 parti mettendoli in una pentola con fondo pesante adatta ad una cottura lunga e lenta. Riempi la pentola con 2 dita di acqua e porta ad ebollizione. Fai cuocere a fuoco basso per circa 2 ore, fino a quando i fichi non si siano  completamente disfatti dalla cottura. A questo punto setaccia e filtra la preparazione con un panno a trama non troppo fitta in modo da poter strizzare e “mungere” il liquido dei fichi e separare la parte più fibrosa e metterla da parte. Con la parte più fibrosa io ho preparato una marmellata aggiungendogli un po’ di acqua e dolcificante.

Il liquido ottenuto dalla “mungitura” dei fichi è uno sciroppo che deve essere cotto nuovamente, quindi lo versi in un tegame largo con fondo pesante e lo cuoci ancora a fuoco basso: deve restringersi e addensare fino ad ottenere la consistenza di uno sciroppo molto denso/miele. I tempi di cottura variano molto dalla quantità e dal diametro della pentola, che influisce sull’evaporazione. A fine cottura versare il liquido bollente un in barattolo o bottiglietta precedentemente pulita e sterilizzata, chiudere ermeticamente. Da 2 kg di fichi si possono ottenere tra i 200 e 500 ml di miele di fichi, variabile in base alle caratteristiche dei fichi e la densità finale che si vuol ottenere.

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Vellutata di miglio, lenticchie rosse e zucca con maggiorana

E’ stato un lungo periodo di assenza dal blog, tra nuovi progetti di lavoro, viaggi, formazione e ancora nuovi progetti … Un periodo intenso, costruttivo e  pieno di evoluzioni. E ancora lo è. Ma il blog non poteva rimanere fermo per così tanto tempo, e lo spunto è arrivato sentendo dai miei corsisti al mio ultimo corso quanto sia difficile per alcuni di loro trovare delle soluzioni veramente efficaci e salutari per il pranzo quando sono al lavoro. Non sono riuscita a  trattenermi dallo scrivere un post con una ricetta/spunto per salvare il pranzo  ( e così facendo spesso anche il resto della giornata!) nei casi in cui si è spesso costretti a mangiar fuori e non si ha molto tempo.
Se a pranzo c’è qualcosa che non ci dovremmo far mancare per poter procedere con serenità anche per il resto della giornata, questo sono i carboidrati complessi… mi riferisco soprattutto ai cereali. Se ad essi ci aggiungiamo poi una piccola quantità di legumi e delle verdure il più è fatto! Il massimo con le giornate molto fredde che si preparano è che sia anche qualcosa di caldo! Ecco quindi la ricetta di oggi:  una splendida vellutata con queste caratteristiche da portar con sè, magari anche in un termos.. Il pranzo fuori casa è salvo! E’ naturalmente ottima anche se si gusta a casa propria con calma a pranzo o cena con chi ci fa piacere.

Questa vellutata è più semplice a farsi che a spiegarsi, ma nella sua semplicità nasconde dei preziosi doni: aiuta a portare equilibrio agli zuccheri del sangue, supporta il sistema pancreas-milza e ci nutre profondamente.. proprio quello di cui abbiamo bisogno in questo periodo.


Ingredienti
60 g di miglio
50 g di lenticchie rosse
2 fette di zucca
1 carota
1/2 porro piccolo (oppure una piccola cipolla bianca)
maggiorana a piacere
1 foglia di alloro
olio evo
sale
Procedimento
Lavo bene il miglio e le lenticchie rosse e le lascio in acqua per circa 30 minuti.
Dopo averli lavati taglio finemente il porro, cubetto la carota e la zucca. Verso un paio di cucchiai di olio in un tegame antiaderente e a fuoco medio faccio rosolare il porro con la carota e la zucca per 5 minuti circa, quindi aggiungo un pizzico di sale e faccio cuocere ancora con coperchio per altri 10 minuti.
Aggiungo  il miglio e le lenticchie rosse sciacquate e aggiungo l’acqua (per ogni porzione di miglio 3 di acqua, per ogni porzione di lenticchie rosse 2 di acqua). Aggiungo la foglia di alloro e far cuocere con coperchio per circa 20 minuti. Dopo questo tempo elimino la foglia di alloro, eventualmente aggiusto di sale e frullo il contenuto del tegame in modo da ottenere una crema liscia. Faccio cuocere ancora qualche minuto e aromatizzo con foglie di maggiorana.

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SOULFOOD – PRIMAL, la prima Guarigione: di cosa si tratta e perchè la supporto.

Nasciamo gioiosi, pieni di meraviglia e potenzialità…poi succede qualcosa e tutto questo lentamente si perde..o si dimentica..  E nella nostra quotidianità sembra che le nostre scelte e decisioni, parole e gesti, siano condizionati da altro che non ci appartiene completamente..ma che continuiamo comunque ad incarnare. Si chiama condizionamento!
Quando realizzai pienamente questo non ebbi dubbi che dovevo fare qualcosa.. e ci impiegai un pò per capire cosa fino a quando non scoprii che esisteva un processo molto profondo che lavorava su questo: tutti dovrebbero saperlo!!! Si chiama Primal, la prima Guarigione è un lavoro profondo, intenso e impegnativo (e più risultati vuoi portare a casa, più sarà impegnativo..of course!) che supporta la persona a comprendere questi meccanismi, riconoscerne l’origine e le ferite che li hanno generati e avviare quindi il processo di comprensione e guarigione.
Sembra semplice e quasi banale detto così.. non lo è..soprattutto non è semplice!
Amo molto questo processo, prima di tutto perchè mostra qualcosa di fondamentale che ad ognuno di noi è sconosciuto: difficilmente dopo si guarda a se stessi e alle propria storia allo stesso modo.

E così quando 3 anni fa Irene Sgarbi, mi chiese di collaborare rendendolo ancora più completo occupandomi dell’alimentazione dei partecipanti ne sono stata felicissima. Lavorare per poter nutrire tutte le sfere dell’essere umano e supportarlo in questa scalata.
Mi sento come il monaco cuoco dei templi buddisti: ha un ruolo importante per il tempio poichè con il cibo deve curare, indirizzare o assecondare in base all’umore e necessità della comunità: così se c’è da supportare la meditazione, la calma e riflessione preparerà un cibo che sia lieve e accomodante, mentre se deve favorire il movimento e il lavoro fisico preparerà un cibo più energetico e che scaldi l’animo, e così via.

photo: www.thespruce.com

Così seguo, assecondo, supporto i partecipanti di questo processo: 7 giorni in cui si ha bisogno di sostegno per affrontare un lavoro profondo e avvolte doloroso; 7 giorni in cui c’è bisogno di energia e un corpo pronto ad agire perchè sottoposto fisicamente anche a pressione fisica; 7 giorni in cui bisogna essere leggeri ed percettivi a quello che stà accadendo; 7 giorni in cui bisogna anche essere rilassati, aperti all’ascolto a ricevere quello che accade..
Ecco che attraverso il cibo cerco di portare:
– sempre profonda cura per i partecipanti ma che non sia mai un “essere viziati”;
– non ottundere ma lasciare lucidità e leggerezza;
– essere in energia e in alcuni momenti spronare;
– supportare la concentrazione il focus sull’obiettivo;
– supportare uno stato di rilassamento quando è quello che è necessario;
– riportare essenzialiatà.
E tutto questo è possibile anche attraverso il cibo.
Dalla scelta del cibo passando attraverso la preparazione e infine la presentazione a chi riceve arrivano tutte queste informazioni.
Naturalmente tutto è possibile grazie al lavoro così preciso, attento ai dettagli, in cui ogni singolo partecipante viene curato e sempre “visto”. E il cibo mai vi distrarrà ma semplicemente sarà il mio mezzo per dare sostegno.

Una splendida opportunità che si tiene solo una volta l’anno.
Il prossimo appuntamento Primal, la prima guarigione per il 2017 è vicino: dall’9 al 16 Luglio 2017 immersi nella natura sull’Oltrepò Pavese. See you there.

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Cestini di muesli e yogurt e considerazioni..

Sempre più di frequente ultimamente mi trovo di fronte all’arrogante ignoranza dilagante, che va contro lo stesso buon senso, oltre che il nostro bene e quello del pianeta.. e rimango basita e senza parole. Dall’ultima esperienza di un intervista per un programma televisivo durante la quale sono stata colpita della beata superficialità del contesto e chi mi intervistava per passare alla lettura della notizia delle proposte avanzate per ridurre le emissioni di CO2 nel processo di produzione del latte: una delle “ideone”sarebbe ottimizzare la produzione facendo produrre ogni mucca ancora più latte, in modo da avere meno mucche ma più produttive.. Un pò come dire: questo nuovo modello di macchina  lo facciamo che faccia più strada ma con meno emissioni… Ed è giusto…per una macchina! Ma per una mucca?!? Si parla quindi di selezioni degli animali, “potenziarne” (con cosa? Non dovrebbero mangiare erba?!?) l’alimentazione e  integrando con precursori organici l’alimentazione..  Queste sono tra le “soluzioni” che riusciamo a dare per risolvere un problema che riguarda ognuno di noi perchè riguarda il Pianeta..
Così sono senza parole a riguardo.
Sono quindi sempre più convinta di voler usare quelle che mi rimangono in favore di quello in cui credo e facendo la mia piccola parte per questo mondo prendendomene cura attraverso il cibo: mostrando, illustrando, divulgando, creandolo e insegnandolo.
E visto che siamo in tema, per tutte le mamme, nonne e non solo che continuano a dare caramelle ai propri bambini consiglio la lettura di questo breve articolo: magari dopo avranno più voglia di mettersi all’opera per preparare il più buon dolce che questi bimbi possano mangiare: quello fatto con con dedizione proprio per loro e la loro gioia.. La dedizione è un ingrediente che nessuno potrà introdurre in nessuna merendina o gelato confezionato! Ed è miracoloso anche per la salute!!! =)

Se volete un idea anche un pò più sana per far mangiare i cereali, lo yogurt e usare dolcificanti un pò più equilibrati ecco la mia ricetta del giorno, perfetta per la primavera in arrivo! L’idea del cestino l’ho ripresa da un idea di The Black Fig: onore a Francesca che è molto creativa con il cibo!

Se avete bisogno di altre “dolci” idee e spiegazioni a riguardo guardate in calendario quando è il mio prossimo corso di pasticceria naturale!

cestini_yogurt

Ingredienti per 5-6 cestini
100 g di fiocchi di cereali da prima colazione (fiocchi di avena, frumento, fiocchi di riso..)
1 cucchiaio di semi misti (mandorle, semi di girasole,
3 cucchiai di malto di riso
cannella in polvere oppure vaniglia per aromatizzare
Per riempire i cestini:
Yogurt di soia al naturale
frutta a piacere
Composta di frutta oppure sciroppo di farro
Procedimento
Frullo i fiocchi di cereali e i semi insieme in maniera grossolana in modo da continuare ad avere una parte in fiocchi e una parte più fine. Aggiungo ai fiocchi la vaniglia o la cannella (o entrambe) e aggiungo il malto e 2-3 cucchiai di acqua e amalgamo con un cucchiaio (o le mani) in modo da ottenere un composto omogeneo che sarà molto appiccicoso. Utilizzo degli stampini da muffin e in ognuno metto un paio di cucchiai di composto e lo plasmo con le mani umide in modo da formare un cestino e continuo con tutto l’impasto. Metto in forno a 150-160°C per 20 minuti circa fino a quando i cestini si asciugano completamente. Appena raffreddati sono pronti per essere riempiti con dello yogurt bianco e composte di frutta oppure frutta fresca o cos’altro suggerisce la fantasia.

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Zuppa di azuki e zucca

Trovo che ci siano alcuni cibi che sono particolarmente amici di alcuni momenti dell’anno: così ecco che quando arrivano delle giornate fredde d’inverno come adesso oltre a bere qualche tisana calda in più e indossare i miei maglioni più caldi comincio anche a cucinare quello che può aiutare di più il mio corpo a rispondere bene a questo cambio climatico.
Oggi per esempio lo faccio abbinando un cereale semplice (riso integrale ma potrebbe essere anche miglio oppure grano saraceno..) ad una zuppa di azuki e zucca.
Gli azuki sono dei legumi interessanti per tutti i i loro valori nutritivi e sono di grande supporto per i reni: il freddo li mette sotto sforzo notevolmente (quante volte capita di sentire frasi del tipo: “con questo freddo devo correre costantemente in bagno..”?!?).
La zucca è un vegetale per eccellenza che aiuta a stabilizzare gli zuccheri nel sangue e supporta il pancreas in particola modo: affermato dalla medicina cinesi millenni fa, dalla macrobiotica più ampiamente diffuso negli ultimi cinquantanni…riportato nelle riveste scientifiche come antidiabetico negli ultimi anni… Anche la scienza arriva infine a ciò che gli antichi saperi avevano dedotto da secoli dalla semplice osservazione della natura.

Aggiunta di cipolla supporta la liberazione del sangue dalle tossine e le erbe espandono il tutto con le loro caratteristiche: ecco una delle ricette con cui tengo lontano gli effetti deleteri delle giornate fredde (e di troppe tossine) da mio corpo.

azuki_zucca

Ingredienti

Cereale a piacere (riso integrale, miglio, grano saraceno, avena..)

100 g di azuki secchi

250 g di zucca

1 cipolla

salvia e rosmarino

kombu o alloro (o entrambi)

sale integrale

olio evo

hatcho miso (facoltativo)

Procedimento

Lavo gli azuki accuratamente e li metto in ammollo alcune ore prima (o la sera  prima). Cuocio gli azuki in acqua fredda ricoprendoli almeno con due dita di liquido e aggiungo delle foglie di alloro e un pezzettino di alga kombu. La cotture richiede tra i 35 e i 50 minuti (dipende molto dagli azuki). A fine cottura aggiungo il sale.
In un secondo tegame scaldo dell’olio evo e aggiungo la cipolla tagliata a fettine sottili e la faccio ammorbidire a fuoco basso. Aggiungo anche la salvia e il rosmarino alla cipolla e quindi la zucca: aggiungo pochissima acqua per non far bruciare il fondo e coprendo con un coperchio faccio cuocere a fuoco basso fino a far si che anche la zucca si ammorbidisca.
Aggiungo alla zucca gli azuki (con eventuale loro liquido di cottura) e lascio insaporire: a scelta aggiusto di sale semplicemente oppure aggiungo poco miso a fine cottura. Servo insieme a riso integrale lungo (magari insaporito con erbe aromatiche e semi) o altro cereale.

Se gli azuki non ti stancano e poi vuoi continuare con un idea dolce con gli azuki e adatta all’inverno prova per esempio la mia idea di azuki in tazza… and enjoy!

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Food & Mood…dimmi cosa mangi e ti dirò di che umore sei!!!

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Sei depresso, di cattivo umore, apatico?!? Pensi che ti possa salvare solo andare a fare shopping, la compagnia di un tiramisù, una bella birra oppure dormire e dimenticare tutto? E se invece provassi a cambiare la tua dieta?!?!

La relazione tra cibo e benessere fisico è ormai conosciuta da molto tempo, ma la relazione tra cibo e l’umore è stata esplorata solo più di recente quindi non per tutti è evidente che il cibo può influenzare la salute mentale ed emozionale!
Si pensa sempre che scegliamo cosa mangiare in base a come ci sentiamo…è vero…ma è anche vero che quello che scegliamo come cibo influenzerà il nostro umore!!!

The food and mood project è un progetto nato in Inghilterra che studia proprio queste relazioni: un survey è stato fatto su un campione di 200 persone verificando le loro strategie alimentari e diete e lo stato di salute riscontrati ai vari cambiamenti alimentari.

Il risultato è tanto ovvio (almeno ai miei occhi) quanto sconvolgente: delle semplici abitudini alimentari hanno cambiato il modo di essere e umore (quindi il modo di affrontare la vita!) dei partecipanti.
eathappy
In generale le strategie che hanno avuto maggiore riscontro sono state:
– Eliminare lo zucchero bianco per l’80% dei partecipanti;
– Eliminare la caffeina per il 79% dei partecipanti;
– Eliminare l’alcool per il 55% dei partecipanti;
– Eliminare la cioccolata per il 53% dei partecipanti;
– Eliminare i cibi contenenti frumento per il 49%dei partecipanti;
– Eliminare i cibi contenenti additivi per il 47% dei partecipanti;
– Eliminare i latticini per il 44% dei partecipanti;
– Eliminare i grassi saturi per il 39% dei partecipanti.

Le strategie aggiuntive che hanno apportato benefici sono state:
– Bere più acqua per l’80% dei partecipanti;
– Mangiare più verdura per il 78% dei partecipanti
– Mangiare più verdura il 72% dei partecipanti;
– Mangiare più pesce ricco di omega 3 e 6 per il 52% dei partecipanti;
– Mangiare più noci e semi per il 51% dei partecipanti;
– Mangiare più cibo integrale per il 50%% dei partecipanti;
– Mangiare più fibre per il 48% dei partecipanti;
– Mangiare più proteine per il 41% dei partecipanti;
– Mangiare più cibo bio per il 36% dei partecipanti.

vegfruI partecipanti hanno notato che anche delle buone pratiche quotidiane apportavano dei benefici, per esempio fare dei pasti e merende regolari, avere sempre uno snack con sè come spezza fame, programmare i pasti con anticipo e non lasciarli al caso.

Durante l’esperimento per molti è stato semplice adottare nuove strategie (per esempio stop caffeina, bere più acqua) soprattutto perchè i cambiamenti erano evidenti già dopo pochi giorni.

Su questi risultati sono stati identificati come cibi “stressogeni” alimenti come lo zucchero bianco (allo stato puro e come ingredienti di dolci, biscotti, pane, bevande ecc.), la caffeina, oltre a quella contenuta nel caffè, il te e le molte bevande gassate e ipocaloriche, l’alcool, il cioccolato, alcuni alimenti contenenti frumento e cereali con glutine, gli addittivi presenti in molti cibi confezionati; il latte e derivati, i grassi saturi (come quelli presenti negli insaccati, burro, ecc.).
Al contrario gli alimenti che hanno apportato benefici all’umore, i supporters, sono risultati soprattutto l’aumento di l’acqua, la frutta e verdura, gli alimenti integrali.

MA QUALI SONO QUESTI BENEFICI ALL’UMORE?

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Tra i partecipanti al survey i benefici sono stati riscontrati soprattutto sugli sbalzi di umore, stati di ansia e attacchi di panico (diminuiti nel 26% dei casi),  dipendenze alimentari, depressione (diminuiti nel 24 %), irritabilità, difficoltà di concentrazione (nel 19%), sindrome premestruale, iperattività, disturbi alimentari.

DIMMI COSA MANGI E TI DICO DI CHE UMORE SEI…

Ecco alcuni semplici esempi di come il cibo condizioni i cambiamenti di umore:
le fluttuazioni di zuccheri nel sangue influiscono sul nostro umore e livelli di energia;
– l’azione dei neurotrasmettitori cerebrali influenzano il nostro modo di pensare e la loro produzione dipende da ciò che mangiamo;
bassi livelli di vitamine, minerali, acidi grassi possono minare la salute mentale e queste variazioni dipendono sempre dall’alimentazione;
– gli addittivi artificiali, scatenano una serie di intolleranze;
– lo zucchero bianco produce un rapido innalzamento del livello delle endorfine nel cervello, seguito da un brusco calo. Questo può produrre sintomi di confusione, difficoltà nella concentrazione, ansia, irritabilità, aggressività, affaticamento;
– gli eccitanti, come il caffè, mascherano i sintomi di stanchezza ma ne amplifica i danni. Insieme al cioccolato possono essere associati ad ansia e attacchi di panico. Ed anche l’alcol, che distrugge alcune vitamine indispensabili alla salute;
– gli zuccheri integrali, invece, aiutano a stabilizzare l’umore perché vengono assimilati più lentamente, dando un effetto più duraturo senza sbalzi repentini;
cibi a base di frumento e latticini sono i principali imputati nelle allergie e intolleranze alimentari, che, ad esempio, sono associate con depressione e affaticamento.

junkfood

 

Eccolo…

Qualche ritocco…
quale colore?
…e gli occhi? Sorridenti!!!
…in mano cosa? uhmmm…
…ma era come se fosse già lì…aspettava solo di essere visto…eccolo qui l’immagine che rappresenta ZenKitchen

logo2Meditare con le mani, essere nelle mani come se tutto il tuo essere, il cuore, l’anima fosserò lì in modo giocoso e divertente…così è creare in cucina per me …è come se fosse proprio un piccolo buddha a preparare!!!

Nelle fonti francescane si legge che quando Francesco sentì avvicinarsi la sua ultima ora, disse ad un frate di scrivere una lettera a donna Jacopa, per informarla della sua morte imminente e chiedendole di raggiungerlo alla Porziuncola, recandogli una veste per la sepoltura, le candele per il funerale e…i suoi  biscotti preferiti!!!

A donna Jacopa, serva dell’Altissimo, frate Francesco, poverello di Cristo, augura salute nel Signore e comunione nello Spirito Santo. Sappi, carissima, che il Signore benedetto mi ha fatto la grazia di rivelarmi che è ormai prossima la fine della mia vita. Perciò, se vuoi trovarmi ancora vivo, appena ricevuta questa lettera, affrettati a venire a santa Maria degli Angeli”. Alla fine della lettera, poi, esprimeva un desiderio: “Ti prego anche di portarmi quei dolci, che tu eri solita darmi quando mi trovavo a Roma”.

La celebrazione anche con sorella morte!

 

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Tiramisù …anzi Mitirosù vegan alla mandorla e pesche

…La parola tiramisù mi risuonava in questi giorni come un mantra…. :) uhmmm…energia delle parole?!?!?…in fondo alla ricetta un piccolo esercizio di consapevolezza!!!  Intanto ecco la mia versione vegan con gli ingredienti che si sono trasformati in dei cibi che amo per gusto e splendida energia che hanno…latte di mandorla e polpa di cocco (si trova nei negozi etnici e assomiglia per consistenza ad una “panna” di cocco!!!) a sostituzione del mascarpone, biscotti vegan facilmente recuperabili in supermercato, farina di carrube invece del cacao e un pò di pesche per ravvivarlo ancora di più…
zenkitchen_tiramisu
Ingredienti (per 4 persone)
150 g di biscotti di tipo Petit
100 g di mandorle pelate e tritate
80 g di zucchero di canna
3 cucchiai di polpa di cocco
3 tazzine di caffè lungo dolcificato a piacere
2 pesche mature
2 cucchiai di farina di mais bianca (o altro addensante)
2 cucchiai di malto di mais (o sciroppo di agave o altro dolcificante)
un paio di cucchiai di limone
agar agar
vaniglia
farina di carrube per decorare
Procedimento
Preparare le pesche tagliandole a pezzetti piccoli, unire 2 cucchiai di malto e il limone lasciandole a macerare. Nel frattempo preparare la crema frullando le mandorle con due cucchiai di zucchero e 400 ml di acqua per ottenere una sorta di latte di mandorla molto corposo: se è troppo denso aggiungere altra acqua. In un pentolino versare il latte di mandorla incorporare la polpa di cocco e il restante zucchero e sbattere per un paio di minuti gli ingredienti con una frusta: far addensare a fuoco basso aggiungendo la farina di mais, l’aroma di vaniglia e una puntina di agar agar continuando a girare per evitare che si formino grumi e per incorporare aria. Far sobbollire per 1-2 minuti, spegnere il fuoco e lasciar raffreddare (e si addenserà ancora un pochino).
Preparare il contenitore per il Mitirosù e cominciare a inzuppare i biscotti nel caffè, preparare la base, versare sopra la crema e aggiungere qualche pesca sciroppata e sovrapporre altri biscotti inzuppati. Continuare così fino a finire gli ingredienti: terminare con una strato di crema e spolverare con un pò di farina di carrube (o se preferite cacao a piacere). Far raffreddare in frigorifero per almeno un paio di ore!!!

 

L’ENERGIA DELLE PAROLE!
ganesh
Il Tiramisù…già il nome è un programma…è come dire: “sollevami”!!! L’umore è strano in questi giorni, in continuo cambiamento e le parole che vengono usate hanno anche loro un energia, più forte di quella che si possa immaginare (ho scelto questo dolce solo per il suo nome?!?). Tutte le parole che usiamo, i suoni che emettiamo…anche quelle parole che usiamo semplicemente “per scherzare” (e cosa vuol dire “per scherzo”?!?!? ) hanno un energia che si imprime sull’ambiente, sulle persone…Forse può sembrare inesistente ad uno sguardo superficiale, ma in realtà c’è, è lì presente che vibra….
Sperimentiamo…
Mi siedo comodamente, magari su una sedia, con la schiena ben dritta e rilassata. Ognuno può trovare il suo modo di essere dritto, meglio con i piedi poggiati sul pavimento, ben disteso e rilassato: finchè il corpo non è rilassato la mente troverà sempre un buon motivo per distrarsi…(sono scomodo, mi fa male la schiena, mi danno fastidio i capelli…); trovata la posizione un bel respiro profondo, quasi come i bei sospiri di sollievo… e chiudo gli occhi…un altro respiro profondo e dico lentamente la parola “GIOIA“…..lasciandola risuonare per qualche secondo e osservando cosa succede…Magari si comincia a disegnare un leggero sorriso sulle labbra, oppure le spalle si cominciano a rilassare, e il collo, oppure arriva naturalmente un altro respiro profondo che è come se ci facesse sprofondare ancora di più in uno stato di rilassamento…

Ritorniamo ad aprire gli occhi, un bel respiro e sempre comodamente seduta ripeto l’esperimento…ancora un respiro profondo, chiudo gli occhi….e risuona la parola “SCIOCCO“…Ascolto….osservo cosa succede nel corpo…il respiro si blocca…quasi non si respira…le spalle si contraggono, si chiudono, è come se improvvisamente il corpo perdesse forza…per non parlare del groviglio che sento in pancia….
Un bel respiro profondo e torniamo ad occhi aperti….
Questà è l’energia delle parole!

Sempre affamati…di amore

Quante volte capita di mangiare senza motivo, senza capirne il perchè, alla ricerca di qualcosa che soddisfi, che riempia una sorta di vuoto interiore…si cerca…si cerca…poi magari si mangia si mangia…e  non ci si rende nemmeno conto…non si ha voglia di sentire cosa succede quando si fa…. troppo impegnati a coprire ci si riempie e basta, quasi a tapparsi la bocca, a non far uscire nulla…chiudiamo in fretta perchè il rischio che venga fuori qualcosa che fa male, che fa paura e o che non si vuole vedere…Non far trapelare quello che realmente dovrebbe venir fuori…appena sta cercando di uscire…ecco che viene ricacciato dentro con un pezzo di cioccolata, un panino, un dolce o un latte caldo…. O anche quando ci si trova ad una gran tavolata, e improvvisamente un istinto ci porta a mangiare e riempirci anche se non abbiamo fame, a mangiare sempre di più quasi dovessimo fare una scorta perchè adesso c’è in abbondanza e poi potrebbe non essercene più…
Da dove nasce questa spinta? Questa forza quasi incontrollabile che ci spinge, più forte di noi, anche se siamo sazi continuiamo…e diciamo di essere golosi…golosi di cosa? Avari di avere ancora qualcosa anche se siamo già saturi? Cosa vogliamo ancora realmente che sostituiamo con il cibo? In questo bellissimo brano di Osho in poche parole e un aneddoto viene semplice spiegata la nostra fame… di amore, avvolte non riconosciuta, avvolta “disconosciuta”…

http://oshotimes.blog.osho.com/2012/11/eating-love/

La cucina intuitiva

La bellezza di affrontare la vita impreparati è straordinaria. Allora la vita ha originalità: fluisce, giovane e fresca. Allora la vita ti riserva molte sorprese. E se la vita ti riserva tante sorprese, non conoscerai mai la noia. (Osho)

Per imparare a cucinare la cosa più importante è uscire dagli schemi prefissati: saper cucinare non significa saper seguire alla lettera una ricetta, conoscere esattamente quanti grammi di ogni ingrediente devi usare, conoscere alla lettera tutte le ricette della tua tradizione…Saper cucinare significa rompere uno schema predefinito, significa preparare la parmigiana di melanzane anche se ci mancano proprio le melanzane, significa sostituire gli ingredienti, i colori, i profumi; cucinare è sentire gli odori, seguire i colori che ci piacciono, i profumi, significa non mettere paletti ma lasciare fluire la nostra fantasia, fidandoci del nostro istinto, del nostro olfatto, del nostro palato, della nostra vista, del nostro tatto e del nostro intuito! Insomma sono tutti i nostri sensi a guidarci nella scelta e nella composizione del cibo! Si tratta di cucina intuitiva, quella in cui non sai spiegarti perchè mescoli due sapori insieme ma sai da qualche parte che ve bene esattamente così!

Chi dice: ma non so che gusto avrà mescolare insieme questi due ingredienti… Beh basta provare: abbiamo anche la fortuna che sbagliare un mix in cucina non è così grave, non si tratta di mescolare nitroglicerina… il piatto improvvisato oggi non mi piace moltissimo?!? Beh la prossima volta non farò lo stesso accostamento allo stesso modo! E soprattutto basta avere fiducia…tentare in cucina è un buon metodo ( e senza troppe conseguenze) per cominciare a imparare a dare fiducia alle nostre sensazioni e ascoltarle!!! Perchè non è vero che non sappiamo…di solito semplicemente non ci ascoltiamo abbastanza!

…fuori dagli schemi

Una vecchia storiella ebrea riguardo a una giovane coppia che si era appena sposata. Quando lei cucinava la carne il marito si accorse che regolarmente ogni volta tagliava e metteva via la parte finale e quella iniziale. Il marito un giorno le chiese come mai facesse questo e lei rispose “Ma veramente non lo so, l’ho imparato da mia madre”. Cosi’ il giovane genero andò dalla suocere e le chiese il motivo di quella pratica e la donna “Ti dirò, io l’ho imparato da mia madre!” Così sempre più incuriosita la giovane coppia andò a trovare la nonna decisi a chiedere il motivo di questa prassi che si tramandava da generazioni, così andarono da lei e il genero le chiese: “Nonna, ti ricordi quando cucinavi per tutti i tuoi figli e toglievi la parte finale e iniziale della carne prima di cucinarla? Beh, sai anche Susanne fa la stessa cosa….” e la nonna voltandosi verso la nipote” Oh Susanne, cara, anche tu hai una pentola troppo piccola?!?”