Ci sono momenti durante la preparazione del cibo che non vanno secondo i piani prestabiliti, perchè non trovi o dimentichi un ingrediente, hai dovuto pianificare al volo, devi creare piatti da ciò che è disponibile in frigo. Questi sono i momenti in cui devo essere flessibile, intraprendente, utilizzare la mia esperienza e usare il mio intuito…

Il proprio intuito va un pò risvegliato in alcuni casi, non tutti sono in contatto con esso, non tutti pensano di averlo quante volte si sente dire “io non ho intuito!”?… Non si tratta di averlo o non averlo, ma di seguirlo o non seguirlo: la sua voce è molto fievole, di solito non è una voce invadente e altisonante, ma sussura lievemente e quindi bisogna allenarsi ad ascoltarlo altrimenti si rischia di essere sordi alla sua vocina.

Le ricette? Utili come linee guida, ci mostrano la strada, possono essere ispiranti, e se considerate come un insegnamento ci danno molte più possibilità e ci liberano. Le ricette per chi comincia ad usare il suo intuito sono fatte per mostrare la strda, poi ci si arriva sulle proprie gambe, con i mezzi che abbiamo a disposizione e con i tempi che abbiamo.
Seguire una ricetta in maniera precisa ci serve a fare la “copia” del piatto di qualcun’altro, non a tirare fuori quello che invece e il nostro personale piatto.

Inoltre ricorda che siamo tutti cuochi: che non vuol dire che tutti siamo capaci a dirigere un ristorante o fare una crema catalana perfetta. Vuol dire che tutti siamo capaci di cucinare perchè nel nostro intimo tutti siamo in grado di nutrire noi stessi e le persone che amiamo, solo che molti non lo hanno mai saputo nè sperimentato. Come tutte le doti innate bisogna dargli spazio e coltivarle se vogliamo riappropriarcene, altrimenti continueremo a pensare di non esserne capaci! Ma ricorda che preparare cibo che sia di nutrimento e supporto per noi e per gli altri non ha nulla a che vedere con la performance e il cibo performante: oggi più che mai è necessario riappropriarci di questo concetto perchè stiamo confondendo il cibo che nutre il corpo con quello che appaga la mente e i suoi perfezionismi , gli occhi e le sue aspettative e le emozioni che sono sempre insaziabili.

Tu cosa ne pensi? Fammelo sapere nei commenti.


Hai appena avuto una discussione a casa e ti ritrovi a finire la pasta avanzata con lo sguardo perso nel vuoto? Hai avuto una lunga giornata di lavoro e ora senti che potresti mangiare una vaschetta di gelato? Oppure non ti è accaduto nulla di straordinario, ma ti ritrovi a svuotare il frigorifero?

In effetti quando ci sentiamo stressati o sopraffatti il nostro corpo emette cortisolo, un ormone che è collegato al primordiale istinto di “flight or fight“, cioè fuga o lotta. Questa è una risposta primordiale che si vede molto bene anche negli animali.
Quando questo accade il nostro corpo si ritrova ad pensare di essere in emergenza, magari di essere davanti ad una tigre oppure a dover cacciare un bisonte (erano i problemi dei nostri antenati), di conseguenza saggiamente ritiene che sia necessario avere più energia e quindi mangiare.
Il cortisolo quindi ci avverte di questo con una certa urgenza. Un ottimo sistema di sopravvivenza per il nostro corpo.

Ma il problema stà nel fatto che oggi noi attiviamo questi sistemi costantemente: il telefono squilla e andiamo in allarme, arriva una mail di lavoro e ci insospettiamo, discutiamo a lavoro e andiamo in reazione di attacco o difesa… Insomma viviamo molto spesso durante il giorno queste modalità di lotta e fuga, anche se in modo ovattato, e qui può entrare in gioco il cibo.
Il cibo ha una duplice funzione:

  • a causa del rilascio del cortisolo il corpo ritiene di avere bisogno di maggiore energia per affrontare il pericolo (nel nostro una discussione in famiglia o la riunione in ufficio…) e questa energia ci viene fornita dal cibo, da qui la ricerca di alimenti ricchi di carboidrati, ma anche grassi o dal sapore umami.
  • a causa di questo stimolo esterno il sistema nervoso che è andato in modalità “fight or fligh””lotta o fuga”, superato il “pericolo” in qualche modo vorrebbe scaricare la tensione ricevuta per tornare in equilibrio, e molti incosciamente trovano il modo di farlo attraverso il cibo (il famoso comfort food per esempio).

A tal proposito c’è da aggiungere che il cibo non è efficace per alleviare lo stress, perchè l’effetto relax dovuto al cibo dura circa 2-3 minuti, infatti mangiando i nostri cibi preferiti produciamo endorfine, ormoni che stabilizzano l’umore e calmano, ma non si accumulano e vengono degradate in fretta, quindi dopo qualche minuto l’effetto finisce e dopo poco rischiamo di cercare la prossima barretta di cioccolato o cookie!

Il ruolo del cibo si è trasformato nel tempo: oggi è disponibile 24 su 24, è economico, facile da avere, piacevole. E’ sempre al centro dell’attenzione perchè è cool, perchè bello, goloso, pluripremiato, più dietetico, perchè subito pronto o perchè superproteico… Ha perso la sua reale funzione, quella di nutrire, diventando un sostituto del piacere, dell’amicizia, di una pausa di silenzio, della noia… Se ci pensiamo bene siamo così tanto condizionati dai migliaia di input che riceviamo a riguardo tutti i giorni che oggi quasi nessuno riesce più a orientarsi nel mondo dell’alimentazione senza una guida esperta.

Con questi presupposti, è colpa nostra se ci dirigiamo verso il cibo ogni volta che siamo stressati?
Decisamente no.

Mangiare per stress significa sfuggire alle nostre emozioni sgradite, al nostro sentire nel momento presente.
Non solo, come conseguenza, oltre al disagio di aver mangiato tanto o in maniera non adatta ai nostri reali bisogni, spesso porta a sensi di colpa e pensieri giudicanti nei nostri confronti:
“Lo hai fatto di nuovo!”
” Proprio non riesci a seguire una dieta” oppure “Hai buttato al vento i tuoi sforzi”,
“Non ce la farai mai a dimagrire!” e ancora ” Ti sei rimpinzato anche se non ne avevi voglia!”.

Per fermare questa critica continua è importante essere “curiosi” e interrompere questa interferenza indagando invece come ti senti:

“Da dove è arrivata quest’urgenza?”

“Cosa ti stressa così tanto”

“Cos’è che ti ha fatto sentire sopraffatto?”

Così da poter interrompere questo rumore di fondo e riconoscere le sensazioni sgradite in modo da non alimentarle anche la prossima volta con 3 fette di torta al cioccolato e un sacchetto di patatine!

Imparare a coltivare una relazione con il cibo non conflittuale ma amorevole è percorso che richiede tutta la nostra curiosità e il coraggio di sostenere il desiderio di ascoltarci fino in fondo per riconoscere che cosa innesca i nostri meccanismi di difesa attraverso il cibo.
Se questo argomento ti tocca da vicino ti aspettiamo dal 20 al 23 luglio per il seminario residenziale “Fai pace con il cibo” per riportare uno spazio di equilibrio interiore nella relazione con il cibo e fornire tutti gli strumenti per mantenerlo, sia sul piano emotivo che sul piano strettamente alimentare.


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Sempre più spesso ascolto persone che vengono dicendomi:

“Mangerei l’avocado, ma chissà quante calorie..”

“I datteri mi piacciono ma sono una bomba calorica!”

“Le noci lo so che fanno bene ma hanno troppe calorie purtroppo, quante ne posso mangiare?”

Sicuramente uno dei modi universalmente conosciuto per definire il cibo e quantizzarlo sono le calorie. Ma che cos’è una caloria? La caloria non è altro che un UNITA’ di MISURA usata in fisica (nella termodinamica per essere precisi) così definita: “La quantità di calore necessaria a portare 1 g di acqua distillata dalla temperatura di 14,4°C a 15,5°C alla normale pressione atmosferica”. Visto che il corpo risponde anche alle leggi della termodinamica allora si decise di usarla anche in campo medico e quindi per l’alimentazione: partendo dal glucosio, da lì in poi si cominciò a misura l’energia prodotta anche da qualsiasi alimento. Questo metodo venne sviluppato nel 1880… tanto rispetto per il lavoro che venne fatto all’epoca, ma da allora abbiamo capito molte cose sul nostro corpo, prima fra tutte che non può essere paragonato nel suo funzionamento ad un dispositivo di metallo con serpentine, termometro e simili

Il calorimetro è un sistema che si occupa della fisica dell’alimento. Il cibo invece interferisce sul nostro corpo a livello metabolico coinvolgendo la fisica, la chimica e la biochimica. Inoltre sappiamo che il cibo ci suscita emozioni e quindi ci condiziona a livello psicologico. La medicina orientale invece ci insegna che il cibo ci condiziona dal punto di vista energetico.

Insomma, le calorie sono solo una delle tante sfaccettature le cibo, e sicuramente non la più importante.

Perchè le calorie sono così usate?

Le calorie sono nate da una visione molto semplificata del corpo: l’organismo ha bisogno di energia per funzionare, di conseguenza se gliela diamo lui funziona! Fine della storia! Si chiama visione meccanicistica. Considerato il complesso e sofisticato organismo che è l’essere umano, si poteva considerare un gran sollievo aver trovato il modo per dare delle indicazioni assolute, con risultati sempre uguali e che potevano essere standarizzate e applicate a tutti così facilmente. Un metodo infallibile con cui si poteva asserire di poter controllare e determinare alcuni effetti che gli alimenti avevano su di noi.

Quando nel 1880 cominciò ad essere applicato poteva essere un grosso passo avanti ma oggi (140 anni dopo) possiamo asserire con certezza che è un metodo solo parziale , che ha fatto e continua a fare dei danni se usato in maniera così arbistraria e disconnessa dal contesto. Ma soprattutto sappiamo che il nostro metabolismo non risponde solo alle calorie di un cibo, tutt’altro!

Perchè pensare solo in termini di calorie è inutile?

Per avere le stesse calorie di merendina (per es. quelle che mangi quando non ci vedi più dalla fame) mediamente devi mangiare 25-30 di mandorle, oppure di una bowl di insalata mista, con noci e condita con olio evo, o ancora una fetta di pane integrale (magari da 40 g circa) con 1/2 cucchiaio di burro di arachidi e qualche fragola…

Le calorie sono più o meno uguali ma il valore qualitativo e l’influenza che avrà sul nostro corpo sarà completamente diverso.

Da una parte abbiamo un prodotto raffinato, processato, ricco di grassi e zuccheri, senza vitamine, minerali, fibre, fitonutrienti. Dall’altra abbiamo un cibo semplice, dagli ingredienti riconoscibili e tracciabili, con fibre, minerali e secondo la tipologia scelta grassi piuttosto che proteine, zuccheri della frutta, vitamine, minerali..

E quindi?

Il nostro organismo non è un cilindro di metallo che brucia cibo ma un sistema complesso fatto di organi, tessuti, cellule, enzimi, ormoni, batteri, virus, sistema nervoso e mille altre realtà interconnesse fra di loro e interagisco. Un complesso influenzabile non solo da ciò che entra (sottoforma di cibo, acqua, aria..) ma anche da ciò che lo circonda: ambiente, persone, stagioni, luce, condizioni climatiche…

L’alimentazione deve essere basata più sul concetto di nutrizione e quindi di nutrienti che devono arrivare al nostro corpo attraverso il cibo. Ma è anche innegabile che il cibo oggi trasmette e fa da tramite le emozioni e ha un effetto sulla nostra psiche e sui nostri pensieri.
La macrobiotica invece ci insegna che il cibo ha un effetto in termini di energia vitale e la sua natura ha un impatto sul nostro sistema energetico e psicosomatico.

Bisogna avere tanto amore, curiosità e pazienza quando si sceglie un cibo, lo si prepara e lo si mangia perchè andrà ad interagire con un meraviglioso contenitore della vita e non con un calorimetro.

Se ti ritrovi spesso alla disperata ricerca di una dieta che “funzioni” anche per te, che dia al tuo corpo la forma desiderata, oppure davanti alla sensazione di non poter star bene senza pensare a cosa mangiare subito dopo e senti che la tua relazione con il cibo non è in equilibrio dal 20 al 23 Luglio si terrà il workshop residenziale “Fai pace con il cibo“. Si tratta di un seminario per ritrovare uno spazio interiore di equilibrio, tra il sano e il buono, tra il “mi fa bene” e il “non posso resistere”, tra il contare le calorie in modo maniacale e ingurgitare riempendosi di cibo e sensi di colpa. Un lavoro di tipo psicoemotivo integrato dalla comprensione dei meccanismi fisiologici ed energetici dell’alimentazione in modo da avere gli strumenti per ricominciare a nutrirti con amore.


More and more often I hear people who come and tell me:

“I would eat avocado, but who knows how many calories..”

“I like dates but they are a calorie bomb!”

“I know walnuts are good for you but unfortunately they have too many calories, how many can I eat?”

Certainly one of the universally known ways to define food and quantify it are calories. But what is a calorie? The calorie is nothing more than a UNIT of MEASURE used in physics (in thermodynamics to be precise) defined as follows: “The amount of heat necessary to bring 1 g of distilled water from the temperature of 14.4°C to 15.5° C at normal atmospheric pressure”. Since the body also responds to the laws of thermodynamics, it was decided to use it also in the medical field and therefore for food: starting from glucose, from then on the energy produced by any food began to be measured. This method was developed in 1880… much respect for the work that was done at the time, but since then we have understood many things about our body, first of all that it cannot be compared in its functioning to a metal device with coils , thermometer…

The calorimeter is a system that deals with the physics of food. Food, on the other hand, interferes with our body on a metabolic level involving physics, chemistry and biochemistry. We also know that food arouses emotions in us and therefore conditions us on a psychological level. Oriental medicine, on the other hand, teaches us that food affects us from an energy point of view.

In short, calories are just one of the many facets of food, and certainly not the most important.

Why are calories so used?

Calories were born from a very simplified view of the body: the body needs energy to function, consequently if we give it to it it works! End of the story! It’s called mechanistic vision. Considering the complex and sophisticated organism that is the human being, it could be considered a great relief to have found the way to give absolute indications, with always the same results and which could be standardized and applied to everyone so easily. An infallible method by which one could claim to be able to control and determine some effects that food had on us.

When it began to be applied in 1880 it could have been a big step forward but today (140 years later) we can say with certainty that it is only a partial method, which has done and continues to do damage if used in such an arbitrary and disconnected way from the context . But above all we know that our metabolism doesn’t just respond to the calories of a food, far from it!

Why is thinking only in terms of calories useless?

To have the same calories as a snack on average you have to eat 25-30 of almonds, or a bowl of mixed salad, with walnuts and dressed with extra virgin olive oil, or even a slice of wholemeal bread (perhaps about 40 g) with 1/2 tablespoon of peanut butter and a few strawberries…

The calories are more or less the same but the qualitative value and the influence it will have on our body will be completely different. On the one hand we have a refined, processed product, rich in fats and sugars, without vitamins, minerals, fibers or phytonutrients. On the other hand, we have simple food, with recognizable and traceable ingredients, with fibres, minerals and, depending on the type chosen, fats rather than proteins, fruit sugars, vitamins, minerals..

So what?

Our body is not a metal cylinder that burns food but a complex system made up of organs, tissues, cells, enzymes, hormones, bacteria, viruses, the nervous system and a thousand other interconnected and interacting realities. A complex that can be influenced not only by what enters it (in the form of food, water, air…) but also by what surrounds it: environment, people, seasons, light, climatic conditions…

Nutrition must be based more on the concept of nutrition and therefore of nutrients that must reach our body through food. But it is also undeniable that food today transmits and acts through emotions and has an effect on our psyche and our thoughts.
Macrobiotics, on the other hand, teaches us that food has an effect in terms of vital energy and its nature has an impact on our energy and psychosomatic system.

You need to have a lot of love, curiosity and patience when choosing a food, preparing it and eating it because it will interact with a wonderful container of life and not with a calorimeter.

If you often find yourself desperately looking for a diet that “works” for you too, that gives your body the desired shape, or faced with the feeling of not being able to feel good without thinking about what to eat immediately afterwards and you feel that your relationship with food is not in balance from 20 to 23 July the residential workshop “Make peace with food” will be held. It is a seminar to rediscover an inner space of balance, between the healthy and the good, between the “it’s good for me” and the “I can’t resist”, between counting calories obsessively and gulping down filling up with food and senses of guilt. A psycho-emotional work integrated by an understanding of the physiological and energetic mechanisms of nutrition in order to have the tools to start feeding yourself again with love.

Ultimamente i carboidrati vengono messi al bando in molti stili alimentare e diete, ma le motivazioni non sono sempre tra le più valide. Sempre più spesso mi sento rivolgere la domanda “Ma allora i carboidrati fanno male?” oppure accompagnati dal senso di colpa, sento sospironi e frasi del tipo “Eh… oggi ho mangiato troppi carboidrati!”

Facciamo un pò di chiarezza.

COSA SONO I CARBOIDATI?

I carboidrati sono uno dei 3 macronutrienti essenziali che estraiamo dal cibo mangiando (gli altri due sono proteine e grassi). La definizione essenziale accanto a carboidrati dovrebbe già farci riflettere.

I carboidrati funzionano come forma di energia primaria per il nostro organismo, in particolare per il cervello. I carboidrati sono in effetti la fonte di energia preferita perchè pulita e di più rapida trasformazione rispetto ai grassi e proteine. Il nostro organismo estrae gli amidi e gli zuccheri dai carboidrati per trasformarli in glucosio che può essere assorbito dalle cellule per le loro attività.

Noi distinguiamo i carboidrati in amidi, zuccheri e fibre. Nello specifico gli amidi e le fibre sono carboidrati complessi, mentre gli zuccheri sono carboidrati semplici.
Per saperne di più su fibre, amidi e zuccheri semplici vi rimando ad un mio precedente post. Invece oggi parliamo dei carboidrati senza mistificazioni.

TUTTI I CARBOIDRATI FANNO MALE?

Tutti i cani mordono?
Pensare che tutti i carboidrati facciano male è come pensare che ogni cagnolino ti possa mordere! Bisogna distinguere e c’è da tenere in considerazione due cose: la differenza tra carboidrati semplici e complessi, e quella tra carboidrati provenienti da alimenti vegetali integrali o raffinati e/o processati.

I carboidrati semplici sono costituiti da molecole di zucchero non concatenate, lunghe una o due unità (mono o disaccaridi). Gli alimenti con zuccheri aggiunti (e questo include anche i dolcificanti naturali) forniscono energia favorendo un rapido aumento dei livelli di glucosio nel sangue. Spesso, questi alimenti contengono poche fibre.

I carboidrati complessi sono costituiti da fibre, che non si convertono affatto in carburante, e amidi, che tendono a decomporsi più lentamente, riducendo i picchi di zucchero e fornendo una forma di energia più duratura e stabile. Questo li rende, in generale, la scelta più sana. Questi polisaccaridi si trovano negli alimenti vegetali integrali, in particolare nei cereali integrali, nei legumi e nelle verdure.
Icarboidrati semplici sono più frequentemente presenti nei dolci, prodotti da forno raffinati e prodotti raffinati e altamente processati.

Quindi si potrebbe pensare che gli zuccheri semplici sono cattivi e quelli complessi buoni… ma non è sempre così.
Gli zuccheri della frutta sono semplici (contiene molto fruttosio) ma allo stesso tempo la frutta contiene vitamina, minerali, fitonutrienti e fibre di cui il corpo non deve. Ci sono vegetali che contengono sia carboidrati semplici che complessi (zucca, patata dolce, carota..) e sono ricchissimi in nutrienti per l’organismo.

E un cibo che contiene amido, anche se è un carboidrato complesso, non è più sano. Pane, biscotti, cracker a livello industriale sono per lo più prodotti con amido e farine raffinate, che non contengono zuccheri semplici come la frutta ma non sono sane come la frutta! Infatti le farine raffinate e vengono bruciati molto rapidamente dal corpo creando un picco glicemico.

In sintesi i carboidrati dovrebbero assomigliare il più possibile alla loro forma integrale, perchè la “raffinazione” ha eliminato delle parti fondamentali per la gestione dei carboidrati da parte del corpo.

TUTTI I CARBOIDRATI FANNO INGRASSARE?

Con questa nuova prospettiva possiamo dire che tendenzialmente i carboidrati raffinati possono far ingrassare ma non vale la stessa cosa per i carboidrati provenienti dai cibi integrali, dove l’insieme di fibre e nutrienti presenti interviene in molteplici modi sul metabolismo dell’individuo (aumentare il senso di sazietà, bassa densità calorica, migliorato il metabolismo, aumentato senso di benessere..).

Quindi i carboidrati provenienti da alimenti vegetali integrali solitamente non fanno prendere peso all’individuo ma lo fanno perdere.

Gli zuccheri semplici favoriscono l’acquisizione di peso, così come i cibi ultraprocessati che di solito sono una combinazione di dolcezza, sapidità e grasso costruito appositamente per creare un piacere immediato che ci faccia andare avanti a mangiare anche quando siamo già pienei (“non riesco a fermarmi!”.

N.B. I cibi ricchi in nutrienti tendono a lasciare appagato il nostro organismo per molto più tempo senza continuare la ricerca spasmodica di qualcosa da sgranocchiare.

L’INDICE GLICEMICO E’ IL MIGLIOR MODO PER VALUTARE I CARBOIDRATI?

L’indice glicemico (GI) è spesso associato al controllo del diabete, ma viene anche utilizzato nella gestione di altre patologie come malattie cardiache, obesità e infiammatorie.

L’indice glicemico funziona assegnando un numero a un determinato alimento su una scala da 0 a 100, in base a quanto è stato dimostrato che quel cibo aumenta la glicia nel sangue dopo averlo mangiato. Se il cibo non ha alcun effetto sulla glicemia è 0. E se stai mangiando glucosio puro, l’indice glicemico è 100.

I carboidrati associati ad alto indice glicemico (più di 55) vengono digeriti, assorbiti e metabolizzati più velocemente, causando una risposta rapida nella glicemia e nella secrezione di insulina per riassorbire il glucosio rapidamente, mentre i carboidrati a basso indice glicemico hanno un impatto minimo sulla glicemia.

La teoria fa i conti con la pratica:

  1. raramente noi mangiamo un solo cibo per volta a stomaco vuoto (non mangiamo di solito solo pane a pranzo, oppure solo 1 banana a colazione..) quindi nel momento in cui combiniamo più cibi insieme la velocità di assorbimento del glucosio nel sangue varia ulteriormente.
  2. non tutti i cibi ad alto indice glicemico sono nocivi per la salute e non tutti i cibi a basso indice glicemico sono sani! La mortadella ha un indice glicemico bassissimo, ciò non implica che sia sana (anzi l’eccesso di grassi saturi può portare a condizioni pre-diabetiche)

LE DIETE LOW CARB SONO TUTTE SANE?

Premessa: le diete dimagranti sono diete a termine, cioè nasono per essere fatte per un breve periodo per raggiungere il proprio obiettivo, perdere peso, e poi si dovrebbe rientrare nell’ambito di una dieta equilibrata. Le diete low carb sono diventate fashion come diete dimagranti a partire dagli anni 70 e ad oggi continuano a ricevere un vasto consenso perchè consentono di bruciare i grassi anzichè i carboidrati.

Il problema fondamentale di queste diete è che non discriminano quindi fra i vari tipi di carboidrati, ma li eliminano tutti, anche quelli che sono ricchissimi dal punto di vista nutrizionale come la quinoa, il grano saraceno, l’amaranto, i fagioli, ceci, lenticchie.. Ma anche zucca, patate dolci sono bannate! Insomma vengono sconsigliati cibi che sono ricchi in fitonutrienti, fibre, vitamine e minerali.
Molte ricerche indicano le diete low carb utili a perdere peso nel breve tempo ma le sconsiglia come diete di lunga durata. Vengono inoltre sconsigliate quindi per il mantenimento del peso perso e nel caso di diete associate al diabete.

Sicuramente le diete low-carb hanno avuto il pregio di mantenere chi le seguiva lontano dai prodotti ricchi di zucchero e processati, e questo è sicuramente un bene, ma si può raggiungere questo beneficio senza buttare via anche il buono che c’è, anzi utilizzando anche i carboidrati complessi integrali uniti a grassi e proteine sane.. E alcune ricette vi potranno anche essere di aiuto!

Per mettere in pratica in cucina ti aspetto ad uno dei miei corsi, dove trattiamo questo e altri argomenti (oltre a cucinare). Presto i nuovi corsi in calendario

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Se dovessi sintetizzare la macrobiotica direi che è una forma di comprensione delle “leggi” della Natura: è una saggezza che nasce dall’osservazione senza giudizio dell’esperienza.

Per l’Estate la macrobiotica ci suggerisce alcuni accorgimenti utili per vivere al meglio la stagione.

1. ALIMENTAZIONE A BASE VEGETALE

Favorire nella propria alimentazione il cibo di origine vegetale è bene tutto l’anno, ma in Estate è ancora più auspicabile poiché porta freschezza e idrata il corpo, cosa che ci serve per contrastare il caldo esterno (eccesso di Yang). Aumentare le porzioni di cibo di origine vegetale in questa stagione non è nemmeno troppo difficile vista l’abbondanza, ma attenzione anche a come li preparate!

2. METODI DI COTTURA

L’Estate richiede leggerezza, quindi favorire tra i tipi di cottura la scottatura in acqua bollente delle verdure pochissimi minuti (o secondi), saltare rapidamente le verdure per condire i nostri cereali, usare le verdure crude. Evitare le cotture in forno e la frittura: tendo ad essere molto scaldanti del corpo e in questa stagione (salvo cambiamenti climatici) non ci dovrebbe servire.

3. ZUCCHERI SI MA BUONI

L’Estate è la stagione degli zuccheri…BUONI! E’ il periodo dell’anno in cui la maggior parte di frutta giunge a maturazione e grazie al sole diventa dolcissima. Frullare la frutta matura insieme con un po’ di latte vegetale ci permette per esempio di ottenere smoothie freschi e dissetanti. La frutta matura può essere usata anche per preparare dei ghiaccioli casalinghi oppure deliziosi sorbetti.

4. ACQUA … PER NON ANDARE A FUOCO!

Bere acqua è fondamentale tutto l’anno, ma in Estate ancora di più: siamo sottoposti ad un aumento della temperatura che favorisce l’aumento della traspirazione del corpo. Lo sai che spesso molti non ascoltano i sintomi della sete e e rispondono a questa esigenza del corpo fornendo del cibo? Paradossale,vero? Pensi di aver voglia sempre di gelato ma in realto devi bere molto di più! Poni più attenzione ai segnali del corpo: avere speso le labbra asciutte e inumidirle con la lingua è uno dei tanti segnali.   

5. RINFRESCARE NON E’ RAFFREDDARE

E’ bene portare freschezza al fisico in maniera sana al corpo, ma è importante non raffreddarlo, quindi si a frutta e verdura, no a bibite ghiacciate, né esagerare con cibi freddi da frigoriferi, gelati e ghiaccioli.

6. RIDUCI I PRODOTTI DA FORNO

Pane, grissini, crackers, torte salate ci possono sembrare soluzioni per snack veloci ma in estate solo da ridurre perché troppo Yang per la stagione calda: riducili soprattutto se soffri di pelle secca. E poi, se ci pensi, a chi piace accendere il forno in piena Estate?

7. PASSA TEMPO ALL’ARIA APERTA

L’estate per tutti gli esseri viventi è il momento dell’anno di massima vitalità, lo stesso dovrebbe essere accadere nella nostra vita: passa più tempo all’aria aperta, da solo o meglio ancora con gli amici. Il benessere è fatto da buone abitudini come questa.

8. IL CIBO DELL’ESTATE

I cereali prettamente estivi per eccellenza sono il farro, grano (quindi cous cous, bulgur), il mais.. Legumi, fagioli borlotti e ceci sono ottimi. Tutte le verdure di stagione sono benvenute: zucchine, cetrioli, peperoni, cipolle fresche, insalate, carote novelle, ravanelli, fagiolini.. E le solanacee? Melanzane, pomodori, peperoni raggiungono il massimo della maturazione proprio in questo periodo dell’anno: in macrobiotica non sono molto consigliati per varie motivi (magari faremo un post sul tema): il mio consiglio è usarli con moderazione tenendo conto delle proprie condizioni di salute (se hai dubbi consultati con il tuo professionista di fiducia). Personalmente ne faccio uso in estate nell’ambito di una dieta varia, scegliendoli ben maturi, biologici e locali.

9. …MA I CONSIGLI NON ERANO 8?

Si avevo scritto 8 consigli, ma voglio aggiungere un altra cosa…
Nella medicina cinese l’Estate è legata all’emozione della Gioia: essere creativi, espansivi e vitali facendo posto alla gioia nel cuore è nutriente come scegliere il cibo giusto: nutriamo lo spirito, importante quanto il corpo. Se ciò non accade potremmo avere la sensazione di arrivare all’autunno avendo mancato qualcosa. Una gioiosa Estate a Te!

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La primavera, germoglio dopo germoglio, è arrivata a pieno ritmo.
E anche la pioggia di questi giorni ne fà parte.. rinfresca l’aria, la rinnova e disseta la terra.. Che ci sostiene e ci nutre!
In questa stagione la terra per nutrirci ci offre alcuni vegetali di stagione fantastici per il nostro corpo: in questo piatto in particolare ho scelto la rucola e gli agretti!
Gli agretti sono tendenzialmente diuretici e sostengono i processi di depurazione (ve ne ho parlato anche qui ), invece la rucola, con il suo sapore pungente stimola il fegato e le sue funzionalità: in primavera per favorire una buona partenza del corpo dopo l’inverno.
Qui ho preparato un pesto con la rucola e i pistacchi per la pasta di grano timilia (ormai sanno tutti che è una delle mie preferite è quella degli amici della ValdiBella: se non li conosci ancora visita il loro sito!) ai quali ho aggiunto degli agretti e fili di carote scottati e spadellati: un piatto ben calibrato tra verdure e pasta: accompagna con dei legumi e qualche cruditè e il tuo pranzo sarà completo!

Ingredienti (per 2 persone)

120 g di linguine di grano timilia

un mazzetto di agretti

1 carota

1 spicchio di aglio

un mazzetto piccolo di rucola

4-5 foglie di aglio ursino

30 g di pistacchi

olio evo

sale 

Procedimento

Portare l’acqua per la pasta già salata ad ebollizione in una pentola. Lavare gli agretti, pulirli delle radici e la base troppo coriacea e sbollentarlo nell’acqua per 3 minuti circa, quindi scolare e metterli da parte.

Pulire la carota e tagliarla per la lunghezza aiutandosi con un pelapatate oppure con un attrezzo per preparare gli spaghetti vegetali: ottenuti i fili di carota sbollentarli nella stessa acqua bollente per 30 secondi. Scolarli e ripassarli in padella con olio evo e uno spicchio di aglio con anche gli agretti. 

Nell’acqua di cottura delle verdure cuocere le linguine.

In un mortaio pestare la rucola e l’aglio ursino dopo averli tagliati finemente a coltello aiutandosi anche con i pistacchi. Preparare un pesto grossolano e aggiungere l’olio.

Scola le linguine al dente, aggiungi il pesto di rucola e infine gli agretti e le carote. Servi subito.

Enjoy!

Il miele di fichi o cotto di fichi è una ricetta calabrese: terra ricchi di alberi di fichi, così tanti da essere spesso abbandonati a se stessi, a volte per il lavoro faticoso di raccolta in alcuni casi perché considerato lavoro poco nobile, oppure perchè questi frutti vengono dimenticati!

Ogni volta che ho la possibilità di conoscere la storia di un prodotto dall’inizio alla fine ne sono felice e mi rendo conto che da quel momento in poi lo riesco ad apprezzare di più e essere più responsabile o consapevole riguardo al suo uso. Così accade per questa ricetta di miele di fichi: nei giorni più caldi di agosto i fichi raggiungono il massimo della maturazione in Calabria, tutti insieme improvvisamente gli alberi sono carichi di frutti dolcissimi: rimarranno disponibili pochi giorni e poi marciranno. Raccoglierli per mangiarli è un ottimo proposito.. ma con tutta la buona volontà bisogna farne altro oltre che crostate di frutta, macedonie e gelati! L’essiccazione è un ottimo metodo per conservare la frutta dolce abbondante in estate (basti pensare ad albicocche e prugne), quindi i fichi vengono essiccati anche in Calabria per farne varie preparazioni invernali(vedi questa) . E poi in alcune zone (troppo poche ormai) si prepara un vero e proprio nettare degli dei, il miele di fichi, ottenuto da una lunga cottura e filtrazione dei fichi. Richiede molta pazienza ed è speciale! Farlo con le proprie mani, dai fichi raccolti dagli alberi uno dopo l’altro (resistendo alla tentazione di mangiarne 1 su 2!) e dopo ore di cottura, lo rende magico.

..per cosa usarlo? Da dolcificante per un dessert a topping per lo yogurt, per rendere speciale una macedonia oppure per un insalata oppure come sostituto del miele.. per esempio pane integrale con noci e miele di fichi! Enjoy..

Ingredienti

Fichi ben maturi

Procedimento

Lava i fichi e tagliali in 4 parti mettendoli in una pentola con fondo pesante adatta ad una cottura lunga e lenta. Riempi la pentola con 2 dita di acqua e porta ad ebollizione. Fai cuocere a fuoco basso per circa 2 ore, fino a quando i fichi non si siano  completamente disfatti dalla cottura. A questo punto setaccia e filtra la preparazione con un panno a trama non troppo fitta in modo da poter strizzare e “mungere” il liquido dei fichi e separare la parte più fibrosa e metterla da parte. Con la parte più fibrosa io ho preparato una marmellata aggiungendogli un po’ di acqua e dolcificante.

Il liquido ottenuto dalla “mungitura” dei fichi è uno sciroppo che deve essere cotto nuovamente, quindi lo versi in un tegame largo con fondo pesante e lo cuoci ancora a fuoco basso: deve restringersi e addensare fino ad ottenere la consistenza di uno sciroppo molto denso/miele. I tempi di cottura variano molto dalla quantità e dal diametro della pentola, che influisce sull’evaporazione. A fine cottura versare il liquido bollente un in barattolo o bottiglietta precedentemente pulita e sterilizzata, chiudere ermeticamente. Da 2 kg di fichi si possono ottenere tra i 200 e 500 ml di miele di fichi, variabile in base alle caratteristiche dei fichi e la densità finale che si vuol ottenere.

E’ stato un lungo periodo di assenza dal blog, tra nuovi progetti di lavoro, viaggi, formazione e ancora nuovi progetti … Un periodo intenso, costruttivo e  pieno di evoluzioni. E ancora lo è. Ma il blog non poteva rimanere fermo per così tanto tempo, e lo spunto è arrivato sentendo dai miei corsisti al mio ultimo corso quanto sia difficile per alcuni di loro trovare delle soluzioni veramente efficaci e salutari per il pranzo quando sono al lavoro. Non sono riuscita a  trattenermi dallo scrivere un post con una ricetta/spunto per salvare il pranzo  ( e così facendo spesso anche il resto della giornata!) nei casi in cui si è spesso costretti a mangiar fuori e non si ha molto tempo.
Se a pranzo c’è qualcosa che non ci dovremmo far mancare per poter procedere con serenità anche per il resto della giornata, questo sono i carboidrati complessi… mi riferisco soprattutto ai cereali. Se ad essi ci aggiungiamo poi una piccola quantità di legumi e delle verdure il più è fatto! Il massimo con le giornate molto fredde che si preparano è che sia anche qualcosa di caldo! Ecco quindi la ricetta di oggi:  una splendida vellutata con queste caratteristiche da portar con sè, magari anche in un termos.. Il pranzo fuori casa è salvo! E’ naturalmente ottima anche se si gusta a casa propria con calma a pranzo o cena con chi ci fa piacere.

Questa vellutata è più semplice a farsi che a spiegarsi, ma nella sua semplicità nasconde dei preziosi doni: aiuta a portare equilibrio agli zuccheri del sangue, supporta il sistema pancreas-milza e ci nutre profondamente.. proprio quello di cui abbiamo bisogno in questo periodo.


Ingredienti
60 g di miglio
50 g di lenticchie rosse
2 fette di zucca
1 carota
1/2 porro piccolo (oppure una piccola cipolla bianca)
maggiorana a piacere
1 foglia di alloro
olio evo
sale
Procedimento
Lavo bene il miglio e le lenticchie rosse e le lascio in acqua per circa 30 minuti.
Dopo averli lavati taglio finemente il porro, cubetto la carota e la zucca. Verso un paio di cucchiai di olio in un tegame antiaderente e a fuoco medio faccio rosolare il porro con la carota e la zucca per 5 minuti circa, quindi aggiungo un pizzico di sale e faccio cuocere ancora con coperchio per altri 10 minuti.
Aggiungo  il miglio e le lenticchie rosse sciacquate e aggiungo l’acqua (per ogni porzione di miglio 3 di acqua, per ogni porzione di lenticchie rosse 2 di acqua). Aggiungo la foglia di alloro e far cuocere con coperchio per circa 20 minuti. Dopo questo tempo elimino la foglia di alloro, eventualmente aggiusto di sale e frullo il contenuto del tegame in modo da ottenere una crema liscia. Faccio cuocere ancora qualche minuto e aromatizzo con foglie di maggiorana.

Nasciamo gioiosi, pieni di meraviglia e potenzialità…poi succede qualcosa e tutto questo lentamente si perde..o si dimentica..  E nella nostra quotidianità sembra che le nostre scelte e decisioni, parole e gesti, siano condizionati da altro che non ci appartiene completamente..ma che continuiamo comunque ad incarnare. Si chiama condizionamento!
Quando realizzai pienamente questo non ebbi dubbi che dovevo fare qualcosa.. e ci impiegai un pò per capire cosa fino a quando non scoprii che esisteva un processo molto profondo che lavorava su questo: tutti dovrebbero saperlo!!! Si chiama Primal, la prima Guarigione è un lavoro profondo, intenso e impegnativo (e più risultati vuoi portare a casa, più sarà impegnativo..of course!) che supporta la persona a comprendere questi meccanismi, riconoscerne l’origine e le ferite che li hanno generati e avviare quindi il processo di comprensione e guarigione.
Sembra semplice e quasi banale detto così.. non lo è..soprattutto non è semplice!
Amo molto questo processo, prima di tutto perchè mostra qualcosa di fondamentale che ad ognuno di noi è sconosciuto: difficilmente dopo si guarda a se stessi e alle propria storia allo stesso modo.

E così quando 3 anni fa Irene Sgarbi, mi chiese di collaborare rendendolo ancora più completo occupandomi dell’alimentazione dei partecipanti ne sono stata felicissima. Lavorare per poter nutrire tutte le sfere dell’essere umano e supportarlo in questa scalata.
Mi sento come il monaco cuoco dei templi buddisti: ha un ruolo importante per il tempio poichè con il cibo deve curare, indirizzare o assecondare in base all’umore e necessità della comunità: così se c’è da supportare la meditazione, la calma e riflessione preparerà un cibo che sia lieve e accomodante, mentre se deve favorire il movimento e il lavoro fisico preparerà un cibo più energetico e che scaldi l’animo, e così via.

photo: www.thespruce.com

Così seguo, assecondo, supporto i partecipanti di questo processo: 7 giorni in cui si ha bisogno di sostegno per affrontare un lavoro profondo e avvolte doloroso; 7 giorni in cui c’è bisogno di energia e un corpo pronto ad agire perchè sottoposto fisicamente anche a pressione fisica; 7 giorni in cui bisogna essere leggeri ed percettivi a quello che stà accadendo; 7 giorni in cui bisogna anche essere rilassati, aperti all’ascolto a ricevere quello che accade..
Ecco che attraverso il cibo cerco di portare:
– sempre profonda cura per i partecipanti ma che non sia mai un “essere viziati”;
– non ottundere ma lasciare lucidità e leggerezza;
– essere in energia e in alcuni momenti spronare;
– supportare la concentrazione il focus sull’obiettivo;
– supportare uno stato di rilassamento quando è quello che è necessario;
– riportare essenzialiatà.
E tutto questo è possibile anche attraverso il cibo.
Dalla scelta del cibo passando attraverso la preparazione e infine la presentazione a chi riceve arrivano tutte queste informazioni.
Naturalmente tutto è possibile grazie al lavoro così preciso, attento ai dettagli, in cui ogni singolo partecipante viene curato e sempre “visto”. E il cibo mai vi distrarrà ma semplicemente sarà il mio mezzo per dare sostegno.

Una splendida opportunità che si tiene solo una volta l’anno.
Il prossimo appuntamento Primal, la prima guarigione per il 2017 è vicino: dall’9 al 16 Luglio 2017 immersi nella natura sull’Oltrepò Pavese. See you there.

Sempre più di frequente ultimamente mi trovo di fronte all’arrogante ignoranza dilagante, che va contro lo stesso buon senso, oltre che il nostro bene e quello del pianeta.. e rimango basita e senza parole. Dall’ultima esperienza di un intervista per un programma televisivo durante la quale sono stata colpita della beata superficialità del contesto e chi mi intervistava per passare alla lettura della notizia delle proposte avanzate per ridurre le emissioni di CO2 nel processo di produzione del latte: una delle “ideone”sarebbe ottimizzare la produzione facendo produrre ogni mucca ancora più latte, in modo da avere meno mucche ma più produttive.. Insomma… aumentiamo l’efficenza della mucca!! Non possiamo ridurre ..sono le mucche che si devono dare da fare! Tutto ciò è così innaturale per me che rimango senza commenti, non ne esistono nella mia testa completamente in tilt!
Mi rimangono parole per quello in cui credo e sicura di poter contribuire faccio la mia parte prendendomi cura attraverso il cibo: mostrando, illustrando, divulgando, creandolo e insegnandolo.
Ultimo e poi passo alla ricetta: mamme, nonne e non solo continuate a viziare i bambini ma con i dolci creati con le vostre mani e senza caramelle. Consiglio la lettura di questo breve articolo per capirne il perchè.

Ora passo alla ricetta, un idea anche un pò più sana per far mangiare i cereali, lo yogurt e usare dolcificanti un pò più equilibrati ecco la mia ricetta del giorno, perfetta per la primavera! L’idea del cestino l’ho ripresa da un idea di The Black Fig: onore a Francesca che è molto creativa con il cibo!

Se avete bisogno di altre “dolci” idee e spiegazioni a riguardo guardate in calendario quando è il mio prossimo corso di pasticceria naturale!

cestini_yogurt

Ingredienti per 5-6 cestini
100 g di fiocchi di cereali da prima colazione (fiocchi di avena, frumento, fiocchi di riso..)
1 cucchiaio di semi misti (mandorle, semi di girasole,
3 cucchiai di malto di riso
cannella in polvere oppure vaniglia per aromatizzare
Per riempire i cestini:
Yogurt di soia al naturale
frutta a piacere
Composta di frutta oppure sciroppo di farro
Procedimento
Frullo i fiocchi di cereali e i semi insieme in maniera grossolana in modo da continuare ad avere una parte in fiocchi e una parte più fine. Aggiungo ai fiocchi la vaniglia o la cannella (o entrambe) e aggiungo il malto e 2-3 cucchiai di acqua e amalgamo con un cucchiaio (o le mani) in modo da ottenere un composto omogeneo che sarà molto appiccicoso. Utilizzo degli stampini da muffin e in ognuno metto un paio di cucchiai di composto e lo plasmo con le mani umide in modo da formare un cestino e continuo con tutto l’impasto. Metto in forno a 150-160°C per 20 minuti circa fino a quando i cestini si asciugano completamente. Appena raffreddati sono pronti per essere riempiti con dello yogurt bianco e composte di frutta oppure frutta fresca o cos’altro suggerisce la fantasia.